Motorsport Tutte le discussioni sugli sport automobilistici

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  #1  
Vecchio 05-12-2009, 17:55
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Predefinito Gli sport motoristici: la mia passionaccia fin da piccolo

Tra il 1980 e il 1995 ho seguito le principali competizioni automobilistiche come fotografo professionista.
Apro questa discussione per raccontare aneddoti relativi sia a quel periodo sia agli anni dell'adolescenza, episodi a volte quasi incredibili, altre volte spiritosi o addirittura comici oppure purtroppo tragici.
Fate le domande che volete, vi risponderò; se qualche volta tarderò con... “la nuova puntata”... non arrabbiatevi.
Comincio da … prima, quando ancora non sapevo cosa fosse una vera macchina fotografica e non mi interessava neppure saperlo.

Prologo


Vi chiederete allora come sono riuscito a diventare fotografo di professione.
I casi della vita.
Io sono stato da sempre un “malato” di corse motoristiche e nessuno ha mai capito da dove venisse la mia passione, perché in famiglia nessuno era particolarmente interessato; a 5 anni vinsi la mia prima e unica “vera gara” di automobili... a pedali; immagino sorriderete, ma fu una cosa quasi seria; fu disputata alla Montagnola di Bologna, un parco nel centro della città; eravamo divisi in fasce di età, io vinsi quella relativa ai bambini di 4 e 5 anni; il premio fu l'automobilina a pedali, la tuta e il casco (giuro, ci avevano vestiti da piloti veri); la gara fu ripresa dal cinegiornale e ricordo che nei mesi successivi volevo sempre andare al cinema per rivedere la mia vittoria.
A 6 e 7 anni vidi le ultime due edizioni della Mille Miglia, stando per tutto il giorno sul terrazzo della casa dove abitava mia nonna lungo i viali della circonvallazione di Bologna; nel 1962 mio padre mi portò a Monza per il GP d'Italia (era l'anno successivo alla tragedia in cui morì il pilota della Ferrari Von Trips insieme a 12 spettatori) e mia madre era preoccupatissima.
Per lui fu l'inizio di una persecuzione che durò fino a quando, a 18 anni ottenni la patente.
Lo tormentavo in continuazione per convincerlo ad accompagnarmi a vedere le gare più vicine che a quei tempi erano i circuiti motociclistici in Romagna (Riccione, Rimini, Cesenatico, Milano Marittima), quello di Modena e ovviamente Imola, che ancora non era autodromo permanente, ma che era già un “circuito vero”.
Olte a queste gare c'erano le mitiche gare in salita come la Bologna – Raticosa e la Vergato – Cereglio.
Mio padre odiava le gare in salita, a quei tempi i rally praticamente non esistevano, e ricordo che diceva: “Sono tutti buoni di andare forte in salita; il difficile è andare forte in discesa”; quando molti anni dopo iniziai a seguire i rally, una volta lo convinsi a venire e lo portai in una PS in discesa; il suo commento fu: “Questi sì che sono piloti”
Diventando più grande cominciai ad andare a vedere le gare per conto mio ancora prima di avere la patente facendo le prime pazzie.
Ricordo che andai a vedere una delle ultime edizioni del circuito stradale del Mugello, su e giù per i passi appenninici (molto simile alla mitica Targa Florio).
Presi il treno (cambio a Firenze) e arrivai a Borgo San Lorenzo e da lì 7 chilometri a piedi andata e 7 al ritorno per vedere la corsa nel posto più vicino raggiungibile, cioè San Piero a Sieve.
Compiuti i 18 anni arrivò la sospirata patente e dopo l'esame di maturità la prima auto, il famoso “Maggiolino”, che mi accompagnò durante il servizio militare e gli anni universitari.
Indovinate dove mi inviarono per il servizio militare, dopo il mese al centro di addestramento?
Quando mi comunicarono la destinazione e mi domandarono se volevo chiedere l'avvicinamento, la mia risposta fu nooooooooooooo.
Ero stato assegnato a Monza!!!
Dopo l'università, non finita causa problemi... sentimentali, iniziai a lavorare in una compagnia di assicurazione andando in giro a fare polizze, un lavoro che non mi piaceva molto, ma aveva il vantaggio di permettermi di gestire a mio piacere gli orari di lavoro, lasciandomi libero di assentarmi quando volevo per la mia passione delle gare motoristiche.
Il problema era che non avevo né amici, né amiche cui interessassero le corse; ne trascinai alcuni e alcune con me, ma il risultato fu deprimente.
