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goldsun 05-12-2009 16:55

Gli sport motoristici: la mia passionaccia fin da piccolo
 
Tra il 1980 e il 1995 ho seguito le principali competizioni automobilistiche come fotografo professionista.
Apro questa discussione per raccontare aneddoti relativi sia a quel periodo sia agli anni dell'adolescenza, episodi a volte quasi incredibili, altre volte spiritosi o addirittura comici oppure purtroppo tragici.
Fate le domande che volete, vi risponderò; se qualche volta tarderò con... “la nuova puntata”... non arrabbiatevi.
Comincio da … prima, quando ancora non sapevo cosa fosse una vera macchina fotografica e non mi interessava neppure saperlo.

Prologo


Vi chiederete allora come sono riuscito a diventare fotografo di professione.
I casi della vita.
Io sono stato da sempre un “malato” di corse motoristiche e nessuno ha mai capito da dove venisse la mia passione, perché in famiglia nessuno era particolarmente interessato; a 5 anni vinsi la mia prima e unica “vera gara” di automobili... a pedali; immagino sorriderete, ma fu una cosa quasi seria; fu disputata alla Montagnola di Bologna, un parco nel centro della città; eravamo divisi in fasce di età, io vinsi quella relativa ai bambini di 4 e 5 anni; il premio fu l'automobilina a pedali, la tuta e il casco (giuro, ci avevano vestiti da piloti veri); la gara fu ripresa dal cinegiornale e ricordo che nei mesi successivi volevo sempre andare al cinema per rivedere la mia vittoria.
A 6 e 7 anni vidi le ultime due edizioni della Mille Miglia, stando per tutto il giorno sul terrazzo della casa dove abitava mia nonna lungo i viali della circonvallazione di Bologna; nel 1962 mio padre mi portò a Monza per il GP d'Italia (era l'anno successivo alla tragedia in cui morì il pilota della Ferrari Von Trips insieme a 12 spettatori) e mia madre era preoccupatissima.
Per lui fu l'inizio di una persecuzione che durò fino a quando, a 18 anni ottenni la patente.
Lo tormentavo in continuazione per convincerlo ad accompagnarmi a vedere le gare più vicine che a quei tempi erano i circuiti motociclistici in Romagna (Riccione, Rimini, Cesenatico, Milano Marittima), quello di Modena e ovviamente Imola, che ancora non era autodromo permanente, ma che era già un “circuito vero”.
Olte a queste gare c'erano le mitiche gare in salita come la Bologna – Raticosa e la Vergato – Cereglio.
Mio padre odiava le gare in salita, a quei tempi i rally praticamente non esistevano, e ricordo che diceva: “Sono tutti buoni di andare forte in salita; il difficile è andare forte in discesa”; quando molti anni dopo iniziai a seguire i rally, una volta lo convinsi a venire e lo portai in una PS in discesa; il suo commento fu: “Questi sì che sono piloti”
Diventando più grande cominciai ad andare a vedere le gare per conto mio ancora prima di avere la patente facendo le prime pazzie.
Ricordo che andai a vedere una delle ultime edizioni del circuito stradale del Mugello, su e giù per i passi appenninici (molto simile alla mitica Targa Florio).
Presi il treno (cambio a Firenze) e arrivai a Borgo San Lorenzo e da lì 7 chilometri a piedi andata e 7 al ritorno per vedere la corsa nel posto più vicino raggiungibile, cioè San Piero a Sieve.
Compiuti i 18 anni arrivò la sospirata patente e dopo l'esame di maturità la prima auto, il famoso “Maggiolino”, che mi accompagnò durante il servizio militare e gli anni universitari.
Indovinate dove mi inviarono per il servizio militare, dopo il mese al centro di addestramento?
Quando mi comunicarono la destinazione e mi domandarono se volevo chiedere l'avvicinamento, la mia risposta fu nooooooooooooo.
Ero stato assegnato a Monza!!!
Dopo l'università, non finita causa problemi... sentimentali, iniziai a lavorare in una compagnia di assicurazione andando in giro a fare polizze, un lavoro che non mi piaceva molto, ma aveva il vantaggio di permettermi di gestire a mio piacere gli orari di lavoro, lasciandomi libero di assentarmi quando volevo per la mia passione delle gare motoristiche.
Il problema era che non avevo né amici, né amiche cui interessassero le corse; ne trascinai alcuni e alcune con me, ma il risultato fu deprimente.
I costi per seguire le gare aumentavano sempre più, così nel 1980 in Primavera, dopo avere seguito il Rally delle 4 Regioni, che si avolgeva in provincia di Pavia e che allora era uno dei più belli del campionato italiano, scrissi a una delle principali agenzie fotografiche dell'epoca, che era di Bologna e i cui inviati vedevo spesso alle gare, chiedendo se, quando avevano un posto libero, era possibile avere un passaggio per andare a vedere delle gare.
Dopo una decina di giorni mi telefonarono chiedendomi, se il giorno dopo potevo andare con loro al Rally dei Rododentri, una gara internazionale che si svolgeva nelle vicinanze di Torino; dissi subito di sì, ma specificarono: “però fotografi”; dissi loro che non avevo l'attrezzatura e non sapevo nulla di fotografia; la mia esperienza si fermava a qualche scatto con le macchinine tipo usa e getta.
Mi risposero: “nessun problema, l'attrezzatura te la diamo noi” e mi diedero appuntamento per il giorno dopo alle 14,00 presso l'agenzia.
Per essere sicuro di non dimenticare nulla, inizierò col raccontarvi le gare cui ho assistito in Italia, per passare a quelle europee e infine a quelle in America, Africa, Asia e Oceania.
Spero che i racconti saranno di vostro gradimento

RSS 07-12-2009 12:39

Sei veramente bravo a raccontare, ma soprattutto non vedo l'ora di leggere i fatti delle gare ;)

Ma si guadagnava bene a fare questo lavoro? Con tuttti i soldi che girano nell'ambiente direi di sì, no?

goldsun 07-12-2009 17:05

Citazione:

Originariamente Scritto da RSS (Messaggio 233)
Ma si guadagnava bene a fare questo lavoro? Con tuttti i soldi che girano nell'ambiente direi di sì, no?

Magari :):) è vero che i soldi che girano sono molti, ma anche la concorrenza fra fotografi e agenzie era molta e... c'era chi svendeva.
L'attrezzatura costava (e spesso si rovinava), i viaggi anche; a me piacevano le gare e piaceva viaggiare, ma per 15 anni non mi sono praticamente mai fermato; non esistevano orari; quando non ero sulle piste, bisognava sviluppare e spedire le foto a clienti e giornali.
Non mi pento di quegli anni, anzi tutt'altro, ma bisogna avere una vera passione per fare quello che ho fatto.
I primi anni furono davvero avventurosi; ho fatto per due anni Bologna - Lisbona per il Rally del Portogallo 24 ore di viaggio no stop andata e ritorno in auto, idem per il 1000 Laghi in Finlandia, Bologna - Stoccolma in 24 ore, notte in traghetto fino a Helsinki e altre tre ore di auto per Jyvaskila da dove partiva il rally; la prima volta che andammo in Svezia per il rally, in febbraio, ci andammo senza le ruote chiodate... con le catene :eek:
Apprifitto di questa risposta per fare qualche precisazione prima di iniziare il racconto.
Gli episodi che racconterò si riferiscono a tre fasi distinte.
Fase 1: prima del maggio 1980 quando andavo a seguire le gare solo per mio divertimento personale.
Fase 2: dal maggio 1980 al novembre 1982 quando fotografai, imparando da zero, per un'agenzia fotografica, prima come semplice collaboratore nei fine settimana e poi, dal marzo 1981, lavorando a tempo pieno.
Fase 3: come cotitolare di un'agenzia che fondai insieme ad altri due fotografi, anche loro collaboratori della stessa agenzia iniziale.
Nella fase 2, venivo accreditato dall'agenzia e quindi non avevo problemi per i pass, che non sono indispensabili nei rally, ma sono assolutamente necessari in pista; i primi anni della fase 3 furono invece difficili, perché, mentre in Italia eravamo tutti già conosciuti, all'estero ci furono dei problemi, soprattutto in F1, ma non solo.
Nei primi anni '80 i pass venivano rilasciati dagli organizzatori delle varie gare e molto dipendeva dalle conoscenze che uno aveva; poi piano piano la FIA prese in mano la gestione dei pass e, una volta entrati nel meccanismo, tutto diveniva automatico.
Occorreva provare, mandando copia delle foto pubblicate, che si lavorava per testate giornalistiche e, cominciando a seguire costantemente i gran premi, si otteneva il pass permanente.
Per qualsiasi dubbio o chiarimento chiedete e comunque le cose si chiariranno piano piano con il racconto

pilota 08-12-2009 09:33

Racconti interessanti, ma una vita così frenetica credo che non sia per tutti. E' vero quello che dici ci vuole grande passione :)

peugeottino 08-12-2009 11:30

Una domanda generale l'avrei subito. Era più faticoso lavorare in formula 1 o nei rally? Altra cosa, a quei tempi com'erano i piloti di Formula 1, erano più alla mano o irraggiungibili come sono ora?

goldsun 08-12-2009 16:27

Citazione:

Originariamente Scritto da peugeottino (Messaggio 238)
Una domanda generale l'avrei subito. Era più faticoso lavorare in formula 1 o nei rally? Altra cosa, a quei tempi com'erano i piloti di Formula 1, erano più alla mano o irraggiungibili come sono ora?

Per quanto riguarda la fatica, difficile da dire.
Mi verrebbe da rispondere i rally perché a quei tempi un tappa di un rally mondiale durava anche 18 - 20 ore; ci si doveva spostarein continuazione con trasferimenti pericolosissimi, facendo una gara nella gara, ma certe gare in pista con la temperatura oltre i 30 gradi con l'attrezzatura da portarsi dietro (i 300 e i 500 mm non pesano poco) non erano certo rilassanti.
Il paddock di F1 era già irraggiungibile per... gli umani; per gli addetti ai lavori la disponibiltà di un pilota dipendeva dal suo carattere; io in quegli anni conoscevo bene molti dei piloti che arrivavano in F1 perché li avevo seguiti prima in F3 o F3000; avevo confidenza con loro, ma spesso appena arrivavano in F1, molti cambiavano... in peggio.
Non fu così per Alesi e Zanardi che rimasero sempre loro stessi, ma altri che fino ad allora sembravano amici dopo ti guardavano dall'alto in basso.

pilota 08-12-2009 20:05

Come in molti altri settori in pratica, quando diventano importanti o comunque hanno un certo spazio diventano anche arroganti e si sentono chissà che.

goldsun 10-12-2009 19:32

Capitolo 1
 
Capitolo 1
Le gare in Italia (Piemonte - la mia prima gara da fotografo)


Come detto nel Prologo in Piemonte andai per la mia prima gara da fotografo il Rally dei Rododendri.
All'appuntamento trovai il titolare dell'agenzia che conoscevo di vista, suo figlio di 11 anni circa e un altro collaboratore, che due anni dopo diventò uno dei due miei soci nell'agenzia che fondammo insieme; partimmo con un mezz'oretta di ritardo in direzione Torino su una Opel Ascona.
Durante il viaggio mi sembrava di essere in un altro mondo; mentre il ragazzino dormiva, il titolare e il collaboratore non facevano che parlare di sensibilità delle pellicole, di apertura del diaframma degli oboettivi; io non ci capivo assolutamente niente e cominciavo a domandarmi se non avevo fatto una fesseria, perché temevo che avrei potuto fare solo disastri.
Apro una piccola parentesi perché molti di voi probabilmente non sanno in cosa consiste “fare un servizio fotografico commerciale in un rally automobilistico” di media importanza come era la gara dove stavamo andando.
A parte i rally importanti, come possono essere quelli del mondiale o del campionato italiano, un'agenzia non si reca certo sul posto per dare le foto a giornali o sponsor (non ricaverebbe neppure le spese del viaggio); ci va per vendere le foto ai piloti, foto che, almeno allora, venivano spedite per posta in contrassegno.
Io fino a quel giorno avevo seguito i rally da appassionato spostandomi da una PS all'altra; il servizio "commerciale" per una gara come il rally dei Rododendri consisteva invece nell'andare nella 1a PS fare le foto a tutti gli equipaggi e tornare a casa.
Arrivammo a Torino nel tardo pomeriggio, andammo alla direzione gara e il titolare sparì assieme al figlio per una mezz'ora abbondante.
Nel frattempo feci conoscenza con il mio futuro socio, che era al rientro dopo un incidente automobilismo in cui si era rotto una gamba; mi spiegò che il titolare e il figlio erano andati a prendere i pass, la targa per l'auto, ma soprattutto gli indirizzi dei piloti.
E qui è necessaria un'altra parentesi.
Non so come funzioni oggi a causa della privacy, ma allora gli organizzatori davano alle agenzie fotografiche le schede di iscrizione degli equipaggi dalle si ottenevano gli indirizzi; questi si controllavano sempre, anche se la maggior parte si aveva già; potevano infatti esserci piloti al debutto o qualcuno poteva avere cambiato indirizzo.
Quando il titolare con il figlio tornarono partimmo velocemete per la 1a PS perché eravamo in ritardo (da notare che nessuno mi aveva ancora spiegato come si usava la macchina fotografica, né il flash).
Fortunatamente la 1a PS era molto vicina nei pressi di Superga; ci arrivammo comunque in ritardo di una decina di minuti rispetto all'orario di chiusura della strada; mi resi subito conto che i pass e le targhe stampa per l'auto in Italia servivano solo per … collezione.
Il titolare dell'agenzia però era molto conosciuto e convinse il commissario alle partenze della PS a farci passare.
La prova speciale era praticamente un'autostrada (chi abita a Torino saprà che dico il vero) e poco adatta a foto notturne con il flash soprattutto per un debuttante come me.
Il titolare, mentre salivamo, comniciava a preoccuparsi; poi, poco prima di arrivare a Superga, la strada della PS deviò in una contorta stradina da rally; alla prima curva stretta l'auto si fermò e mi fecero scendere; mi consegnarono 7 o 8 rulli in B/N ricaricati da loro con circa una quarantina di scatti ognuno, una macchina fotografica con un 50mm (dissero di controllare che il diaframma fosse sempre sul 5,6), un flash (un vecchio magnifico Metz collegato alla macchina con una staffa regolato in automatico sui 10 metri), due batterie di riserva per il flash (mi spiegarono che con gli oltre 200 iscritti avrei dovuto cambiare la batteria quando non ricariva più), mi mostrarono molto approssimativamente come si cambiavano rulli e batteria e ripartirono.
Per fortuna che per mia esperienza personale nel seguire i rally avevo con me una torcia con cui farmi luce, perché nessuno mi aveva avvertito esattamente di cosa avrei dovuto fare!!!
Ero all'interno di una curva abbastanza lenta senza pubblco che potesse darmi fastidio e senza ostacoli come alberi o muri, ma era un buio pesto e quando iniziarono i passaggi vedevo solo i fari e andavo a intuito.
Eseguii il compitino, perdendo ovviamente qualche auto durante il cambio rulli o batteria; per fortuna non ci furono interruzioni e in tre ore e mezza la PS finì (a quei tempi non c'erano limiti agli iscritti e spesso si superavano le 200 vetture).
Mi vennero a riprendere; alla prima pizzeria che incontrammo ci fermammo a mangiare e poi ritorno a Bologna dove arrivammo verso le 5 di mattina.
Non ricordo esattamente in che giorno usciva a quei tempi Auosprint, credo il martedì; appena uscì lo andai a comprare; lo sfogliai e quando arrivai al servizio del Rally dei Rododendri, guardando la foto pubblicata del vincitore mi dissi: “sembra quasi la foto che facevo io”.
Telefonai subito; rispose il fratello, l'altro titolare, che disse: “Cosa ci racconti che non hai mai fotografato; ne hai persa qualcuna, ma sono tutte bellissime”
Da quella settimana divenni collaboratore, uscendo tutte le settimane per una o più gare; non so perché lo feci; il primo anno fu pazzesco solo rally o gare in salita, qualche pista minore in piccoli autodromi (Varano o Magione) solo dopo vari mesi.
Il mio futuro socio dopo qualche settimana me lo domandò: “Ma chi te lo fa fare? Tu sei abituato a vedere gare più interessanti”; non c'era risposta; era come una droga...
PS Le prime gare furono tutte notturne con flash e 50mm come obiettivo; alla prima esperienza diurna con teleobiettivo capirono subito che non avevo idea di cosa significava fotografare, ma ormai... mi ero lanciato nell'avventura e nulla mi avrebbe potuto fermare

pilota 11-12-2009 10:56

Quindi collaboravi con riviste conosciute! :D

goldsun 11-12-2009 16:58

Citazione:

Originariamente Scritto da pilota (Messaggio 319)
Quindi collaboravi con riviste conosciute! :D

Prima Autosprint, che era la più importante ed era a Bologna.
Rombo nei primi anni 80 aveva la redazione a Milano e per noi era impossibile potere consegnare le foto in tempo.
Rombo aveva un grande giornalista come direttore, Marcello Sabatini, il quale però aveva un pessimo carattere e non aveva la diplomazia necessaria; si inimicò molte case e gli sponsor non gli pasarono più la pubblicità.
Alla fine Rombo fu acquistato dall'allora organizzatore del Motor Show e noi iniziammo a dargli le foto avendo in pratica l'esclusiva.
C'erano altre riviste che si occupavano di competizioni automobilistiche, ma non erano certo quelli gli introiti su cui si poteva fare affidamento.
Più che dai giornali il guadagno arrivava da accordi con case, sponsor o fornitori di accessori.

controsterzo 11-12-2009 19:41

Non conosco questo giornale Rombo, lo pubblicano al giorno d'oggi?

goldsun 11-12-2009 21:13

Citazione:

Originariamente Scritto da controsterzo (Messaggio 366)
Non conosco questo giornale Rombo, lo pubblicano al giorno d'oggi?

No ora ha chiuso.
Rombo fu fondato nei primi anni 80 (1981 o 1982) da Marcello Sabatini, che fino ad allora era stato il direttore di autosprint dal primo numero.
Sabatini era, come ho già detto, un ottimo giornalista che aveva però un carattere impossibile.
Ebbe da ridire con l'editore, che era la Conti editore e da un giorno all'altro se ne andò portando con sè il 90% della redazione e fondando dopo qualche mese Rombo.
Ricordo che la Conti editore chiamò come direttore un certo Gianni Cancelieri, ottimo giornalista, ma che non aveva esperienze specifiche nel campo automobilistico; costui riuscì in pochi giorni a contattare giovani promettenti e Autosprint la settimana successiva uscì, con molte imprecisioni, ma senza saltare il numero.
Uno di questi giovani rampanti, se seguite trasmissioni calcistiche, forse lo conoscete, era Ivan Zazzaroni che fino ad allora si era occupato di "bocce".
Cancelieri lo chiamo e gli disse se era disposto a trasferirsi a Bologna per occuparsi del mondiale rally per Autosprint.
Ricordo che lo incontrai e mi confessò: "io non so neppure cos'è un rally".
Rombo, nei primi anni, fu molto più bello di Autosprint, perché lo facevano giornalisti esperti e capaci, quelli che prima erano ad Autosprint, tra tutti Carlo Cavicchi e Guido Rancati.
Sabatini però non sapeva cosa fosse la diplomazia e si inimicò le grandi case che non gli passarono più la pubblicità e la stessa FIA che addirittura cominciò a creare problemi per i pass.
negli ultimi anni della gestione Sabatini la rivista usciva quasi senza foto con articoli fatti da due redattori in tutto (Cavicchi era tornato ad Autosprint diventandone direttore e con lui erano tornati molti altri).
Nel 1990 Sabatini si fece da parte e la testata venne acquistata da Cazzola, che cercò, non riuscendovi, di fare concorrenza ad Autosprint, fino a quando, non ricordo esattamente in che anno, perché avevo già smesso di fare il fotografo, Cazzola chiuse il giornale.

peugeottino 11-12-2009 21:28

Cazzola è quello che era presidente del Bologna?

goldsun 11-12-2009 21:52

Citazione:

Originariamente Scritto da peugeottino (Messaggio 370)
Cazzola è quello che era presidente del Bologna?

Sì sempre lui, prima organizzatore del Motor Show, poi divenne proprietario della Virtus Bologna di basket, editore con Rombo ed altre testate (ne aveva anche una di basket e una di tennis), e infine proprietario del Bologna Calcio.
A parte il Motor Show, tutte avventure finite malino o delle quali si è liberato in fretta, laciando problemi. :(

pilota 20-12-2009 15:54

Citazione:

Originariamente Scritto da goldsun (Messaggio 356)
Prima Autosprint, che era la più importante ed era a Bologna.
Rombo nei primi anni 80 aveva la redazione a Milano e per noi era impossibile potere consegnare le foto in tempo.
Rombo aveva un grande giornalista come direttore, Marcello Sabatini, il quale però aveva un pessimo carattere e non aveva la diplomazia necessaria; si inimicò molte case e gli sponsor non gli pasarono più la pubblicità.
Alla fine Rombo fu acquistato dall'allora organizzatore del Motor Show e noi iniziammo a dargli le foto avendo in pratica l'esclusiva.
C'erano altre riviste che si occupavano di competizioni automobilistiche, ma non erano certo quelli gli introiti su cui si poteva fare affidamento.
Più che dai giornali il guadagno arrivava da accordi con case, sponsor o fornitori di accessori.

Allora le spedivate via posta? Ma non si rischiava di perderle?

goldsun 20-12-2009 16:28

Citazione:

Originariamente Scritto da pilota (Messaggio 625)
Allora le spedivate via posta? Ma non si rischiava di perderle?

Per posta.. mai!!!:) o si portavano o si spedivano per corriere; dipendeva dall'urgenza.

goldsun 21-12-2009 18:49

Capitolo 2
 
Capitolo 2
Le gare in Italia (Piemonte2a parte)

Dentro di me la decisione di diventare fotografo per potere seguire le corse motoristiche in modo più diretto l'avevo già presa, ora si trattava di imparare tutto quello che serviva, cosa che non poteva avvenire dall'oggi al domani; inoltre avevo bisogno dell'attrezzatura fotografica.
La settimana successiva mi mandarono insieme a due giovanissimi collaboratori al rally delle Valli Pinerolesi (pertanto ancora Piemonte); i due ragazzi giovanissimi, erano bravi fotografi, avevano una discreta attrezzatura, ma erano assolutamente inesperti per quanto riguarda le gare automobilistiche che avevano cominciato a seguire da pochi mesi.
Tutte le indicazioni su dove andare a ritirare i pass, i famosi indirizzi, i rulli, il denaro venne dato a me; io avevo 30 anni; in pratica avevano capito che, pur senza esperienza fotografica, ero affidabile per guidare questi ragazzi in un servizio fotografico.
Ricordo che i due giovani (uno era di Bologna, l'altro di Imola e continuarono a collaborare per almeno tre anni) non tentarono neppure di guidare l'auto, lasciando a me il compito, in quanto, non avendomi mai visto prima, credevano che io fossi uno dei fotografi più anziani ed esperti!!!
Durante il viaggio parlammo di corse e immagino pensassero che io le avessi seguite come inviato dell'agenzia; ricordo la loro meraviglia, quando prima della gara, distribuendo i rulli, mi tenni il bianco nero, che usavano di solito i principianti o i meno affidabili e consegnai loro i rulli di negativo colore.
Dopo questa gara l'agenzia cominciò a rendersi conto che non avevo mentito quando avevo detto di non capire assolutamente niente di fotografia.
Il rally era notturno, facemmo due passaggi, le mie foto non furono bellissime come la prima volta, ma appena passabili.
Questo tuttavia non fece ricredere né me, né loro, anzi programmammo subito come fare per l'attrezzatura.
Quando un collaboratore faceva un servizio fotografico, era spesato di vitto ed eventuale alloggio, anche se ovviamente i titolari erano molto attenti a quanto si spendeva; per ogni gara davano un compenso che nel 1980 mi sembra fosse di circa £ 30.000 per gara (se il servizio per una gara durava più giorni ovviamente venivano pagati più giorni).
Proposero di comprarmi loro l'attrezzatura base (almeno due corpi macchina con motore e alcuni obiettivi) che avrebbero scalato dal mio compenso e accettai.
Uno dei due titolari era fanatico della Minolta e così queste furono le mie prime macchine fotografiche; erano buone, ma non professionali, anche perché non esistevano proprio gli obiettivi necessari per la pista.
Restai fedele alla Minolta, fino a quando, alla fine del 1982, mi misi in proprio fondando assieme ad altri due collaboratori una mia agenzia e passai alla Canon.
La scelta di Canon fu dovuta principalmente all'assistenza che in quegli anni veniva data ai fotografi professionisti; in Italia la sede era a Verona, comoda da raggiungere da Bologna; nelle condizioni in cui si lavorava, camere e obiettivi avevano spesso necessità di revisioni o riparazioni; erano tutte gratuite e nel caso la riparazione si prolungasse per settimane ci veniva dato in prestito un pezzo analogo, inoltre nei Gran Premi di Formula 1 era sempre presente l'assistenza ufficiale che riparava o imprestava camere o obiettivi; in queso modo potevamo evitare di portare con noi sia un 300mm che un 500mm, che in aereo creavano problemi come bagaglio a mano; ne portavamo uno e l'altro lo prendevamo in prestito sul posto.
D'ora in aventi chiamerò Speedy e Fox coloro che diventeranno i miei due soci... capirete pian piano il perché.
Continuando con le gare in Piemonte, tre le manifestazioni in provincia di Cuneo.
Una gran bella gara dove andai varie volte fu il Rally di Limone Piemonte; avevamo un collaboratore che abitava a San Damiano d'Asti e conosceva tutte le strade della zona e tutte le migliori trattorie; comincerete a capire che, se solo era possibile, la buona tavola era fondamentale.
Dopo i primi anni il rally divenne famoso tra noi fotografi per un salto incredibile che si trovava in una PS che costeggiava la strada che da Borgo San Dalmazzo va in Francia; si parcheggiava sulla statale e si arrivava a piedi in questo salto che si generava all'incrocio perpendicolare di due strette stradine asfaltate.
Un anno partii da solo da Bologna, passai a prendere questo collaboratore a casa sua, dove mi fermai a pranzare e poi partimmo per Limone; all'improvviso mi venne un dubbio: “Avevo preso i rulli?” Bloccai la macchina, nulla; li avevo lasciati a Bologna (fu l'unica volta che mi capirò).
Ci fermammo al primo negozio che trovammo in un paese, ma ovviamente il prezzo era più del doppio di quello che noi pagavamo al rappresentante della Fuji.
Il Ruota d'Oro era un rally nazionale che partiva proprio da Cuneo; ci andai il primo anno della mia attività fotografica e al ristorante, prima di recarci sul percorso a fotografare conobbi di persona un giovane pilota simpaticissimo, che ogni volta che avevo visto guidare in una PS, mi aveva entusiasmato per i numeri che faceva; il giovane, che ancora correva da privato con una Opel Ascona, era Miki Biasion.
Sempre nei primi mesi da collaboratore con l'agenzia fotografica ricordo il 100.000 Trabucchi un rally all'epoca molto importante, valido per il campionato italiano assoluto che aveva come sede Saluzzo; ricordo questa gara per due motivi.
Uno è simpatico; ci andammo in cinque tra cui uno dei due titolari dell'agenzia, il fratello di quello con cui andai al rally dei Rododendri; il rally partiva verso sera; dopo avere visionato la PS e stabilito i luoghi dove ci saremmo appostati per fotografare convincemmo il titolare ad andare a mangiare in un ristorante che era a poca distanza; lui non era molto convinto e lo fu ancora di meno quando entrammo; camerieri in giacca nera e guanti bianchi... un ristorante di lusso; mangiammo bene e al termine, mentre lui pagava il conto, uscimmo e lo aspettammo in auto, scommettendo fra di noi a quanto sarebbe ammontato il conto e... quanto si sarebbe arrabbbiato; con nostra sorpresa arrivò in macchina sorridente; credevamo che fosse talmente arrabbiato da volerci prendere in giro, invece ci fece vedere la fattura; non ricordo la cifra esatta, ma anche per quegli anni era bassissima circa £ 60.000.
L'altro motivo è tecnico: feci una delle mie serie fotografiche più belle in assoluto, ma anche delle più rischiose; quando arrivammo in PS iniziò a “diluviare”; io ero all'interno di una inversione in discesa stracolma di gente e non sapevo dove mettermi perché non c'era posto.
Feci quasi tutte le foto dal mezzo della strada tenedo macchina e flash con una mano e ombrello con l'altra; scattavo e saltavo indietro per non farmi investire. pregando ogni volta che il pilota non perdesse il controllo delle sua vettura; a quei tempi le vetture erano quasi tutte a trazione posteriore e scodavano molto soprattutto con l'acqua che veniva giù.
La gara si svolse il sabato sera, rientrammo a Bologna; io il giorno successivo andai a seguire un'altra gara; quando alla domenica sera rientrai trovai il titolare con un sorriso da orecchio a orecchio e tutta la mia serie stampata sul tavolo; tutte le vetture in controsterzo, con l'acqua evidenziata dai fari e lo sfondo con il pubblico che esultava ad ogni passaggio; erano meravigliose.

RSS 21-12-2009 20:41

Hai qualche foto di queste da postare? Magari qualche foto di alcuni dettagli dei paddock, sarebbero belle :)

goldsun 22-12-2009 16:06

Citazione:

Originariamente Scritto da RSS (Messaggio 663)
Hai qualche foto di queste da postare? Magari qualche foto di alcuni dettagli dei paddock, sarebbero belle :)

Purtroppo, quando smisi per problemi di salute, ero talmente inc... che diedi via tutto; ora mi pento ma non si può tornare indietro.

pilota 24-12-2009 15:25

No, questo è veramente un peccato! Ma ti rendi conto che probabilmente hai dato via un piccolo "patrimonio"? Non tanto per valore in sé, quanto per la ragione che ciò possa esserlo agli occhi di un appassionato.

goldsun 24-12-2009 18:01

Citazione:

Originariamente Scritto da pilota (Messaggio 714)
No, questo è veramente un peccato! Ma ti rendi conto che probabilmente hai dato via un piccolo "patrimonio"? Non tanto per valore in sé, quanto per la ragione che ciò possa esserlo agli occhi di un appassionato.