I costi per seguire le gare aumentavano sempre più, così nel 1980 in Primavera, dopo avere seguito il Rally delle 4 Regioni, che si avolgeva in provincia di Pavia e che allora era uno dei più belli del campionato italiano, scrissi a una delle principali agenzie fotografiche dell'epoca, che era di Bologna e i cui inviati vedevo spesso alle gare, chiedendo se, quando avevano un posto libero, era possibile avere un passaggio per andare a vedere delle gare.
Dopo una decina di giorni mi telefonarono chiedendomi, se il giorno dopo potevo andare con loro al Rally dei Rododentri, una gara internazionale che si svolgeva nelle vicinanze di Torino; dissi subito di sì, ma specificarono: “però fotografi”; dissi loro che non avevo l'attrezzatura e non sapevo nulla di fotografia; la mia esperienza si fermava a qualche scatto con le macchinine tipo usa e getta.
Mi risposero: “nessun problema, l'attrezzatura te la diamo noi” e mi diedero appuntamento per il giorno dopo alle 14,00 presso l'agenzia.
Per essere sicuro di non dimenticare nulla, inizierò col raccontarvi le gare cui ho assistito in Italia, per passare a quelle europee e infine a quelle in America, Africa, Asia e Oceania.
Spero che i racconti saranno di vostro gradimento
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  #2  
Vecchio 07-12-2009, 13:39
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Sei veramente bravo a raccontare, ma soprattutto non vedo l'ora di leggere i fatti delle gare

Ma si guadagnava bene a fare questo lavoro? Con tuttti i soldi che girano nell'ambiente direi di sì, no?
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  #3  
Vecchio 07-12-2009, 18:05
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Ma si guadagnava bene a fare questo lavoro? Con tuttti i soldi che girano nell'ambiente direi di sì, no?
Magari è vero che i soldi che girano sono molti, ma anche la concorrenza fra fotografi e agenzie era molta e... c'era chi svendeva.
L'attrezzatura costava (e spesso si rovinava), i viaggi anche; a me piacevano le gare e piaceva viaggiare, ma per 15 anni non mi sono praticamente mai fermato; non esistevano orari; quando non ero sulle piste, bisognava sviluppare e spedire le foto a clienti e giornali.
Non mi pento di quegli anni, anzi tutt'altro, ma bisogna avere una vera passione per fare quello che ho fatto.
I primi anni furono davvero avventurosi; ho fatto per due anni Bologna - Lisbona per il Rally del Portogallo 24 ore di viaggio no stop andata e ritorno in auto, idem per il 1000 Laghi in Finlandia, Bologna - Stoccolma in 24 ore, notte in traghetto fino a Helsinki e altre tre ore di auto per Jyvaskila da dove partiva il rally; la prima volta che andammo in Svezia per il rally, in febbraio, ci andammo senza le ruote chiodate... con le catene
Apprifitto di questa risposta per fare qualche precisazione prima di iniziare il racconto.
Gli episodi che racconterò si riferiscono a tre fasi distinte.
Fase 1: prima del maggio 1980 quando andavo a seguire le gare solo per mio divertimento personale.
Fase 2: dal maggio 1980 al novembre 1982 quando fotografai, imparando da zero, per un'agenzia fotografica, prima come semplice collaboratore nei fine settimana e poi, dal marzo 1981, lavorando a tempo pieno.
Fase 3: come cotitolare di un'agenzia che fondai insieme ad altri due fotografi, anche loro collaboratori della stessa agenzia iniziale.
Nella fase 2, venivo accreditato dall'agenzia e quindi non avevo problemi per i pass, che non sono indispensabili nei rally, ma sono assolutamente necessari in pista; i primi anni della fase 3 furono invece difficili, perché, mentre in Italia eravamo tutti già conosciuti, all'estero ci furono dei problemi, soprattutto in F1, ma non solo.
Nei primi anni '80 i pass venivano rilasciati dagli organizzatori delle varie gare e molto dipendeva dalle conoscenze che uno aveva; poi piano piano la FIA prese in mano la gestione dei pass e, una volta entrati nel meccanismo, tutto diveniva automatico.
Occorreva provare, mandando copia delle foto pubblicate, che si lavorava per testate giornalistiche e, cominciando a seguire costantemente i gran premi, si otteneva il pass permanente.
Per qualsiasi dubbio o chiarimento chiedete e comunque le cose si chiariranno piano piano con il racconto
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  #4  
Vecchio 08-12-2009, 10:33
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Racconti interessanti, ma una vita così frenetica credo che non sia per tutti. E' vero quello che dici ci vuole grande passione
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  #5  
Vecchio 08-12-2009, 12:30
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Una domanda generale l'avrei subito. Era più faticoso lavorare in formula 1 o nei rally? Altra cosa, a quei tempi com'erano i piloti di Formula 1, erano più alla mano o irraggiungibili come sono ora?
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  #6  
Vecchio 08-12-2009, 17:27
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Una domanda generale l'avrei subito. Era più faticoso lavorare in formula 1 o nei rally? Altra cosa, a quei tempi com'erano i piloti di Formula 1, erano più alla mano o irraggiungibili come sono ora?
Per quanto riguarda la fatica, difficile da dire.
Mi verrebbe da rispondere i rally perché a quei tempi un tappa di un rally mondiale durava anche 18 - 20 ore; ci si doveva spostarein continuazione con trasferimenti pericolosissimi, facendo una gara nella gara, ma certe gare in pista con la temperatura oltre i 30 gradi con l'attrezzatura da portarsi dietro (i 300 e i 500 mm non pesano poco) non erano certo rilassanti.
Il paddock di F1 era già irraggiungibile per... gli umani; per gli addetti ai lavori la disponibiltà di un pilota dipendeva dal suo carattere; io in quegli anni conoscevo bene molti dei piloti che arrivavano in F1 perché li avevo seguiti prima in F3 o F3000; avevo confidenza con loro, ma spesso appena arrivavano in F1, molti cambiavano... in peggio.
Non fu così per Alesi e Zanardi che rimasero sempre loro stessi, ma altri che fino ad allora sembravano amici dopo ti guardavano dall'alto in basso.
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  #7  
Vecchio 08-12-2009, 21:05
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Come in molti altri settori in pratica, quando diventano importanti o comunque hanno un certo spazio diventano anche arroganti e si sentono chissà che.
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  #8  
Vecchio 10-12-2009, 20:32
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Predefinito Capitolo 1

Capitolo 1
Le gare in Italia (Piemonte - la mia prima gara da fotografo)


Come detto nel Prologo in Piemonte andai per la mia prima gara da fotografo il Rally dei Rododendri.
All'appuntamento trovai il titolare dell'agenzia che conoscevo di vista, suo figlio di 11 anni circa e un altro collaboratore, che due anni dopo diventò uno dei due miei soci nell'agenzia che fondammo insieme; partimmo con un mezz'oretta di ritardo in direzione Torino su una Opel Ascona.
Durante il viaggio mi sembrava di essere in un altro mondo; mentre il ragazzino dormiva, il titolare e il collaboratore non facevano che parlare di sensibilità delle pellicole, di apertura del diaframma degli oboettivi; io non ci capivo assolutamente niente e cominciavo a domandarmi se non avevo fatto una fesseria, perché temevo che avrei potuto fare solo disastri.
Apro una piccola parentesi perché molti di voi probabilmente non sanno in cosa consiste “fare un servizio fotografico commerciale in un rally automobilistico” di media importanza come era la gara dove stavamo andando.
A parte i rally importanti, come possono essere quelli del mondiale o del campionato italiano, un'agenzia non si reca certo sul posto per dare le foto a giornali o sponsor (non ricaverebbe neppure le spese del viaggio); ci va per vendere le foto ai piloti, foto che, almeno allora, venivano spedite per posta in contrassegno.
Io fino a quel giorno avevo seguito i rally da appassionato spostandomi da una PS all'altra; il servizio "commerciale" per una gara come il rally dei Rododendri consisteva invece nell'andare nella 1a PS fare le foto a tutti gli equipaggi e tornare a casa.
Arrivammo a Torino nel tardo pomeriggio, andammo alla direzione gara e il titolare sparì assieme al figlio per una mezz'ora abbondante.
Nel frattempo feci conoscenza con il mio futuro socio, che era al rientro dopo un incidente automobilismo in cui si era rotto una gamba; mi spiegò che il titolare e il figlio erano andati a prendere i pass, la targa per l'auto, ma soprattutto gli indirizzi dei piloti.
E qui è necessaria un'altra parentesi.
Non so come funzioni oggi a causa della privacy, ma allora gli organizzatori davano alle agenzie fotografiche le schede di iscrizione degli equipaggi dalle si ottenevano gli indirizzi; questi si controllavano sempre, anche se la maggior parte si aveva già; potevano infatti esserci piloti al debutto o qualcuno poteva avere cambiato indirizzo.