Mi rendo conto, eccome, ma la fesseria l'ho fatta e non posso rimediare.
Però... non ricordarmelo più, che ogni volta che qualcuno me lo fa tornare in mente... sto male.

goldsun 29-12-2009 18:34

Capitolo 3
 
Capitolo 3
Le gare in Italia (Piemobnte 3a parte)

Da Torino nei primi anni '80 partiva il Giro d'Italia automobilistico che toccava gli autodromi allora esistenti e cioè Monza, Varano, Imola, Misano, Mugello, Magione e Vallelunga con l'aggiunta di prove speciali sulle strade di gare in salita o PS di rally dal Piemonte al Lazio.
Seguii il Giro d'Italia due anni, ambedue le volte insieme ad un altro collaboratore; ero ancora all'inizio per cui io andavo più che altro nelle PS tipo rally; ogni notte si rientrava a Bologna, dove i titolari dell'agenzia stampavano le foto e il giorno seguente andavano negli autodromi cercando di venderne già una parte.
Due i ricordi più vivi nella mia memoria.
Il primo riguarda uno dei maggiori rischi alla mia incolumità fisica; la gara partiva da Torino verso sera e, ovviamente ci recammo alla prima PS, perché dovevamo avere almeno qualche foto di ogni partecipante; visionata la PS ci accorgemmo che non c'erano molti “bei” posti dove fotografare, soprattutto perché si era di notte, per cui scegliemmo le prime due curve.
Io mi appostai all'esterno di un tornantone sinistro in un prato con un piccolo fosso che mi divideva dalla sede stradale; mi rendevo conto che non era un posto “molto sicuro”, ma confidavo nel fatto che si trattava di un Giro d'Italia e mi dicevo: “Non tireranno alla morte alla prima PS”.
Passarono le prime vetture e in effetti mi stavo convincendo di avere ragione, finché partì un'Alfa GTV (io ero a circa 500 metri dalla partenza); la sentii partire con il pilota che accelerava come un disperato come se dovesse fare una gara di accelerazione tipo dragster; quando arrivò alla curva si attaccò ai freni bloccando le ruote; l'auto venne dritta verso di me e me la vidi veramente brutta; feci, contro ogni logica, un balzo in avanti, che mi permise di saltare sopra il muso della macchina che si abbassava nel fossato; atterrai sulla strada con il dorso della macchina fotografica... “aperto”; lo chiusi, cambiai il rullo, pensando che le foto fatte avessero preso luce, invece era talmente buio che quando furono sviluppate non avevano subito danni... come me.
Il Giro d'Italia si svolgeva a fine stagione, a novembre inoltrato; una sera tornando dal Lazio, sul valico dell'autostrada del Sole, tra Firenze e Bologna, iniziò a nevicare e rimanemmo bloccati, a causa di un camion che si era messo di traverso; sfortunatamente ci eravamo fermati all'interno di una galleria, pertanto non potevamo tenere acceso il motore e in poco tempo il freddo si fece intenso; restammo fermi per almeno 4 o 5 ore; eravamo ancora nel tratto in salita e quando i soccorsi liberarono la sede sradale dal camion, nessun automezzo riusciva a ripartire causa il ghiaccio che si era formato; rimanemmo lì fino al mattino.
Non esistevano i telefonini e quando riuscimmo a dare nostre notizie erano tutti preoccupatissimi; inutile vi dica che arrivati a Bologna consegnammo i rulli e ripartimmo immediatamente.
Sestriere fu una delle località dove andai più spesso; vi parlerò in seguito delle partenze del Rally di Montecarlo, quando ancora le vetture partivano da varie località europee per ricongiungersi alla fine ed iniziare il rally vero e proprio; ora vi dirò di altre tre manifestazioni che avevano sede nella famosa località sciistica, il Rally del Sestriere, la gara in salita Cesana – Sestriere e la 24 Ore su ghiaccio.
Il rally ebbe anni di fama, anche se, ad essere sincero, non mi piaceva molto; era una di quelle gare, come lo stesso Rally di Montecarlo o il rally della Val d'Aosta o il rally del Ciocco, dove la scelta delle PS in cui fare le foto era condizionata dalla presenza delle neve, nel senso che se c'era anche solo un piccolo tratto innevato, sia i giornali che i piloti volevano quelle foto per cui bisognava organizzarsi di conseguenza.
La gara su ghiaccio si chiamava 24 Ore, ma era solo per attirare l'attenzione; era la manifestazione che durava 24 ore, non la gara; si disputavano varie manche in una pista ghiacciata con le vetture suddivise in varie categorie; tra le varie gare su ghiaccio era la più famosa perché gli organizzatori spesso riuscivano ad avere alla partenza equipaggi ufficiali della Lancia con le 037.
La gara in salita era una delle più famose ed era tornata a disputarsi dopo alcuni anni di sospensione; il pilota più famoso a quei tempi era Mauro Nesti, un vero professionista, già in là con gli anni; era l'unico pilota che veniva “ingaggiato” perché per un organizzatore avere Nesti al via era un biglietto da visita necessario per sponsor e pubblico.
Conoscevo bene Nesti, un “toscanaccio” dalla battuta pronta, simpaticissimo, con il difetto di non comprare mai una foto; erano già almeno 25 anni che correva e le foto le prendeva solo se... gliele regalavano; come detto era un professionista scrupolosissimo; nei giorni delle verifiche e delle prove lo si incontrava spesso mentre percorreva il tracciato con la sua Golf GTI, fermandosi ad ogni curva, scendendo dalla vettura e controllando ogni minimo particolare dell'asfalto in modo quasi maniacale.
Durante le verifiche alcuni piloti mi dissero che a metà percorso c'era un avvallamento, dovuto ad una frana e che i più forti avrebbero saltato; non ci volevo credere perché mi sembrava impossibile che avessero dato i permessi con un simile problema; ovviamente andai a controllare ed in effetti era possibile saltare, ma quanti lo avrebbero fatto?
Nelle salite (credo anche oggi) le vetture fanno una salita di prova e la gara tranne i prototipi che fanno due salite di prova; decisi di rischiare; Nesti correva con un prototipo Osella.
Dei circa 150 concorrenti saltarono una quarantina di vetture e Nesti era tra questi; tutte quattro le ruote ben alzate da terra; gli mandai dei provini con un biglietto che diceva: “Voglio vedere se hai il coraggio di non ordinare questa foto”.
Mi chiamò dopo due giorni e in toscano disse; “sono mica grullo, certo che la voglio; mi fai 10 poster 70x100 e 200 cartoline con la data della gara, il mio piazzamento (ovviamente aveva fatto l'assoluto) e il modello dell'auto”
Il mese dopo rifece l'ordine.
Sestriere è legato anche al ricordo di un premio ricevuto da uno sponsor di una rivista piemontese; io e Fox fummo invitati per ritiraralo in un lussuoso albergo della località piemontese; il giorno dopo si disputava una manifestazione di auto storiche, la Montecarlo – Sestriere e così avevamo deciso abbinare le due cose; alla sera ci consegnarono il premio, dopo di che andammo a dormire per alzarci presto la mattina seguente con l'intenzione di andare a fotografare le auto d'epoca nella zona del colle di Tenda; quando ci svegliammo, ci accorgemmo che era nevicato per tutta la notte; non ci perdemmo d'animo, liberammo l'auto e ci dirigemmo verso il luogo stabilito; furono delle foto molto belle.
Poco prima di Sestriere, arrivando da Pinerolo, c'è Pragelato dove si svolgevano, e si svolgono tuttora, delle gare sul ghiaccio; ci andai varie volte; erano manifestazioni di minore importanza con prove al mattino e gare al pomeriggio e sempre... con un freddo glaciale.
A volte mi capitò di fare andata e ritorno da Bologna nello stesso giorno; altre volte partivo il giorno prima e dormivo in uno dei paesi che si trovavano a valle subito dopo Pinerolo; fu a Pragelato che per ben due volte il gasolio dell'auto si ghiacciò e non fu un'impresa facile riuscire a fare ripartire l'auto.

pilota 30-12-2009 09:53

Spettacolari le foto delle auto con le ruote in aria :D

RSS 31-12-2009 09:21

Non ci hai scritto che premio ti hanno dato a Sestriere! ;)

Scusa la curiosità :p

goldsun 31-12-2009 15:35

Citazione:

Originariamente Scritto da RSS (Messaggio 773)
Non ci hai scritto che premio ti hanno dato a Sestriere! ;)

Scusa la curiosità :p

Fu un premio in denaro di 3 milioni di lire; credo fosse il 1984, eravamo ancora agli inizi con la nostra agenzia e ci fecero molto comodo. :)
Fu l'unico premio in denaro che ricevemmo; per il resto ci furono coppe, targhe...
Una volta la Marlboro in occasione della settimana dedicata alla Ferrari a Madonna di Campiglio regalò uno dei primi telefoni cellulari; era mastodontico!!

ecochic 01-01-2010 20:59

Sì ricordo, sembravano mattoni ma per l'epoca erano un "lusso" e sembravano tecnologicamente all'avanguardia.

goldsun 02-01-2010 14:29

Citazione:

Originariamente Scritto da ecochic (Messaggio 785)
Sì ricordo, sembravano mattoni ma per l'epoca erano un "lusso" e sembravano tecnologicamente all'avanguardia.

Non mi veniva la parola giusta.. tu l'hai trovata :)

goldsun 11-01-2010 18:45

Capitolo 4
 
Capitolo 4
Le gare in Italia (Piemonte 4a parte – Valle d'Aosta)


In Piemonte nei primi anni della mia esperienza fotografica andai innumerevoli volte in quanto era una delle regioni in cui si svolgevano più rally in assoluto.
Uno di questi fu il rally di Diano d'Alba; erano i primi anni in cui avevamo la nostra agenzia e facevamo ancora il commerciale chiedendo gli indirizzi ai piloti durante le verifiche per farci conoscere; ne approfittavamo anche per chiedere notizie di passaggi particolarmente spettacolari; ero con Fox e molti cominciarono a parlarci di un salto “enorme”; appena finite le verifiche andammo a vedere di persona; la PS, arrivando la strada laterale, si immetteva in una strada più larga dall'esterno di un tornante e, a causa del'inclinazione dello stesso, si creava un vero trampolino di lancio; il problema era dove metterci per fotografare o meglio ancora dove ci avrebbero consentito di stare.
La gara partiva verso sera, ma ancora con luce sufficiente per fotografare con il teleobiettivo; arrivammo con molto anticipo e con mia grande sorpresa commissari e poliziotti non fecero molte storie; ci furono anche alcune uscite di strada con cappottamenti, tutti senza conseguenze per piloti e pubblico; fu un gran bel servizio.
Ogni anni uno dei primi rally della stagione era il Rally Team 971 dal nome della scuderia che l'organizzava; partiva da Chieri alle porte di Torino ed essendo uno dei primi della stagione, in un periodo nel quale solitamente non c'erano molte altre gare, ci andai varie volte.
Una delle cose più belle di quel rally era che il percorso variava quasi interamente ogni anno ed erano quasi sempre PS spettacolari; un anno anche qui durante le verifiche ci segnalarono un salto e ovviamente andammo a verificare; era una PS con la prima parte in salita e la seconda in discesa che finiva praticamente di fianco alla partenza; il salto era al culmine della salita; le auto arrivavano in cima dopo un bell'allungo e improvvisamente iniziava una ripida discesa con un terrapieno sulla sinistra e la ringhiera di un'abitazione con delle colonne in muratura sulla destra; l'unico posto dove fotografare era dietro una colonna in muratura, ma in caso di pericolo non c'era modo di scappare; il comissario che era sul posto brontolò un po' (e aveva ragione), ma riuscii a convincerlo a lasciarmi stare; feci da lì le prime 30 vetture circa, poi la luce calò (eravamo di sera) e continuai col flash prendendo il salto da dietro.
Un'altra volta ci andai insieme a Fox e alla nostra segretaria che era discretamente brava con la macchina fotografica, ma aveva un po' di paura; trovammo una PS con vari bivii e inversioni e per farla sentire al sicuro non trovammo di meglio che farla fotografare seduta dalla sommità di un muro a circe tre metri di altezza; la facemmo salire chiedendo una scala in prestito.
Nei primi mesi di collaborazione fotografica venni mandato a due rally che poi non furono più organizzati.
Uno era il Rally di Chivasso; era una Rally di 2a serie, come si chiamavano allora i rally sprint; partiva all'alba; facemmo il viaggio di notte e arrivammo alla prima PS che era ancora buio; lì conobbi due cugini torinesi che avevano anche loro iniziato a seguire i rally come fotografi; il più anziano abbandonò presto, l'altro invece, che aveva conoscenze in Fiat, diventò fotografo ufficiale della Lancia fin che questa partecipò al mondiale rally; divenimmo amici e seguimmo molte gare insieme.
L'altro rally era il Rally di Ivrea; un rally nazionale con una buona tradizione alle spalle; fu una edizione con vari problemi organizzativi, tanto che la gara scomparve dal calendario nazionale.
Tra i rally nazionali, ricordo di essere andato almeno una volta al Rally di Cinzano, al Rally di Canelli e alla Coppa d'Oro ad Alessandria, tutte gare con moltissimi iscritti e con prove spettacolari.
A Canelli una volta andai anche per uno slalom; per i meno esperti gli slalom sono gare aperte a quasi tutti i tipi di vetture, anche quelle con omolagazione scaduta; generalmente si disputano su brevi tratti in salita tortuosi dove, per diminuire la velocità, vengono poste delle chicane (da qui il nome di slalom); il tracciato non viene provato, ma solo visionato in colonna dietro la vettura del direttore di gara; la gara si disputa in 2 manches.
Una gara che invece odiai fu il Rally delle Valli Vesimesi in provincia di Asti; era tutto notturno con prove fotograficamente insignificanti e si mangiava... malissimo.
Due bei rally, ma... sempre bagnatissimi erano invece quello delle Valli Ossolane e il 111 Minuti organizzato dall'ACI Novara.
A quest'ultimo una volta andammo insieme io, Speedy e Fox; Fox era alle prime armi e molto inesperto; durante la 1a PS si scatenò un furioso temporale; Fox non aveva portato nulla per ripararsi e sia flash che macchina fotografica si bloccarono; Speedy si arrabbiò come poche altre volte.
Un discorso a parte merita invece il Rally della Lana con sede a Biella; era una gara bellissima valevole per il Campionato Italiano e a volte anche per l'Europeo, ma anche pericolosissima; il pubblico era sempre moltissimo e indisciplinatssimo; c'erano molti passaggi in centri abitati che erano un po' la mia mania perché ritenevo che quel tipo di foto caraterizzasse meglio le manifestazioni.
Il mio primo Rally della Lana lo feci con l'agenzia e c'era uno dei due titolari; aveva un'attrezzatura Nikon con macchine un po' datate, meccaniche, ma bellissime; ricordo un episodio che mi lasciò allibito;
Arrivati in PS, come al solito all'ultimo momento, ci stavamo preparando, quando sento che comincia ad imprecare; si era bloccata una delle macchine fotografiche e lui voleva fotografare con la staffa facendo sia il negativo che le diapositive; vedo che apre il bagagliaio dell'auto, tira fuori una coperta, la stende per terra, prende la macchina fotografica e da almeno 1 metro e mezzo di altezza fa cadere la Nikon; la riprende e... si era sbloccata; io lo guardavo allibito e lui sorridendo mi disse: “metodo infallibile”.
Negli anni il Rally della Lana variò molto il percorso (quasi sempre asfalto, ma ricordo anche prove su sterrato), anche se alcuni passaggi rimasero costanti; ci andai varie volte con Speedy unendo il piacere gastronomico alle foto.
Ricordo un ottimo ristorante a Borgomanero ed un altro in un luogo sperduto vicino ad un PS (i ristoranti in luoghi disagevoli da raggiungere sono quasi sempre ottimi... altrimenti chi ci andrebbe).
Tra i passaggi più spettacolari che mi tornano alla mente due inversioni dove mi recai in varie edizioni; in una la PS arrivava da una stretta stradina per immettersi in una strada molto larga; fotografavo con un 300mm dal centro della strada in cui si immettevano le auto per poi spostarmi tranquillamente al lato della strada; era una foto molto spoettacolare con molti controsterzi e un muro di pubblico dietro le auto.
L'altra inversione era invece strettissima, in salita, con una specie di scalino all'interno che faceva alzare la ruota posteriore delle auto; il problema era che non c'era posto dove mettersi a fotografare; all'esterno della strada che immetteva nell'inversione c'era un'abitazione e la porta d'ingresso della stessa sarebbe stata il luogo ideale per fotografare le auto di ¾ posteriore, ma il proprietario non voleva nessuno in casa e non gli si poteva dare torto; il primo anno mi arrangiai cercando di inquadrare bene la porta della casa con coloro che ci abitavano; l'anno successivo, verificato che la PS c'era ancora, feci stampare le foto più spettacolari e le portai regalandole a coloro che ci abitavano, mi “comprai” così il diritto “esclusivo” di fotografare dal portone della loro abitazione... anche per gli anni seguenti.
Quando iniziai a fotografare per l'agenzia, questa seguiva solo le auto; io invece ero appassionato di tutto quanto aveva un motore... anche delle gare di kart, per cui il primo invermo, quello tra il 1980 e l'81 li convinsi a provare e comnciammo a fare servizi in varie piste.
Due erano i problemi; il primo era che i titolari non avevano idea delle varie e numerose classi, dove oltretutto i kart avevano numeri uguali, per cui era indispesabile ogni volta che si finiva un rullo segnare per bene a quale classe si riferiva; Il secondo era che, a differenza delle gare automobilistiche non c'erano schede di iscrizione con gli indirizzi, per cui bisognava chiederli a tutti i piloti; non so ora, ma in quegli anni una gara di kart si svolgeva con prove al mattino e gare al pomeriggio e le prove consistevano in un giro secco conometrato in cui i piloti entravano uno alla volta; ci appostavamo all'ingresso in pista e non ci sfuggiva nessuno.
Tutto questo per dire che in Piemonte andai anche alcune volte per delle gare di kart; a Viverone, tra Santhià e Ivrea dove c'era la Pista Le Sirene e a Borgoticino dove c'era la Pista Azzurra.
Al Rally della Valle d'Aosta andai varie volte; iniziai quando ancora ero nell'agenzia; era una gran bella gara sia per i luoghi sia per le specialità gastronomiche locali.
Aveva un unico difetto; allora si disputava in dicembre e come al Rally di Montecarlo, se c'era anche un solo piccolo tratto innevato tutti, giornali e piloti, volevano quelle foto; la cosa condizionava spesso la scelta dei luoghi in cui fotografare; era uno di quei rally in cui le prove erano quasi sempre le stesse (nella valle non c'erano grandi possibilità di scelta); un anno venivano disputate in un senso, l'anno successivo in quello opposto; la sede della gara era (e credo sia tuttora) a St. Vincent e a pochi chilometri dal centro della cittadina partiva un PS molto bella che aveva a circa metà percorso, dopo l'abitato di Emarese, un'inversione molto spettacolare dalla quale attraverso una stradina si arrivava alla PS successiva tutta in discesa; era un luogo quasi obbilgatorio e un anno il passaggio fu ancora più bello perché ci fu un'abbondante nevicata.
La PS in discesa invece era velocissima senza posti spettacolari dove fotografare, ma in compenso subito dopo il fine prova c'era un tipico ristorante con specialità valdostane semplicemente eccezionale.
Un'altra classica PS partiva da Aosta seguendo il percoso di una vecchia gara in salita la Aosta – Pila; la parte iniziale era molto veloce per ridiscendere poi a valle con una stradina strettissima e spesso ghiacciata.
La gara arrivava fino quasi a Courmayeur (un anno ricordo una PS a La Thuile); a Courmayeur c'era un ristorante di un pilota di cui ora non ricordo il nome; fu uno dei posti dove mangiai meglio in assoluto; un inverno tra Natale e Capodanno io e Fox, assieme a due ragazze, partimmo da Bologna per andare a cenare lì, dopo cena ci fermammo a dormire e il giorno dopo tornammo; follie, tanto per non perdere l'abitudine di fare chilometri e chilometri in auto.