Quando il titolare con il figlio tornarono partimmo velocemete per la 1a PS perché eravamo in ritardo (da notare che nessuno mi aveva ancora spiegato come si usava la macchina fotografica, né il flash).
Fortunatamente la 1a PS era molto vicina nei pressi di Superga; ci arrivammo comunque in ritardo di una decina di minuti rispetto all'orario di chiusura della strada; mi resi subito conto che i pass e le targhe stampa per l'auto in Italia servivano solo per … collezione.
Il titolare dell'agenzia però era molto conosciuto e convinse il commissario alle partenze della PS a farci passare.
La prova speciale era praticamente un'autostrada (chi abita a Torino saprà che dico il vero) e poco adatta a foto notturne con il flash soprattutto per un debuttante come me.
Il titolare, mentre salivamo, comniciava a preoccuparsi; poi, poco prima di arrivare a Superga, la strada della PS deviò in una contorta stradina da rally; alla prima curva stretta l'auto si fermò e mi fecero scendere; mi consegnarono 7 o 8 rulli in B/N ricaricati da loro con circa una quarantina di scatti ognuno, una macchina fotografica con un 50mm (dissero di controllare che il diaframma fosse sempre sul 5,6), un flash (un vecchio magnifico Metz collegato alla macchina con una staffa regolato in automatico sui 10 metri), due batterie di riserva per il flash (mi spiegarono che con gli oltre 200 iscritti avrei dovuto cambiare la batteria quando non ricariva più), mi mostrarono molto approssimativamente come si cambiavano rulli e batteria e ripartirono.
Per fortuna che per mia esperienza personale nel seguire i rally avevo con me una torcia con cui farmi luce, perché nessuno mi aveva avvertito esattamente di cosa avrei dovuto fare!!!
Ero all'interno di una curva abbastanza lenta senza pubblco che potesse darmi fastidio e senza ostacoli come alberi o muri, ma era un buio pesto e quando iniziarono i passaggi vedevo solo i fari e andavo a intuito.
Eseguii il compitino, perdendo ovviamente qualche auto durante il cambio rulli o batteria; per fortuna non ci furono interruzioni e in tre ore e mezza la PS finì (a quei tempi non c'erano limiti agli iscritti e spesso si superavano le 200 vetture).
Mi vennero a riprendere; alla prima pizzeria che incontrammo ci fermammo a mangiare e poi ritorno a Bologna dove arrivammo verso le 5 di mattina.
Non ricordo esattamente in che giorno usciva a quei tempi Auosprint, credo il martedì; appena uscì lo andai a comprare; lo sfogliai e quando arrivai al servizio del Rally dei Rododendri, guardando la foto pubblicata del vincitore mi dissi: “sembra quasi la foto che facevo io”.
Telefonai subito; rispose il fratello, l'altro titolare, che disse: “Cosa ci racconti che non hai mai fotografato; ne hai persa qualcuna, ma sono tutte bellissime”
Da quella settimana divenni collaboratore, uscendo tutte le settimane per una o più gare; non so perché lo feci; il primo anno fu pazzesco solo rally o gare in salita, qualche pista minore in piccoli autodromi (Varano o Magione) solo dopo vari mesi.
Il mio futuro socio dopo qualche settimana me lo domandò: “Ma chi te lo fa fare? Tu sei abituato a vedere gare più interessanti”; non c'era risposta; era come una droga...
PS Le prime gare furono tutte notturne con flash e 50mm come obiettivo; alla prima esperienza diurna con teleobiettivo capirono subito che non avevo idea di cosa significava fotografare, ma ormai... mi ero lanciato nell'avventura e nulla mi avrebbe potuto fermare
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  #9  
Vecchio 11-12-2009, 11:56
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Quindi collaboravi con riviste conosciute!
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  #10  
Vecchio 11-12-2009, 17:58
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Quindi collaboravi con riviste conosciute!
Prima Autosprint, che era la più importante ed era a Bologna.
Rombo nei primi anni 80 aveva la redazione a Milano e per noi era impossibile potere consegnare le foto in tempo.
Rombo aveva un grande giornalista come direttore, Marcello Sabatini, il quale però aveva un pessimo carattere e non aveva la diplomazia necessaria; si inimicò molte case e gli sponsor non gli pasarono più la pubblicità.