RSS 13-01-2010 11:06

Che personaggi che avevi di fianco, questo Speedy! :D

goldsun 13-01-2010 12:23

Quello che hai letto finora è... niente; è solo l'antipasto.
Vi giuro che sonno tutti fatti veri; io stesso a volte, ricordando certe cose, mi meraviglio :D

pilota 14-01-2010 14:01

Citazione:

Originariamente Scritto da RSS (Messaggio 1053)
Che personaggi che avevi di fianco, questo Speedy! :D

Quoto! :D

goldsun 25-01-2010 18:22

Capitolo 5
 
Capitolo 5
Le gare in Italia (Liguria 1a parte)


Molti rally, una pista di kart e una gara di enduro tra le manifestazioni che seguii in Liguria.
Nell'autunno del 1980 feci il mio primo rally mondiale come fotografo, Il Rally di Sanremo e fu un servizio fotografico che si avvicinava molto a quelli che avrei fatto negli anni seguenti; si avvicinava, ma non non lo era ancora del tutto, in quanto la base di partenza erano ancora le foto da vendere ai piloti, che rimasero una costante anche nei due anni successivi, durante i quali fui inviato a quasi tutti i rally mondiali di allora.
Le foto commerciali dovevano sì essere spettacolari, ma soprattutto dovevano rendere ben leggibili gli sponsor; la fotografia giornalistica invece richiedeva anche altri parametri; l'ambientazione e il paesaggio; un frontale pieno era da evitare nella foto commerciale, era spesso molto gradito in quella giornalistica.
Ma torniamo al Rally di Sanremo 1980; la spedizione rimase in dubbio fino all'ultimo in quanto la partecipazione della squadra ufficiale Fiat era incerta; c'erano dei problemi sindacali a Torino e sembrava che la Fiat dovesse rinunciare; poi all'ultimo, con una classico compromesso all'italiana, le vetture ufficiali, che allora erano le famose 131 Abarth, si schierarono, ma con i colori di scuderie private.
Partimmo in quattro, io, Speedy e altri due collaboratori più giovani, sulla “ammiraglia” della agenzia, una gloriosa vecchia indistruttibile Opel Rekord.
Il rally iniziava con le prove su asfalto nei dintorni di Sanremo, per poi spostarsi in Toscana, fino a San Marino.
Una costante di quei primi anni al seguito dei rally mondiali fu che non avevamo “mai” alcuna prenotazione alberghiera; quando terminavamo la giornata fotografica (si fa per dire perché allora le tappe di un rally duravano anche 24 ore consecutive) dovevamo cercare una camera libera!!!
Nonstante questo non secondario problema, cominciai a mettere in pratica un mio fondamentale principio; abbondante colazione alla mattina, avere cibo di prima necesstà per la giornata, soprattutto frutta e liquidi da bere, evitando se possibile di acquistare panini da ambulanti, ma alla sera, qualunque fosse l'ora, una vera cena abbondante in ristorante.
Nelle prime prove speciali facemmo “il commerciale” a tutti i piloti più qualche diapositiva (più che altro per avere delle immagini dei piloti che si fossero presto ritirati, perché ovviamente le foto che interessavano erano quelle sullo sterrato) e ci mettemmo in viaggio per la Toscana.
Da una città (ora non ricordo quale, forse Livorno) il primo dei due collaboratori più giovani fu rimandato a Bologna in treno per riportare i primi rulli.
Uno dei passaggi più belli del giorno successivo fu l'allora notissimo “bivio Radi” in provincia di Siena; facemmo tutti delle foto magnifiche, ma sulla strada per raggiungere la PS ci fu il primo inconveniente di quella gara.
Ero alla guida io, cosa strana quando c'era in macchina Speedy, che di solito non lasciava mai il volante ad altri; viaggiavano senza fretta (eravamo in largo anticipo) in una larga strada sterrata; ora non ricordo il motivo preciso, ma ebbi un attimo di distrazione e arrivai lungo in un curvone; appena me ne accorsi, sterzai, l'auto andò in controsterzo e ci fermammo con la stessa che poggiava sul pianale in bilico su una cunetta e le due ruote posteriori... nel vuoto.
Non ci prendemmo paura, perché il pendio dietro la cunetta era dolce e non rischiammo nulla; altre vetture si fermarono e ci aiutarono a rimettere in strada la Rekord che era pefettamente funzionante... però il pianale aveva preso un bel colpo e chi sedeva dietro aveva... le ginocchia in bocca.
Il giorno dopo, nel pomeriggio, avevamo appuntamento a San Marino, con uno dei due titolari dell'agenzia che ci doveva raggingere per fare anche lui un passaggio fotograficio e riportare a Bologna la seconda parte dei rulli e un secondo collaboratore.
Alla mattina arrivammo in PS all'ultimo momento e Speedy cercò in fretta di parcheggiare l'auto vicino ad una casa, ma nella manovra in retromarcia urtò lo spigolo della stessa col risultato che il baule della Rekord si ammaccò notevolmente (non si chiudeva più).
Più tardi incontrammo il titolare che vide subito l'ammaccatura posteriore e sorridendo ci disse: “Vi hanno tamponato?” (ovvio che pensava di risistemare la vecchia auto grazie all'assicurazione). Quando gli spiegammo... ci rimase malissimo e ancora di più quando scoprì del pianale...
A parte questi inconvenienti l'agenzia fu molto soddisfatta del servizio fotografico, anche se non me lo disse mai; in caso contrario non mi avrebbe spinto a fare l'anno successivo quasi tutti gli altri rally del mondiale.
Io e Speedy tornammo a Sanremo per le ulime PS del rally e il podio finale.
Non ho ancora accennato ad un'altra fotografia essenziale per la parte giornalistica; le assistenze.
Nei rally moderni le assistenze si svolgono in luoghi ben precisi con tempi ben definiti; a quei tempi invece trovarle era un avventura in più; quando possibile si chiedevano informazioni ai meccanici e tra colleghi ci si passava le informazioni, ma era tutt'altro che semplice; a volte sembrava facessero a posta a nascondersi nei luoghi più improbasbili e spesso al di fuori dalla strada prevista nel trasferimento.
Nel 1982, seguii la gara con due collaboratori che erano fratelli, uno dei quali, il più piccolo, molto bravo diventò poi fotografo a tempo pieno.
Fu l'anno in cui conobbi un fotografo giornalista svizzero e due altri giovani fotografi francesi con i quali feci in seguito varie trasferte.
C'erano varie PS nei dintorni di Volterra e avevamo deciso di effettuare il primo passaggio pomeridiano in quella che terminava proprio alle porte della cittadina; la PS era già stata disputata alla mattina, ma, dalle indicazioni che avevamo, la strada avrebbe dovuto essere riaperta; arrivammo al fine PS con un certo anticipo (oltre un ora e mezza); c'erano i tre colleghi stranieri che stavano discutendo con due carabinieri che non volavano farli entrare sul tracciato di gara; lo svizzero parlava discretamente l'italiano, gli altri due neppure una parola; scesi dalla macchina e andai a sentire quale era il problema; i due giovani carabinieri, che probabbilmente non avevamo mai visto un rally, erano piuttosto arrabbiati, anche perché erano stati lasciati lì alla mattina presto, e continuavano a ripetere che avevano avuto l'ordine di non fare passare nessuno fino alla fine; inutile tentare di spiegare loro che la strada nell'intervallo dei due passaggi era aperta (da notare che varie auto uscivano dalla PS) e che al bivio c'era anche in bella evidenza, attaccata ad un segnale stradale, la copia del decreto prefettizio che ci dava ragione.
La discussione cominciava a diventare abbastanza accesa; a me scocciava la pessima figura nei confronti dei colleghi stranieri, ma anche il fatto che rischiavamo di perdere un bel passaggio fotografico; improvvisamente uno dei due carabinieri tirò fuori le manette e minacciò di arrestarci; non lo avesse mai fatto; uno dei due fratelli che erano con me, il più grande, era sottufficiale dell'aeronautica; era in licenza, a termini di regolamento non avrebbe potuto farsi accreditare come fotografo in un rally, ma, senza pensarci un attimo, tirò fuori il suo tesserino di riconoscimento, mise sull'attenti i due carabinieri, che rimasero esterefatti, e diede l'ordine (essendo sottufficiale dell'aeronautica i due carabinieri erano di grado inferiore) di eseguire ciò che diceva il decreto prefettizio; sia noi che gli altri fotografi potemmo così accedere alla PS.
I due carabinieri fecero poi rapporto contro il sottufficiale, che subì una lieve punizione anche perché si difese controaccusandoli di abuso di potere e... all'italiana tutto finì lì.
Negli anni che seguirono, quando avemmo la nostra agenzia, cerccammo sempre di seguire il rally di Sanremo con particolare attenzione; riuscivamo ad avere il road book con qualche mese di anticipo e uno di noi, qualche settimana prima della gara, andava a visionare tutte le nuove PS con relative strade di accesso per trovare i posti migliori; chi faceva questo giro spesso si interessava anche di prenotare gli alberghi nei luoghi più strategici; il rally di Sanremo diventava in questo modo un tour eno-gastronomico molto interessante.
Un anno Speedy tornò dicendo che nelle strade a nord di Arezzo aveva trovato, un salto impressionante e che aveva prenotato in una locanda con ristorante poco distante; il salto era veramente impressionante e si trovava poco prima del fine PS; tanto impressionante che gli all'ultimo momento gli organizzatori su richiesta dei piloti, temendo il pericolo di una massiccia affluenza di pubblico, accorciarono la PS di alcuni chilometri e tutti rimanemmo a bocca asciutta per quanto riguarda le foto; la cena alla locanda gestita da una signora “enorme” fu invece fantastica.
Un altro anno, sempre Speedy, prenotò a San Gimignano; sapevo che era una località bellissima e non c'ero mai stato (avevo solo visto la cittadina da lontano percorrendo la strada che da Volterra va a Colle Val d'Elsa).
Arrivammo di sera e fu veramente bellissimo; l'albergo con annesso ristorante, era nel borgo storico.
In quegli il Rally di Sanremo si disputava in tre e anche quattro tappe e spesso le sedi di tappa furono Arezzo e Siena; a Siena le auto venivano schierate per il parco chiuso notturno in piazza del Campo, quella dove si svolge il Palio, e si facevano sempre delle foto molto coreografiche; anche ad Arezzo il luogo del parco chiuso era una bella piazza del centro storico.
Arezzo era anche la città di Piero Comanducci, una persona eccezionale, che ora credo sia presidente del locale automobile club; era un appassionato di rally e ad Arezzo gestiva un Hotel; si dilettava ogni anno a seguire quattro rally mondiali (diversi ogni volta) che filmava e a fine stagione invitava tutti, piloti, giornalisti, fotografi al suo albergo dove offriva una cena fantastica e poi in una sala cinematografica vicina proiettava il filmato.
Continuò fino a quando la Fia non ngli mise i bastoni fra le ruote vietandogli le riprese; con lui seguii vari rally del mondiale; ve ne parlerò al momento opportuno.
Delle PS del Sanremo in terra toscana due ricordi in particolare; il salto delle SS. Marie vicino a Siena, anch'esso “enorme”; il fatto che fosse nel mezzo di una PS, senza possibilità di accesso esterno, evitava una massiccia presenza di spettatori e diminuiva il pericolo; il passaggio in paese a Chiusdino che diventò per anni una delle foto storiche; si trattava di un tratto asfaltato in paese con una inversione in discesa nel mezzo di una prova su terra; le auto avevano gli pneumatici da terra e l'inversione diventava ancora più spettacolare.
Negli anni '90 la FIA decise che i rally mondiali dovevano essere o tutti su sterrato, o tutti su asfalto e il Sanremo fu costretto a cambiare fisionomia... e a iniziare il suo declino (fa rabbia constatare che ora la FIA a cambiato atteggiamento, come accaduto di recente per il Rally di Cipro).
Le prove in Liguria non erano sufficienti per un rally mondiale come lo si intendeva allora e di conseguenza il Sanremo si spostò in Garfagnana utilizzando PS già uitlizzate dal Rally del Ciocco; un anno mi capitarono due fatti, uno curioso e simpatico un altro invece molto antipatico.
Avevo prenotato un albergo a Bagni di Lucca; quando arrivammo in paese comniciai a cercare, ma dell'albergo nessuna traccia; dai e dai finalmente un signore ci disse che doveva essere “quello nuovo in cima alla collina”; arrivammo ed in effetti ci trovammo di fronte ad un albergo nuovo di zecca appena aperto; eravamo i primi clienti; il proprietario si scusò per il fatto che il ristorante non era stato ancora aperto (scendemmo in paese per la cena, la ricordo ottima a base di funghi porcini) e, vedendo che eravamo fotografi, chiese se il giorno dopo prima di partire potevamo fargli delle foto al locale; così feci, gli lasciai i rulli e non ci fece pagare il pernottamento.
Il giorno dopo avevo programmato di fare un passaggio nell'inversione di Lucignana, una classica prova del Rally del Ciocco, ma non riuscii ad arrivarci; un vigile urbano ci bloccò al bivio della strada che portava in PS mettendo la sua vettura di traverso per la strada e non ci fu niente da fare; per lui pass e targa auto non avevano alcun valore, cosa che purtroppo in Italia capitava spesso.
Un anno il Sanremo si spostò per alcune prove in Piemonte nel Canavese a Nord di Torino; fu un anno disgraziato; in una di queste prove una vettura di un equipaggio privato francese uscì di strada e dopo un volo spaventoso atterrò capovolta; il rollbar non riuscì a resistere e i due piloti morirono sul colpo; in un'altra PS uno spettatore fu investito subendo nell'urto l'amputazione di un piede; io arrivai in quella prova per il secondo passaggio del pomeriggio e non sapevo nulla; notai molta agitazione sia fra i comissari che fra carabinieri e poliziotti; c'erano voci, ma nessuna notizia certa; la gara continuò e finì regolarmente... per la FIA non c'era motivo di interomperla, né d'altra intervenne alcuna autorità (prefetto, sindaci...) intervenne revocando i permessi.
Ovviamente le prime e la ultime prove del Sanremo erano sempre nell'entroterra ligure; sinceramente non erano prove particolarmente belle; uno dei passaggi più caratteristici era quello di Perinalbo, dove, se la giornata era bella, si facevano delle belle inquadrature panoramiche riuscendo a seguire tutti gli ultimi chilometri della PS.

goldsun 08-02-2010 17:49

Capitolo 6
 
Capitolo 6
Le gare in Italia (Liguria 2a parte - Lombardia 1a parte)


Nell'inverno tra il 1980 e l'81, quando i rally scarseggiavano, convinsi l'agenzia a provare qualche servizio commerciale anche tra le moto e i kart (vi ho già detto delle due piste in cui andai in Piemonte).
Dato il clima mite della costa ligure, alcune delle prima gare di kart e moto le effettuammo proprio in questa regione.
Personalmente ricordo una delle prime gare enduro a Sanremo nel marzo del 1981; era una gara importante di campionato italiano con una valanga di iscritti (oltre 200); facemmo le prime foto nella super speciale sulla spiaggia, poi andammo a cercare i concorrenti lungo un trasferimento fuori strada che passava vicissimo ad una PS del rally di Sanremo, quella che saliva a San Romolo.
Ricordo che terrminammo il servizio fotografico poco prima delle 15,00 ed eravamo affamati; scendendo verso Sanremo vedemmo una trattoria e chiedemmo se ci potevano dare da mangiare nonostante l'ora; quella trattoria restò un punto fermo negli anni successivi; quando ero nelle vicinanze per altre gare o quando transitavo per andare a Montecarlo o in Francia; qualche anno dopo ristrutturarono il locale e iniziarono ad affittare delle camere in una costruzione adiacente, così oltre che a mangiare andavamo lì anche a dormire.
A Ventimiglia, proprio vicino al confine, andai alcune volte in una pista di kart, di cui non ricordo il nome e che ora non esiste più; era un pista piccolina, dove però d'inverno venivano effettuate varie gare.
A Sanremo non si disputava solo il rally mondiale; c'era anche, e c'è tuttora, il Sanremo Rally Storico gara valevole per Campionato Europeo della specialità.
Ci andai due o tre volte, perché lo “specialista” di questo tipo di gare era Speedy che riusciva ad ambientare queste manifestazioni in modo impareggiabile.
Per la precisione il Sanremo Rally Storico era a sua volta diviso in due manifestazioni parallele; il rally vero e proprio che sfruttava alcuni tratti delle PS del Sanremo Mondiale e la Coppa dei Fiori che era una gara di regolarità.
Per il resto in Liguria seguii nei primi anni vari rally nazionali; erano quasi tutti notturni e nom particolarmete belli fotograficamente, ma con un mare di iscritti.
Il Rally delle Valli Imperiesi era uno di questi; ricordo il passaggio di una PS in un borgo dove c'erano una chiesa e una trattoria con una spettacolare inversione; era uno dei pochi passaggi fotograficamente interessanti del rally e una volta noi e altre due agenzie ci trovammo tutti in quel posto (più di dieci fotografi in pochi metri); le foto furono belle, spettacolari, ma le vendite ovviamente basse per ognuno.
Il Rally delle Palme sfruttava alcuni tratti cronometrati del Sanremo; un anno ci andai con Fox; sarà stato il 1984 o 1985; avevamo appena acquistato una Fiat Uno diesel che era ancora in rodaggio; eravamo partiti in piena notte da Bologna ed eravamo arrivati all'alba a Bordighera per le verifiche; la gara partiva invece verso sera e per le foto scegliemmo gli ultimi tornanti della PS che arrivava a Perinaldo, in modo che, essendo in due, potevamo fare due passaggi senza spostarci.
Verso la fine del primo passaggio fui colpito da un attacco influenzale; sentivo la febbre che saliva; in qualche modo riuscii a resistere fino alla fine; dissi a Fox che avrebbe dovuto guidare lui fino a Bologna, perché io stavo malissimo e gli raccomandai di fermarsi se gli fosse venuto sonno; ed infatti... si addormentò e... mi svegliai per l'urto contro un guard rail all'altezza di Savona; ci andò bene, avevamo tutta la fiancata segnata, ma chi conosce quel tratto autostradale sa che un incidente del genere spesso finisce molto peggio.
Altri due brutti rally della zona (brutti nel senso che le prove erano sempre anonime, le foto non si riuscivano ad ambientare) erano il Rally Valli del Bormida a Millesimo il Rally dei Monti Savonesi.
Più importante, già allora, era invece il Rally della Lanterna a Genova; personalmente ci andai solo una volta e ricordo una gara freddissima, umidissima con addirittura una PS sotto la neve.
Ultima gara ligure un Rally a La Spezia (non ricordo il nome esatto); ci andai l'8 maggio 1982; lo ricordo bene perché quando arrivammo in direzione gara per accreditarci ci dissero che Gilles Villeneuve era morto a Zolder.
Fu un'edizione disgraziatissima della gara, con gravi carenze organizzative, tanto che il rally non più disputato negli anni successivi.
Passiamo ora alla Lombardia e di conseguenza innanzi tutto all'Autodromo Nazionale di Monza; non ho idea di quanto volte ci sono andato, senz'altro tra il 1985 e il 1995 almeno quattro o cinque volte l'anno considerando che quasi tutti i campionati nazionali e internazionali disputavano gare nel circuito brianzolo.
Ci andai molte volte ancora prima di diventare fotografo; spesso per risparmiare, partivo in treno all'alba da Bologna, cambiavo a Milano (quasi sempre cambiando anche stazione perché i treni per Monza partivano quasi tutti dalla stazione di Porta Garibaldi), poi in autobus fino all'ingreso di Vedano.
Monza fu anche l'unica pista dove effettuai un servizio per una gara motociclistica; ero ancora all'agenzia, che aveva due collaboratori che abitavano a Monza; mi mandarono per una gara del Campionato Italiano che aveva annessi vari trofei di marca più che altro per riportare i rulli a Bologna; a parte questa “una tantum”, nei primi anni non andai quasi mai a Monza sia perché mi mancava l'esperienza per fotografare in pista sia perché mi mancava l'attrezzatura adatta.
A parte Speedy che a volte faceva andata e ritorno, preferendo dormire sul suo letto, quando si andava a Monza si restava fuori per due notti; dopo i primi anni in cui vagammo nei vari paesi adiacenti, cambiando spessissimo albergo, trovammo alla fine una sistemazione stabile in un hotel di Desio; era gestito da un'anziana signora e all'inizio dell'anno quando usciva il calendario delle gare prenotavamo per tutto l'anno; non sapevamo chi di noi o quale collaboratore, ci sarebbe andato, sapevamo che qualcuno sarebbe comunque stato presente.
Apro una piccola parentesi per raccontare un fatto che accadeva sempre nei giorni precedenti il GP d'Italia a Monza o il GP San Marino a Imola e che dimostra la faccia tosta di certe persone.
Sia quando ero ancora all'agenzia, sia dopo, quando avevamo la nostra, nelle settimane precedenti questi due Gran Premi arrivavano telefonate di persone che chiedevano se potevano collaborare come fotografi, dicevano che erano grandi appassionati, che avevano un'attrezzatura completa ecc ecc; prendevo il numero di telefono e dicevo che alla prima occasione li avrei richiamati e costoro subito si candidavano per il GP della settimana successiva; le prime volte rispondevo “educatamente” che “era un po' tardi ed eravamo al completo”, poi in seguito li mandavo direttamente a quel paese; nessuno, mai, di quelli che chiamavano in quei giorni si faceva più vivo; cercavano solo il modo di entrare “gratis”.
Monza aveva lati positivi e negativi.
Tra i positivi quello che si riuscivano a fare foto molto spettacolari grazie alle varie chicane e ai loro cordoli; in genere si lavorava bene, i comissari erano sempre gli stessi nelle stesse postazioni per cui ci si conosceva e chiudevano un occhio se si fotografava da luoghi “non propriamente sicuri”; alla prima e alla seconda variante in quegli anni si era vicinissimi alla pista.
In ogni postazione c'erano sempre anche poliziotti o carabinieri che di solito guardavano le gare senza intervenire, tranne che... per il GP, quando erano in numero maggiore con i superiori che li controllavano a vista e davano ordini spesso senza senso
Una volta arrivai alla variante Ascari per un turno di prove del GP; stavo entrando dal cancello che abitualmente utilizzavamo e, nonostante il regolare pass, fui bloccato da un carabiniere; intervenne un comissario in mia difesa; niente da fare, anzi intervenne un graduato in modo molto autoritario; intanto arrivavano altri fotografi di tutti i paesi, tutti bloccati; per fortuna che eravamo un po' in anticipo sull'inizio delle prove; i comissari avvisarono la direzione gara e in pochi minuti arrivò il responsabile della FIA che chiarì all'ufficiale i diritti e doveri di tutti.
Tra i lati negativi c'era la mancanza di strade di servizio per spostarsi tra una postazione e l'altra; c'erano, è vero, le strade interne del Parco di Monza, ma, mentre durante le gare nazionali non c'erano problemi a spostarsi da un punto all'altro con la propria autovettura, durante il GP era difficoltoso spoatarsi anche a piedi e si perdeva un'enormità di tempo
La FIA metteva a disposizione dei fotografi in tutte le piste delle navette che portavano nelle varie postazioni prima dell'inizio di ogni turno di prove o gare e venivano a riprendere alla fine, ma restare ad esempio all'esterno della 2a variante di Monza, da dove non c'era modo di andare via, per più di ora era eccessivo.
Altro aspetto negativo i furti; c'erano evidentemente organizzazioni che tenevano d'occhio i fotografi e alla minima disattenzione ne approfittavano; Fox fu ripulito, mentre fotografa alla 1a variante, avendo incautamente lasciato alcuni obiettivi in auto; un anno, dopo la fine del gran premio, trovai nel parcheggio un collega giapponese che viveva in Italia e che conoscevo bene; era disperato, aveva portato l'attrezzatura in auto, poi era stato chiamato da un altro fotografo e si era allontanato di un centinaio di metri per pochi istanti; erano stati sufficienti perché gli rubassero tutto.
Nel 1990 la mia agenzia lasciò Autosprint; fu una scelta difficile, ma obbligata; per Autosprint eravamo una delle tante agenzie, pubblicavamo molto, ma non avevamo garanzie particolari; Rombo la rivista fondata nei primi anni '80 dall'ex direttore di Autosprint, dopo anni di crisi era stata acquistata dall'organizzatore del Motor Show ed allora proprietario della Virtus Bolgna di basket, Alfredo Cazzola.
Tramite un nostro cliente che gestiva sponsor soprattutto in F3000 e che collaborava anche con Rombo firmando gli articoli di quel campionato, nell'estate del 1990 facemmo una trattativa segretissima e divenimmo i fotografi ufficiali.
Il passaggio ufficiale da Autosprint a Rombo avvenne 10 giorni prima del GP Italia e il numero con la gara di Monza era quello che doveva segnare per Rombo la svolta “fotografica”.
Mi dissero che il servizio avrebbe dovuto essere completo; non doveva mancare alcuna immagine importante.
Io rispondevo sempre che la mia agenzia poteva dare “di tutto”, cioè fornire foto di tutti i campionati, ma era impossibile garantire tutto non potendo essere onnipresenti nelle varie curve di una pista.
Rombo aveva anche altre agenzie che collaboravano e tutti gli inviati furono avvisati di mettersi a mia disposizione; a conti fatti avevo 9 fotografi da sistemare per fare sì che nessuna immagine del GP mancasse.
Non fu facile fare accettare le scelte a tutti, comunque alla fine lo schieramento era così impostato:
Fotografo 1 in una delle torrette che almeno allora c'erano sul rettilineo per fare tra l'altro la partenza dall'alto
Fotografo 2 Pit Lane
Fotografo 3 1a variante esterno pista
Fotografo 4 1a variante interno pista
Fotografo 5 2a variante esterno pista
Fotografo 6 2a variante interno pista
Fotografo 7 Lesmo
Fotografo 8 variante Ascari
Fotografo 9 Ingreso Parabolica
… e infatti Brundle si capottò alla fine del primo giro all'uscita della Parabolica dove non c'era nessuno, ma per fortuna proprio nessuno di nessuna agenzia.
Sempre a Monza un momento di brivido lo ebbi durante una 1000 Km quando, mentre ero in Pit Lane per fotografare i cambi e i rifornimenti, una vettura arrivò lunga e investì un certo numero di persone; nessun ferito grave, ma ci fu un po' di panico con i soliti poliziotti che non volevano più fare restare nessuno, nermmeno gli autorizzati.
Una bella foto a Monza, soprattutto per le formule o comunque le vetture scoperte, era quella che si otteneva dalla torretta che c'era all'interno delle curva Parabolica; le vetture sfrecciavano sotto, mentre impostavano la curva; il problema era arrivarci; non ho mai capito se “ufficialmente” la torretta fosse agibile o no; per salirvi c'era una scaletta che partiva dalla zona tra guard rail e rete di trattenimento del pubblico; per arrivare alla scaletta si percorreva il corridio tra guard rail e rete entrando dalla postazione dei comissari a metà della curva; In cima alla scaletta c'era un cancello “chiuso” e bisognava scavalcare; nessuno, nei vari anni, né commissari, né poliziotti, né carabinieri ci fece scendere.
Ogni fine stagione si disputava il Rally di Monza; non era la “scemenza” attuale, ma un rally con i fiocchi con veri rallisti.
Venivano utilizzate tutte le stradine interne del parco, sia asfaltate che sterrate, e ne risultavano PS tipicamente “inglesi”, discretamente lunghe con salti e inversioni, di tutto un po'; debbo ammettere che era pericolosissimo, perché i nomi che vi partecipavano richiamavano moltissimo pubblico che nel parco era ingestibile.
Il Rally cambiò fisionomia negli anni seguenti, arrivando a quella attuale, non tanto per la pericolosità, non ricordo incidenti particolarmente gravi, quanto per i problemi ambientalistici del Parco di Monza
Per vari anni la mia agenzia seguì i vari Campionati Renault, sia quelli nazionali che quelli internazionali che spesso si disputavano in concomitanza con i Gran Premi; a fine stagione la Renault organizzava una manifestazione con le finali di tutte le categorie; noi per vari anni fummo i fotografi ufficiali in queste manifestazioni; vi racconterò di alcune fantastiche trasferte parlando dei vari autodromi.
A Monza il ricordo delle Finali Renault del 1990 si fa più drammatico, perché all'arrivo in autodromo mi dissero dell'incidente in elicottero di Alessandro Nannini.
Già che vi sto parlando di Monza e quindi di F1 è meglio che spieghi ai meno informati come venivano gestiti i pass per i fotografi, in modo che avrete più chiari certi fetti che poi vi racconterò.
Fino ai primi anni 80 i pass erano gestiti dagli autodromi e venivano rilasciati più che altro in base a... conoscenze.
Il titolare dell'agenzia con cui iniziai era conosciutissimo in tutto il mondo e non aveva problemi ad avere tutti i pass che chiedeva; ricordo che nei prima anni a Hockenheim o a Imola riuscì a farsi dare anche fino 5 o 6 pass.
C'era un' assiciazione di fotografi che gestiva i rapporti con gli organizzatori, ma non era riconosciuta dalla FIA (analogamente c'era un'altra associazione nei rally, dove però il problema del pass, almeno allora, era meno importante).
Più o meno nel 1985 la FIA iniziò a gestire direttamente il rilascio dei pass di tutti i loro campionati arrivando ad emettere pass permanenti per F1, Rally, F3000 e Mondiale protoripi.
Ovviamente il pass permanente bisognava... guadagnarselo.
Ad ottenerlo ci mettemmo almeno tre anni, seguendo nel frattempo tutti i GP; le prime volte che provammo ad accreditarci ad un GP all'estero ci risposero NO.
A Montecarlo la prima volta ci dissero no, la seconda ni, cioè ci diedero il pass per tutte le gare minori, ma non per il GP!!!
Quando la FIA prese in mano la situazione, noi cominciammo ad avere ad avere un pass che però non consentiva l'accesso alla Pit Lane; solo verso la fine dell'anno, nei Gran premi extra europei, dove c'erano meno inviati ci diedero il pass completo.
L'ano successivo iniziammo ad avere sempre il pass completo, ma dovevamo chiederlo ogni volta, poi finalmente arrivò quello permanente, con possibilità di chiederne uno aggiuntivo e alla fine, diventati ormai "grandi" due pass permanenti.
Ogni anno bisognava mandare una documentazione per dimostrare che le nostre foto firmate erano pubblicate su quotidiani o riviste.