Alla fine Rombo fu acquistato dall'allora organizzatore del Motor Show e noi iniziammo a dargli le foto avendo in pratica l'esclusiva.
C'erano altre riviste che si occupavano di competizioni automobilistiche, ma non erano certo quelli gli introiti su cui si poteva fare affidamento.
Più che dai giornali il guadagno arrivava da accordi con case, sponsor o fornitori di accessori.
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  #11  
Vecchio 11-12-2009, 20:41
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Non conosco questo giornale Rombo, lo pubblicano al giorno d'oggi?
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  #12  
Vecchio 11-12-2009, 22:13
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Non conosco questo giornale Rombo, lo pubblicano al giorno d'oggi?
No ora ha chiuso.
Rombo fu fondato nei primi anni 80 (1981 o 1982) da Marcello Sabatini, che fino ad allora era stato il direttore di autosprint dal primo numero.
Sabatini era, come ho già detto, un ottimo giornalista che aveva però un carattere impossibile.
Ebbe da ridire con l'editore, che era la Conti editore e da un giorno all'altro se ne andò portando con sè il 90% della redazione e fondando dopo qualche mese Rombo.
Ricordo che la Conti editore chiamò come direttore un certo Gianni Cancelieri, ottimo giornalista, ma che non aveva esperienze specifiche nel campo automobilistico; costui riuscì in pochi giorni a contattare giovani promettenti e Autosprint la settimana successiva uscì, con molte imprecisioni, ma senza saltare il numero.
Uno di questi giovani rampanti, se seguite trasmissioni calcistiche, forse lo conoscete, era Ivan Zazzaroni che fino ad allora si era occupato di "bocce".
Cancelieri lo chiamo e gli disse se era disposto a trasferirsi a Bologna per occuparsi del mondiale rally per Autosprint.
Ricordo che lo incontrai e mi confessò: "io non so neppure cos'è un rally".
Rombo, nei primi anni, fu molto più bello di Autosprint, perché lo facevano giornalisti esperti e capaci, quelli che prima erano ad Autosprint, tra tutti Carlo Cavicchi e Guido Rancati.
Sabatini però non sapeva cosa fosse la diplomazia e si inimicò le grandi case che non gli passarono più la pubblicità e la stessa FIA che addirittura cominciò a creare problemi per i pass.
negli ultimi anni della gestione Sabatini la rivista usciva quasi senza foto con articoli fatti da due redattori in tutto (Cavicchi era tornato ad Autosprint diventandone direttore e con lui erano tornati molti altri).
Nel 1990 Sabatini si fece da parte e la testata venne acquistata da Cazzola, che cercò, non riuscendovi, di fare concorrenza ad Autosprint, fino a quando, non ricordo esattamente in che anno, perché avevo già smesso di fare il fotografo, Cazzola chiuse il giornale.

Ultima modifica di goldsun; 11-12-2009 alle 22:17
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  #13  
Vecchio 11-12-2009, 22:28
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Cazzola è quello che era presidente del Bologna?
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  #14  
Vecchio 11-12-2009, 22:52
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Cazzola è quello che era presidente del Bologna?
Sì sempre lui, prima organizzatore del Motor Show, poi divenne proprietario della Virtus Bologna di basket, editore con Rombo ed altre testate (ne aveva anche una di basket e una di tennis), e infine proprietario del Bologna Calcio.
A parte il Motor Show, tutte avventure finite malino o delle quali si è liberato in fretta, laciando problemi.
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  #15  
Vecchio 20-12-2009, 16:54
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Originariamente Scritto da goldsun Visualizza Messaggio
Prima Autosprint, che era la più importante ed era a Bologna.
Rombo nei primi anni 80 aveva la redazione a Milano e per noi era impossibile potere consegnare le foto in tempo.
Rombo aveva un grande giornalista come direttore, Marcello Sabatini, il quale però aveva un pessimo carattere e non aveva la diplomazia necessaria; si inimicò molte case e gli sponsor non gli pasarono più la pubblicità.
Alla fine Rombo fu acquistato dall'allora organizzatore del Motor Show e noi iniziammo a dargli le foto avendo in pratica l'esclusiva.
C'erano altre riviste che si occupavano di competizioni automobilistiche, ma non erano certo quelli gli introiti su cui si poteva fare affidamento.
Più che dai giornali il guadagno arrivava da accordi con case, sponsor o fornitori di accessori.
Allora le spedivate via posta? Ma non si rischiava di perderle?
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