goldsun 22-02-2010 20:26

Capitolo 7
 
Capitolo 7
Le gare in Italia (Lombardia 2a Parte)


Oltre a Monza molte le gare che seguii in Lombardia.
In provincia di Varese c'era un bel rally nazionale (non mi ricordo il nome preciso, forse Rally dei Laghi???), che si disputava di giorno e forse è per questa ragione che lo ricordo “bello”.
Agli inizi degli anni '80 c'erano i rally di 2a Serie che vennero poi rinominati Rally Sprint; erano gare con prove speciali al massimo di 3 km ai quali si poteva partecipare anche senza il copilota; una di queste era il rally di Lanzo d'Intelvi, località in provincia di Como; pur nella brevità delle PS ricordo passaggi e foto molto spettacolari.
Al Rally di Como che allora era ancora un rally nazionale ci andai personalmente una sola volta, direi nel 1982; era una gara bella con spettacolari passaggi fra le case in vari paesi; purtroppo quell'anno fu bagnato dall'inizio alla fine.
Una gara bellissima, cui avevo già assistito due o tre volte prima di diventare fotografo, era il Rally delle 4 Regioni che era organizzato dall'automobile Club di Pavia ed aveva come sede Salice Terme.
Era valido per il campionato Italiano Assoluto e per quello Europeo e come diceva il nome stesso toccava ben quattro regioni (Lombardia, Liguria, Emilia e Piemonte).
Fu dopo l'edizione che si disputò nella primavera del 1980, che avevo seguito insieme ad un giovane archivista di Autosprint che mi decisi a scrivere ai titolari di un'agenzia fotografica che vedevo spesso lungo le prova dei rally.
Il rally aveva sempre moltissimi partenti e negli ultimi anni in cui si disputò aveva due belle caratteristiche; una era costituita da una prova speciale molto lunga, una Ronde, di oltre 20 Km nella quale le vetture compivano due giri con possibili e probabili sorpassi, in quanto mentre una vettura percorreva il primo giro ad intervalli di un minuto entravano in PS altre vetture e durante il secondo giro i primi partiti si mischiavano agli ultimi; l'altra caratteristica era un rally riservato a vetture storiche che correvano una delle tappe in coda al rally vero e proprio.
In una delle due tappe in coda partivano sempre anche le vetture del Trofeo A112 che era inserito in quasi tutte le gare del gare del Campionato Italiano; fu il primo trofeo di marca istituito e da questo nei primi anni vennero fuori piloti come Bettega, Tabaton, Cunico...
Cessato il Quattro Regioni (non ricordo per quali motivi la gara smise di essere organizzata) nacque il Rally dell'Oltrepò Pavese, gara di minore importanza, era un rally nazionale, ma che utilizzava tratti di PS del vechio rally; ricordo sempre fotografie spettacolari con inversioni e molto pubblico.
Ancora in provincia di Pavia, il Rally Città di Stradella, un rally sprint diurno.
In provincia di Bergamo una gara molto inreressante era il Rally delle Prealpi Orobiche; un anno ero sulla prima PS, poche centinaia di metri dopo la partenza; c'era un'inversione a destra dove le vettura arrivavano dopo l'allungo iniziale in leggera salita per imboccare una strada più stretta in ripida salita; la strada da cui arrivavano le auto era abbastanza larga per cui i primi, tutti su 037 o Porsche, facevano delle stupende derapate; io mi ero posizionato su un terrapieno all'esterno della strada che imboccavano le auto e inquadravo tutta la curva con la gente sullo sfondo potendo così fare anche tre o quattro scatti alle manovre più spettacolari.
Più o meno dopo una decina di vetture ne arrivò una che fece l'inversione tutta in controsterzo, ma il pilota impostò la curva tenendosi troppo largo; la gente che era all'esterno si prese paura e indietreggiò impaurita, solo che dietro c'era... il vuoto: un salto di parecchie decine di metri fino ad un sottostante torrente asciutto; l'ultimo degli spettatori cadde di sotto; in un primo momento nessuno si accorse di nulla; solo dopo qualche minuto una persona che era con lo sfortunato spettatore, non trovandolo più e cercandolo si accorse che era a terra in fondo alla scarpata; sembrava morto; le partenze furono subito interrotte e l'ambulanza arrivò immediatamente, ma non fu facile operare il soccorso; fu raggiunto abbastanza in fretta, ma per riportarlo sulla strada e trasportarlo all'ospedale fu necessario attendere l'arrivo dei Vigili del Fuoco.
Fortunatamente tutto si concluse con qualche frattura.
Un rally atipico, ma proprio per questo bellissimo e spettacolarissimo era la Coppa Feraboli organizzata dall'automobile club di Cremona; si svolgeva tutta in pianura e tutta su strade sterrate; c'erano passaggi incredibili, addirittura in cortili di case coloniche o nei depositi di fabbriche o aziende; i passaggi più spettacolari erano però alcuni attraversamenti di strade provinciali asfaltate, che nella pianura Padana sono spesso ad un livello un po' superiore rispetto alle stradine laterali sterrate; si generavano in tal modo dei salti che erano dei veri e propri “decolli”.
La Coppa Valtellina, altro bel rally nazionale, tutto diurno, merita un racconto a parte per un fatto che vi farà conoscere meglio Speedy
Ci venni mandato nel prima anno assieme a Speedy e due collaboratori più giovani; uno di questi sembrava più giovane di quello che era (era sposato con un figlio) ed era molto timido; la gara partiva nel pomeriggio, per cui dopo avere visionato le prove per decidere dove fotografare cercammo un ristorante dove andare a pranzare (da Bologna a Sondrio è un bel viaggio ed eravamo in piedi dalle tre di notte).
Speedy era come me un buongustaio e inoltre gradiva bere del buon vino; venne il cameriere e ordinammo dopo di che Speedy chiese la lista dei vini e ne scelse uno tipico; il giovane collaboratore, mentre il cameriere stava per andarsene gli disse: "per me un aranciata".
Speedy lo fulminò con lo sguardo, richiamò il cameriere e in modo serissimo gli disse: "Per il signore prepari quel tavolo dietro l'angolo... io non maangio con chi beve aranciata".
Speedy era così, prendere o lasciare.
Altra manifestazione in provincia di Sondrio era la gara sul ghiaccio a Livigno: ci andai una sola volta, anche perché arrivarci da Bologna era un viaggio interminabile.
Ed eccoci a Brescia, forse la vera Mecca dell'automobilismo.
Varie e molteplici le manifestazioni organizzate negli anni dal locale automobile club e molte quelle di cui sono stato testimone.
Due su tutte: la rievocazione della 1000 Miglia e il Rally 1000 Miglia.
La prima, avrete ormai capito, era terreno di battaglia per Speedy, però spesso anch'io l'ho seguita almeno parzialmente; alcuni anni dovevamo fare servizi particolari per alcune testate giornalistiche, pertanto Speedy, insieme ad un collaboratore anche lui bravo “dal lato artistico” seguivano la gara percorrendo in pratica le stesse strade dei concorrenti e appostandosi nei luoghi più caratteristici; la difficoltà in queste competizioni consisteva nell'ambientare le foto; le strade erano aperte al traffico e bisognava evitare che nelle inquadrature entrassero vetture dei nostri giorni o anche insegne o cartelli che nulla avevano a che fare con l'epoca della vera 1000 Miglia.
Io mi limitavo alla partenza o arrivo a Brescia e alle immagini di controlli che spesso venivano posti in luoghi (spesso le piazze principali) di varie città.
Il rally 1000 Miglia divenne col passare degli anni sempre più importante (all'inizio era un semplice rally nazionale e la prina volta che lo andai a vedere fu durante il servizio militare a Monza) e tra i rally su asfalto era senz'altro uno dei miei preferiti per la varietà delle PS.
C'erano prove velocissime ed altre al contrario più simili a mulattiere, inversioni, passaggi tra le case, di tutto un po'; la maggior parte del rally era diurno e altro fatto interessante, almeno dal mio punto di vista, era il fatto che, a parte qualche classica PS che c'era , il percorso spesso cambiava.
Quando la gara divenne “maggiorenne”, valida per il campionato Italiano e quello Europeo, si disputava in due tappe e proprio per la variabilità del percorso ricordo di avere pernottato a volte a Brescia, a volte sul lago d'Iseo (qui trovai un hotel con un ristorante da favola) altre ancora sul lago di Garda.
L'automobile Club organizzava anche altre gare.
Il Rally della Val Camonica era un rally nazionale molto bello tutto diurno con prove speciali in genere veloci e sede a Darfo a Nord del lago d'Iseo (anche qui ricordo un eccezionale ristorante dove gustai dei funghi appena raccolti).
Il Trofeo Val Camonica era invece una gara in salita velocissima che si disputava nel tratto di strada che da Malegno sale a Bormio; ci andai due volte; c'erano alcuni bei passaggi per fotografare, ma ovviamente non poteva inventare niente di particolare.
Più varia fotograficamente a pochi chilometri di distanza la salita a Montecampione che utilizzava il tratto di strada che parte da Pian Camuno per arrivare appunto a Montecampione.
Nei primi anni '80 c'era anche un'altra gara in salita che partiva alle porte di Brescia e saliva al Colle della Maddalena (mi sembra si chiamasse così); dalla cima del colle una stradina più stretta e tortusa riportava a valle dalle parte opposta (la località si chiamava Nave); questo tratto di strada veniva spesso utilizzato in discesa da Rally 1000 Miglia per una PS; era molto spettacolare con l'unico difetto di una luce spesso carente causa la folta vegetazione.
Altre manifestazini bresciane il Rally 3 Laghi, che però era organizzato dalla Scuderia Bresciarally (anche di questa manifestazione ricordo alcune edizioni molto spettacolari) un rally Sprint che partiva da Sirmione, ma di cui non ricordo il nome.
In provincia di Mantova andai una volta in occasione di un Rally Sprint notturno e ricordo due cose, una positiva e una molto negativa.
La positiva fu una fantastica cena in una trattoria trovata per caso, la negativa che rischiai l'arresto.
Ero ancora abbastanza inesperto, ma sapevo, perché mi ero ben informato, cosa si poteva fare o non fare di notte con il flash.
Ai piloti il flsh dava fastidio solo se gli veniva sparato in faccia, ma era sufficiente che fosse leggermente angolato che non se ne accorgevano neppure; io mi ero piazzato all'interno di una curva e fotografavo le vetture dall'interno; una delle prime vetture sbandò e il pubblico cominciò a urlare che era colpa del mio flash; arrivò un carabiniere, cercai di spiegargli, ma non ci fu nulla da fare; continuai a fare le foto finché tirò fuori le manette e allora decisi che era meglio spostarmi, ma gli mandai molti accidenti.
Per finire con la Lombardia il Kartodromo di Lonato che ora si chiama South Garda Karting dove nei primi anni andai per alcune gare; a quei tempi la pista era molto meno importante e attrezzata di adesso.

goldsun 08-03-2010 17:07

Capitolo 8
 
Capitolo 8
Le gare in Italia (Trentino/AltoAdige e Friuli)


Eccomi ora nella prima di tre regioni (Veneto e Friuli le altre), in cui, negli '80 ci furono moltissimi problemi per le autorizzazioni alla disputa di rally e gare in salita.
I motivi furono alcuni gravi incidenti, anche mortali, accaduti in varie manifestazioni, soprattutto in provincia di Padova e Vicenza per quanto riguarda il Veneto e alla Salita Tolmezzo – Verzegnis in Friuli, oppure scelte politiche come in Alto Adige dove le gare automobilistiche vennero di fatto abolite per un certo numero di anni.
Tali problemi si riscontravano anche in altre parti d'Italia, ma non in maniera così drastica; c'era una carenza legislativa di base; un rally ad esempio era considerato una gara di regolarità, pertanto le PS si dovevano svolgere con media non superiore a 50Km!!!; gli organizzatori operavano vari trucchetti, barando sulla lunghezza delle prove speciali, ma se un prefetto, che non vedeva di buon occhio le gare automobilistiche, andava a controllare nessuno poteva contestargli il divieto alla manifestazione; le gare in salita invece dovevano rispettare tutti i parametri di un circuito permanente (curve sopraelevate, spazi di fuga ecc ecc); anche qui è chiaro che chiunque poteva vietare qualunque gara.
Proprio per questi motivi non riuscii mai a vedere la Bolzano - Mendola una delle più antiche e famose gare in salita che venne abolita.
Andai invece varie volte alla Trento – Bondone; la prima volta non avevo ancora 18 anni, credo 16; mi ero innamorato di una ragazza che era in vacanza a Malosco una località vicino al lago di Santa Giustina; partii in treno da Bologna fino a Trento, poi presi un trenino di montagna (la ferrovia era la Trento – Malè) fino a Dermulo e infine un bus.
Restai lì una settmana e al sabato tornai a Trento dove c'era la gara valida per il campionato europeo; a quei tempi il campionato Europeo della Montagna era una cosa importante; c'erano le squadre ufficiai Ferrari, Abarth e Porsche; la Trento – Bondone veniva addirittura trasmessa in diretta dalla RAI (ricordo di averla vista varie volte mentre ero al mare a Riccione).
Da Trento presi una funivia che portava sul percorso di gara in località Sardagna.
La Trento – Bondone aveva una caratteristica unica tra tutte le salite; a differenza di tutte le altre gare partivano per prime le vetture più potenti le Sport Prototipo e poi a seguire le Gran Turismo e le Turismo.
Come fotografo invece ci tornai due volte; in una di queste avevo trovato un albergo proprio all'arrivo, cosa molto positiva, perché d'estate a Trento è facile trovare un caldo torrido; la sera del sabato decisi, insieme al collaboratore che era con me, di andare a cenare in un ristorante della città di cui mi avevano parlato bene; al ritorno, passando l'abitato di Sardagna alla folle velocità di 65 kmh fui beccato dall'autovelox e presi una delle pochissime multe della mia “carriera” di automobilista.
Una delle gare che cadde sotto la mannaia dei divieti fu il rally di San Martino di Castrozza; nel 1977 avevo finalmente deciso di andare a vederlo insieme a due amici; era una gara di cui avevo letto cose fantastiche; non ricordo se tutte le prove erano su terra, le più famose di sicuro sì; la gara era valida sia per il campionato italiano che per l'europeo ed erano iscritti anche gli equipaggi ufficiali della Lancia con le Stratos; arrivammo sul posto in una stupenda giornata di sole, ma comnciammo a sentire notizie preoccupanti; non erano stati rilasciati i permessi, ci fu un lungo alternarsi di notizie che dicevano tutto e il contrario di tutto; alla fine la gara si disputò con solo due PS ripetute più volte; il prefetto aveva preteso all'ultimo momento tutto il percoso transennato e controllato a vista da commissari, cosa evidentemente impossibile.
Fu l'ultima volta che la gara si disputò e riprese solo nel 1995, ma tutta su asfalto.
Due le manifestazioni di autostoriche in provincia di Trento, ambedue di regolarità.
La Winter Marathon con partenza e arrivo a Madonna di Campiglio percorreva in lungo e in largo vari passi della zona.
La gara era tutta notturna e generalmente si svolgeva in gennaio; le condizioni atmosferiche influivano ovviamente molto sulla spettacolarità delle foto.
Un anno ci andai con Speedy, un altro anno invece con Fox e un altro collaboratore; come io al Rally delle Palme questa volta fu Fox ad essere colpito da un improvviso attacco influenzale; subito dopo la partenza della gara, verso le 18,00, andammo in una farmacia, gli procurammo gli antibiotici necessari e lo lasciammo in un albergo per andarlo a riprendere alla mattina prima di tornare a casa.
L'altra gara era la Stella Alpina con partenza e arrivo a Trento; questa si svolgeva invece in luglio di giorno; ero stato alle verifiche nel centro storico, la gara partiva la mattina dopo; ricordo una notte insonne in un albergo senza aria condizionata con un caldo torrido.
A Madonna di Campiglio in gennaio o febbraio, già allora la Marlboro organizzava la settimana “bianca” con i piloti Ferrari, invitando stampa e fotografi; dagli ultimi anni '80 anche noi eravamo sempre tra gli invitati; personalmente ci andai solo una volta (non ero tipo da feste); ci andò quasi sempre Fox, che era il più giovane e il più “belloccio”.
Nella zona di Cavalese venivano organizzate d'inverno varie gare su ghiaccio; era stata predisposta una pista quasi permanente e ci andai parecchie volte.
La prima volta, ero ancora all'agenzia, fui mandato insieme ad un collaborsatore più anziano; eravamo ospiti dell'Alfa Romeo in quanto tra le altre c'era una gara con le vetture del Trofeo Alfasud.
Lì conobbi un giovane che faceva le riprese filmate per Antenna Nord, che diventò poi Italia 1; si chiamava Pino Scandinaro; ora fa parte degli operatori di Ecclestone e l'avrete probabilmente sentito nominare perché è colui che fa le roprese dedicate per SKY durante i gran premi di F1.
In Friuli il posto d'onore per i ricordi lo merita il Rally di Piancavallo; fu uno dei pochi rally della zona che non ebbe mai problemi con i permessi, ma tutti, piloti, fotografi, assistenze durante i trasferimenti dovevamo stare attentissimi perché eravamo come ricercati da polizia e carabinieri soprattutto quando si arrivava in provincia di Udine.
Di solito pernottavamo ad Aviano (a Piancavallo c'erano tutti i piloti e gli alberghi alzavano i prezzi); il rally era quasi tutto diurno in due e a volte tre tappe e c'era sempre almeno un'occasione per pranzare o cenare in qualche ottimo risorante della zona; fu una sera del settembre 1982, in una di queste cene, che io e Speedy decidemmo di lasciare l'agenzia e di fondarne una nostra, cosa che avvenne due mesi dopo.
Al Rally di Tarcento con sede nell'omonima cittadina, ci andai una volta con Fox; avevamo un collaboratore che abitava lì e decidemmo di provare a sviluppare sul posto, cioè a casa del collaboratore, le foto (diapositive) per venderle alla premiazione la mattina seguente.
Fu un disastro; non pensavamo che alle premiazioni non ci andasse quasi nessun pilota!!!
Un rally nazionale abbastanza importante era il Rally del Carso, organizzato dall'ACI Trieste; ci andai una volta ed ebbi una discussione con un commissario (una signora) addetto alle partenze di una PS; avevo parcheggiato l'auto subito prima della partenza della stessa e al termine volevo andare via; la signora mi bloccò dicendo che non potevo perché avrei percorso in senso contrario un tratto di strada di trasferimento (le vetture sarebbero tornate a ripercorrere la prova dopo circa un'ora e mezza); mentre discutevamo, molte altre vetture di spettatori passavano andandosene senza che lei dicesse nulla; alla fine me ne fregai delle sue minacce (diceva che avrebbe preso la targa dell'auto) e me ne andai.
Ritrovai la signora qualche tempo dopo al Rally di Majano e lì la cosa fu un po' più seria; credo fosse la prima edizione di questo rally e c'ero andato insieme a Fox; eravamo andati a visionare il percorso e dopo un primo passaggio in una bella PS che terminava quasi nella piazza del paese, avevamo deciso di andare in una PS dove a circa 1 km dal via avevamo notato alcune belle curve.
Arrivammo che mancava circa un'ora alla partenza; la strada era già chiusa al transito, ma a noi non interessava, perché avevamo già deciso di parcheggiare fuori dal percorso di gara e fare il chilometro a piedi.
Prendemmo l'attrezzatura e ci avviammo; fummo subito bloccati dalla solerte signora commissaria, che ci disse che non si poteva accedere al percorso neppure a piedi, che tutta la PS era vietata al pubblico; feci notare che noi avevamo il pass e non eravamo il pubblico, che nessuno in sala stampa ci aveva avvertito che ci fossero PS in cui era vietato l'accesso.
La discussione cominciava ad accendersi nei toni; c'erano due carabinieri che si tenevano da parte e non intervenivano e la cosa mi sembrava strana.
Infine circa mezz'ora prima del via della PS arrivò la vettura staffetta (la numero zero) per chiudere ufficialmente il percorso; alla guida riconobbi un commissario della CSAI che conoscevo; mi avvicinai, gli spiegai l'incredibile situazione; lui scese dalla macchina, andò dalla signora, la prese in disparte e dopo poco tornò dicendoci di andare pure avanti affrettando il passo perchè ormai mancava poco tempo.
Quando arrivammo alle curve dove volevamo fotografare trovammo un muro di spettatori alla faccia della PS con accesso vietato!!!
Tornato a Bologna, scrissi una lettera ad Autosprint sull'accaduto e la lettera su pubblicata integralmente; mi chiamarono dalla CSAI dicendomi che forse “era meglio lavare i panni sporchi in casa” e che comunque avevano preso nota.
A causa dei problemi con i permessi ricordo anche un rally organizzato dall'automobile club di Gorizia, con percorso interamente in territorio jugoslavo (c'era ancora la Jugoslavia); fu ben organizzato; vero che nei primi anni '80 non c'erano grossi problemi a passare la frontiera, ma diedero dei pass speciali e al confine organizzarono una corsia preferenziale per gli addetti ai lavori.
Due le gare in salita, la Cividale – Castelmonte e la Tolmezzo – Sella Chianzutan più nota come Tolmezzo – Verzegnis.
La prima era nota per il mare di iscritti, sempre oltre i 250 e un problema derivava dal fatto che durante le prove le vetture anziché col classico minuto di distacco spesso venivano fatte partire ad intervalli di 30” se non addirittura 20”; era necessario avere almeno una seconda macchina fotogafica pronta per non dovere saltare qualche pilota; la seconda riprese dopo anni di sopspensione a causa di un incidente mortale; se non ricordo male un prototipo aveva perso l'alettone subito dopo il traguardo e questo aveva colpito alla testa uccidendolo un poliziotto in servizio.
Andai alla prima edizione dopo gli anni di interruzione e c'era un vero terrore che si potessero verificare incidenti; il percorso era interamente transennato dall'inizio alla fine con le forze dell'ordine che controllavano a vista qualsiasi movimento; ricordo che a un ragazzino era caduta una lattina di aranciata sul prato poco sotto la transenna; non volevano che andasse a recuperarla neppure durante un'interruzione della gara!!!
Ultima manifestazione in terra friulana una gara di Kart con piloti di categorie maggiori automobilistiche, anche di F1, che si disputò alla Fiera di Pordenone.

goldsun 22-03-2010 19:20

Capitolo 9
 
Capitolo 9
Le gare in Italia (Veneto)


Il Veneto fu una delle regioni più colpite dal divieti negli anni '80, per cui molti bei ricordi si riferiscono agli anni precedenti, quando ancora andavo a vedere le gare solo per divertimento.
Negli anni '70 c'era un campionato italiano motociclistico seniores, dove correvano nei mesi primaverili prima dell'inizio del mondiale tutti i migliori piloti italiani e stranieri e un campionato juniores dove gareggiavano le cosiddette “promesse” per il futuro; quest'ultimo si disputava, a volte negli stessi circuiti del principale, altre volte in circuiti cittadini “minori”.
Uno di questi era il Circuito di Treviso, che uitilizzava le strade della circonvallazione della cittadina; ci andai due volte; erano gare folli, qualche balla di paglia davanti ad alberi e pali stradali e si correva; se ricordo bene nel campionato juniores c'erano tre classi (50cc, 125cc e 250cc).
L'altro circuito juniores dove andai in Veneto era il Circuito di Adria (dove adesso hanno fatto l'autodromo); era ancora più alluciunante; si svolgeva appena fuori dal paese uitlizzando quattro strade rettilinee con quattro curve ad angolo retto; chi conossce quelle zone, sa che spesso le strade sono ad un livello superiore rispetto ai campi circostanti ed erano tali anche quelle del circuito; una fila di balle di paglia segnava il limite massimo dell'asfalto e chi usciva di strada... volava nel campo sottostante.
A Giavera del Montello c'erano uno dei migliori campi di motocross e una pista di speedway; ci andai due volte arrivando in treno fino a Conegliano, poi prendendo un autobus e infine facendo qualche chilometro a piedi!
Altre due piste di speedway erano quelle di Lonigo e Montagnana.
La prima esiste tuttora ed è una delle più importanti d'Italia, la seconda invece non è più utilizzata.
Probabilmente pochi di coloro che mi leggono hanno mai visto dal vivo una gara di speedway (per televisione non si può apprezzare interamente lo spettacolo); se avrete l'occasione vi consiglio di andarne a vedere una, merita.
Lo speedway classico si disputa su piste in terra battuta di circa 400 metri (in pratica la pista di atletica attorno ad uno stadio); la pista di Montagnana era invece “Long Track”, una specialità diffusa soprattutto in Germania; era lunga circa 800 metri (immaginate la pista di un ippodromo di trotto) per cui le velocità erano molto maggiori e di conseguenza anche il pericolo; sulla pista di Montagnana correvano anche con i sidecar; cose da non credere!!
Del periodo pre-fotografico due le gare in salita che ricordo, la Vittorio Veneto – Cansiglio e la Stallavena – Bosco Chiesanuova.
La prima credo si disputi ancora; ci andai una volta con la Fiat 500 di mia madre (quando andavo da solo cercavo in tutti i modi di risparmiare, ecco il perché di trasferte in treno e autobus); la seconda invece non riuscii a vederla perché dopo il 1968 non fu più disputata; si correva nelle colline sopra Verona ed era una delle più importanti di quegli anni; una marea di concorrenti, sempre oltre i 250; a quei tempi Autosprint rriportava le foto di tutti i vincitori di classe; in quella gara c'erano sempre tutti con medie orarie da fare paura.
In occasaione di un Rally delle Due Valli, un bel rally nazionale che si disputava a Verona, mi capitò durante un trasferimento di percorrere il tratto di strada di quella che era stata la gara in salita; capii perché fu sospesa: era come un'autostrada in “leggerissima” salita!
C'è un episodio di un rally degli anni '70, che non posso non raccontarvi; l'Automobile Club di Padova organizzava la Coppa Dalla Favera un rally nazionale atipico; partiva da Padova ed arrivava in una località delle Alpi (forse San Martino di Castrozza, ma non sono sicuro); avevo letto su Autosprint di una prova speciale molto bella e spettacolare che partiva da Valstagna, poco a Nord di Bassano del Grappa; un anno riuscii a convincere un mio amico e due miei cugini più giovani ad andare a vedere il rally; erano tutti buongustai e li presi... per la gola; la PS si sarebbe disputata alla mattina presto e così programmammo di andare sul posto la sera prima per andare a mangiare in un famoso ristorante di Marostica.
Arrivammo in zona nel pomeriggio, andammo a vedere la PS, tutta su terra con bellissimi tornantoni; facendo qualche chilometro a piedi si poteva vedere l'intero percorso sottostante.
Alla sera come previsto andammo al ristorante; era molto caratteristico, ci portarono il menù scritto a mano in “dialetto veneto”.
Uno dei piatti tipici veneti è il fegato alla veneziana; fegato in dialetto si dice Figà, ma l'accento si intravvedeva appena e uno dei miei cuginetti disse ad alta voce: cos'è la figa alla veneziana?
Il cameriere sbiancò, per fortuna nei tavoli a fianco c'erano persone simpatiche e si misero tutti a ridere.
Mangiammo benissimo e altrettanto dicasi per il vino; i due giovani cugini esagerarono e dovemmo portarli a braccia in camera; la mattina seguente restarono in albergo a smaltire la sbornia.
Passando al periodo fotografico, detto di alcune gare su ghiaccio ad Asiago, Cortina d'Ampezzo e Gallio, di una gara di motocross ad Albettone, in provincia di Vicenza, e di un servizio giornalistico per un campionato internazionale di karting alla Pista Azzurra di Jesolo, ecco due belle manifestazioni per auto d'epoca.
La Coppa delle Dolomiti si disputa tuttora a Cortina d'Ampezzo; ci andò ovviamente quasi sempre Speedy, trattandosi di una gara di regolarità, che richiedeva foto “artistiche”, ma anch'io fui presente in almene due edizioni.
L'altra invece non si disputa più; era la Coppa Italia una specie di giro d'Italia riservato alle auto storiche, con prove speciali in tratti stradali di tipo rallystico ed altre in autodromo; partiva da Padova e arrivava fino a Roma per tornare nella città veneta.
Due le gare in salita: la Bassano – Monte Grappa dove andai una volta nei primi anni '80 e la Caprino Veronese – Spiazzi dove invece andai varie volte; quest'ultima si disputa ancora ed è una delle salite più veloci in Italia.
Ogni volta che viene disputata e che vedo i relativi servizi su RAI Sport + e altre televisioni, mi viene in mente un carissimo amico che in quel percorso nell'edizione del 2000 perse la vita, Fabio Danti; di lui vi parlerò quando arriveremo nella sua regione, la Toscana.
Come detto l'attività rallystica fu molto condizionata e ridotta a causa delle mancate autorizzazioni, seguite ad incidenti; al Rally città di Arzignano andai nelle primissime settimane della mia esperienza come fotografo e dopo alcune prove speciali la gara fu interrotta per un incidente mortale in cui uno spettatore perse la vita; ero molto inesperto e non sapevo come fare, perché dovevo prendere gli indirizzi, ma non mi sembrava il caso di andare a rompere le scatole in direzione gara e così infatti decisi di fare.
Altra gara che subì lo stop fu la Coppa Monte Venda, che si disputava nei colle Euganei, in provincia di Padova; vidi una delle ultime edizioni.
Verso la fine degli anni '80 ripresero invece alcune manifestazioni, soprattutto in provincia di Vicenza; ci furono il Rally di Schio, il Rally di Asiago e il Rally di Bassano; io però ormai facevo pochissime gare in Italia, essendo quasi sempre all'estero; mi rocordo solo un'edizione del rally di Bassano, peraltro piuttosto bello e spettacolare.
Un discorso a parte merita il Rally della Marca Trivigiana, che invece iniziò a disputarsi proprio in quegli anni “bui” e divenne presto piuttosto importante.
Non sono sicuro al 100%, ma credo di essere andato alla prima edizione insieme a Speedy nel 1983; era un rally sprint, ma trovammo dei passaggi veramente belli e spettacolari; la gara divenne in pochi anni molto più importante; alcuni anni dopo aveva già validità per qualche campionato italiano, perché ricordo che ci andai con tre collaboratori; dovevamo fare due passaggi, uno alla mattina in una PS dove avevano trovato delle curve da “urlo” e un altro al pomeriggio per avere qualche immagine in più per il giornale.
Le foto mattutine furono fantastiche; la gara faceva una sosta prima delle prove pomeridiane, così andammo a mangiare; quando tornammo in macchina per recarci sul percorso venimmo a sapere che nell'ultima prova della mattina una vettura era uscita di strada e il secondo pilota era morto sul colpo; la gara fu ovviamente sospesa; quando stampammo i rulli, trovammo anche le foto dell'equipaggio rimasto coinvolto nell'incidente, che era un nostro cliente; non sapevamo cosa fare; non sapevamo se i famigliari avrebbero gradito ricevere le foto; ci tolsero dal dubbio telefonandoci loro e richiedendole con la massima urgenza.
Ultima manifestazione veneta il Rally dei 500 Minuti un rally riservato alle vetture d'epoca in provincia di Verona, dove andai, credo, due volte.
Negli anni '90 andai a Padova, assieme all'allora direttore di Rombo, Marco Magri per un servizio a casa di Riccardo Patrese.
Avevo seguito Patrese da quando aveva iniziato a correre con la Formula Italia e che avesse una stoffa diversa da tanti altri, lo avevo capito subito; non lo avevo però mai conosciuto di persona e quando arrivai a seguire la F1 come fotografo, lui era già a fine carriera; non avevo mai avuto confidenza con lui; non era scortese, come invece alcuni altri, ma non dava molta confidenza; era scorbutico, d'altra parte anche con gli altri piloti non legava molto; era etichettato come “un duro”, non molto corretto.
Sono sincero, andai a fare quel servizio un po' scettico; Patrese fu invece gentilissimo e non era gentilezza legata all'intervista.
Gli ricordai alcuni episodi delle gare di quando era giovane, un mega cappottamento alla curva Tosa di Imola; era sbalordito e piacevolmente sorpreso.
In Veneto c'era la sede di una nota azienda che forniva batterie; durante uno dei miei primi rally di una certa importanza (credo un Rally Val d'Aosta) incontrai e conobbi per la prima volta un personaggio “UNICO”; costui era un dipendente dell'azienda, non ho mai saputo con quale qualifica; seguiva con un furgone varie competizioni automobilistiche e ciclistiche e con una faccia tosta incredibile riusciva a salire in tutti i podi delle premiazioni indossando una maglietta con in evidenza il marchio dell'azienda, si faceva fotografare o riprendere a fianco dei vincitori; era il massimo esponente della pubblicità indiretta; la ditta non spendeva una lira per pubblicità, mandava in giro questo personaggio che riusciva a intrufolarsi in ogni luogo.
Era simpastico, ma un po' invadente; continuò così, con molti che chiudevano gli occhi, finché la FIA, ed Ecclestone in particolare, prese in mano direttamente la gestione dei pass e delle premiazioni; Bernie si accose subito di questo personaggio che non pagava diritti, che non aveva titoli per salire nei palchi eppure era sempre presente; diffidò tutti team, fotografi, giornalisti dal procurargli pass pena l'espulsione; il personaggio venne a chiedere un pass anche a me; gli risposi che era tempo che i titolari della sua azienda cominciassero a fare come tutti gli altri e non sfruttassero ulteriormente la sua passione.
Riuscì a farsi assumere dalla Benetton di Briatore come autista del Motor Homee rimase così nell'ambiente per qualche tempo poi sparì.
In provincia di Vicenza c'era la sede di uno dei migliori team di Formula 3, che era anche uno dei nostri migliori clienti, la Prema Racing; mi fa piacere constatare che ancora oggi è uno dei team di riferimento per Formula 3 e Formula Renault; per chi non lo sapesse la Prema fu il team che lanciò Jaques Villeneuve, quando venne in Italia giovanissimo, facendogli disputare il campionato di F3.
Ricordo anche che il primo anno Villeneuve non fece grandi risultati e molti erano scettici; Piccolo che allora dirigeva il team mi disse; questo è il più forte di tutti, diventerà campione del mondo!

goldsun 05-04-2010 16:34

Capitolo 10
 
Capitolo 10
le gare in Italia (Emilia-Romagna 1a parte)


Ed eccoci nella mia regione, dove ovviamente le gare da ricordare sono moltissime con molti ricordi belli e purtroppo molti anche tragici.
A Piacenza, prima ancora di diventare fotografo, ero andato varie volte a seguire il Rally delle Valli Piacentine una bella gara valida per il campionato italiano.
Collaboravo da pochi mesi con l'agenzia, quando andai insieme ad uno dei titolari, a Speedy e ad un altro collaboratore a fare il servizio fotografico per quella che sarebbe stata l'ultima edizione della gara, almeno al livello di importanza che aveva raggiunto.
Fu una gara costellata da gravi pecche organizzative; ricordo che nel tardo pomeriggio ero in attesa del passaggio dei concorrenti poco dopo la partenza di una PS.
Dal punto in cui mi trovavo vedevo perfettamente il via; arrivarono i primi concorrenti, partì la vettura che chiudeva il percorso, ma il via al primo concorrente tardava; c'era stato un icidente nella PS precedente, pertanto, come consuetudine, i commissari attendevano che arrivassero anche i concorrenti che erano rimasti bloccati per evitare di avere “un buco”.
Purtroppo però l'interruzione fu molto lunga; in questi casi l'organizzazione di solito annulla la prova facendo tagliare parte del percorso in modo che i concorrenti si riuniscano; se invece la prova riparte fanno partire un'altra vettura per richiudere la strada in quanto nel frattempo vetture del pubblico possono essere entrare nel tracciato; tenete presente che nel 1980, non c'erano le possibilità odierne di comunicare.
Invece tra la sorpresa generale dopo quasi 90 minuti di attesa venne fatta partre la prima vettura senza ulteriore chiusura della strada; le vetture in gara trovarono sul tracciato di tutto e solo per un miracolo non ci furono incidenti; i piloti si infuriarono e la gara perse la validità per il titolo italiano.
Ma quell'ultima edizione del Valli Piacentine resta nella mia memoria per un fatto ben più grave; era il 2 agosto 1980, il giorno della strage alla stazione di Bologna; alla partenza passammo davanti alla stazione una decina di minuti prima dell'esplosione, durante il viaggio ascoltammo musica alla radio; arrivati a Piacenza passammo alla direzione gara, ma nessuno ci disse nulla; venimmo a sapere dell'esplosione (in un primo momento si pensava ad una fuga di gas, non ad un attentato) quando arrivammo ad un ristorante per mangiare qualcosa prima del via della gara; incontrammo un collega di Livorno che ci disse: “Avete sentito? La stazione di Bologna non c'è più”.
In quel momento la televisione stava trasmettendo le prime immagini.
Tornammo a Bologna verso le 23,00; vollero tutti andare a vedere (io sinceramente non ci tenevo molto, mi sembrava di dare fastidio); eravamo tutti con la divisa dell'agenzia (forse non l'ho mai ricordato, ma l'agenzia ci teneva che indossassimo delle camicie con il loro logo) e rimasi sbalordito dalla facilità con la quale riuscimmo ad arrivare sul luogo del disastro, nonostante tutto fosse transennato e la circolazione bloccata.
Parcheggiammo in via Amendola (potete facilmente verificare dove si trova) e da lì arrivammo nel piazzale della stazione; vigili urbani, poliziotti, carabinieri vedevano la divisa di un'agenzia fotografica e lasciavano passare senza dire nulla; rimasi allibito.
Ricordo Bruno Vespa che stava parlando in diretta sotto il portico di fronte alla stazione.
Fino ai primi anni 70 in provincia di Piacenza si svolgeva una bella salita la Castell'Arquato – Vernasca; ci andai due volte prima che venisse soppressa per un grave incidente in cui rimase gravemente ferito uno dei più celebri specialisti di allora, Edoardo Lualdi Gabardi, insieme ad alcuni spettatori; era una gara atipica, con i primi chilometri che erano praticamente in pianura e tutti rettilinei fino all'abitato di Lugagnano, dove la strada iniziava a salire.
Da Lugagnano partiva anche la versione motociclistica della salita e sullo stesso percorso vennero disputati vari slalom.
L'autodromo Riccardo Paletti di Varano de Melegari l'ho praticamente visto nascere; lessi su Autosprint (1969 o 1970?) che attorno al campo di calcio del paese era stato ricavato un anello di asfalto con una piccola variante (non più di 500 metri in tutto) e che si sarebbe disputata una gara ad inseguimento; fu così che mi recai per la prima volta a Varano.
Dopo un anno la pista fu portata a 1.200 metri e poi piano piano all'attuale lunghezza.
Negli anni 70 ci andai molto spesso, non meno di sei, sette volte l'anno; facevano ogni tipo di gare; indimenticabili per le incredibili vetture che vi partecipavano quelle valevoli per Campionato Svizzero; come saprete in Svizzera, con un referendum votato negli anni '50 dopo il gravissimo incidente alla 24 ore di Le Mans, sono vietate le gare in circuito (ma sono permessi i rally e le gare in salita!!!); gli svizzeri pertanto emigrano per il loro campionato nazionale correndo in Francia, Germania e Italia (Monza, Varano e Misano).
Nei prima anni le infrastrutture erano alquanto pionieristiche e si parcheggiava sul greto del fiume Ceno che lambisce l'autodromo; una domenica cominciò a piovere violentemente; l'acqua del fiume si alzò e cominciò a sommergere il parcheggio; io me ne accorsi in tempo, ma per alcuni che avevano l'auto nella parte più esterna fu troppo tardi.
C'erano due fratelli che correvano con ogni tipo di vettura, i fratelli Renato e Mario Benusiglio; due veri gentlemen che quando divenni fotografo conobbi di persona; uno di loro, non ricordo però chi dei due, cappottò all'uscita della curva Ickx; l'auto (mi sembra una Ford Escort) ricadde strisciando col tetto sul guard rail e questo cominciò a “segare” l'auto.
Quando la vettura si fermò, tutti, commissari e spettatori, guardavano allibiti l'auto pensando al peggio ed invece una volta aperta la portiera il pilota, tutto rannicchiato su stesso, era illeso.
Quando cominciai a fotografare, Varano fu uno degli autodromi dove andai prima e più spesso, perché data la conformazione era come fotografare in un rally e non necessitavano focali lunghe.
Ma quanti rischi; si facevano le partenze dal terrapieno sopra la curva Ickx (allora non c'era la variante, era una curva ad angolo retto senza via di fuga), dopo i primi giri, o ci si spostava al Ferro di Cavallo sempre costeggiando la pista o si attraversava (sì i commissari se ti conoscevano ti lasciavano fare tutto quello che volevi) e ci si appostava all'esterno del tornantino.
I commissari di Varano meritano una citazione; erano dei simpaticissimi pazzi scatenati; ognuno aveva la sua postazione fissa e ben raramente mancavano ad una gara; l'uscita del ferro di cavallo era territorio di una coppia, marito e moglie con pappagallino che si posava sul guard rail all'esterno della curva a da lì seguiva tutte le gare volando via solo in caso di urto, ma ritornando subito dopo; all'interno del tornantino c'era invece un solitario; le vetture tagliando la curva portavano spesso terra in pista e lui tranquillo senza alcuna bandiera spazzava la curva, mentre le auto lo sfioravano.
A Varano non ci si fermava mai a dormire; spingendo un po' sull'acceleratore in un'oretta scarsa si era a casa; si mangiava però molto bene; le volte, non molte a dire la verità, in cui c'era la possibilità di una sosta fra le gare o prove del mattino e quelle del pomeriggio, c'era solo l'imbarazzo della scelta.
All'ingresso dell'autodromo, sulla destra rispetto al ponte sul Ceno che porta alla pista, c'era un'officina dove venivano costruite delle vetture di Formula 3; era quella dell'ing. Dallara uno dei grandi progettisti italiani.
Di fatto ormai da 35 anni Dallara ha monopolizzato la Formula 3; negli anni molti costruttori hanno tentato di rientrare o entrare, ma, se guardate gli schieramenti di tutti i campionati di Formula 3 nel mondo il 98% delle vetture sono Dallara; ha costruito o costruisce tuttora vetture di varie categorie, GP2, Indy car, World Series Renault; ricordo la vettura Can Am con cui corse Gilles Villeneuve nel 1977, la Lancia LC1 e la successiva LC2 dei primi anni '80 (quelle con i colori Martini), La Formula 1 della Scuderia Italia, la famosa Ferrari 333 che gareggiò quasi imbattibile per una decina di anni nel campionato americano IMSA (il predecessore della ALMS), la Ferrari F50 GT, l'Audi TT DTM e di sicuro dimentico qualcosa.
L'ho conosciuto e incontrato varie volte e debbo dire che di persone così educate, affabili e... alla buona non ne ho conosciute altre.
Quando nel 1991 aprì la nuova factory andai a fare un servizio fotografico; rimasi impressionato dalla pulizia e dall'ordine che regnava dappertutto; Dallara è il padre padrone, in senso buono, di Varano de Melegari; ricordo che quel giorno Dallara ricevette una telefonata che l'avvisava che al circuito (eravamo di mattina) stavano girando delle vetture senza silenziatore in orario non consentito.
L'immediata telefonata che l'ingegnere fece in autodromo e il tono che usò con il responsabile della pista che gli rispose mi bastarono per capire il tipo d'uomo tutto d'un pezzo.
Una volta un giornalista gli chiese perché non aveva accettato un importante incarico per una vettura di F1 che avrebbe però dovuto seguire anche nelle piste.
La sua risposta fu: “Lavoro tutto il tempo che occorre, ma alla sera dopo cena io devo fare la partita di tresette con gli amici al bar di Varano, come faccio ad andare in giro per il mondo?”
Questo è l'ing. Paolo Dallara.
A Varano c'era anche (credo ci sia ancora) la scuola di pilotaggio di Andrea De Adamich; conobbi De Adamich sulle piste di F1 quando faceva le telecronache per Mediaset; a differenza di alcuni altri, pur avendo una notevole auto stima, non faceva pesare la sua convinzione di essere quasi infallibile; in seguito lo incontrai a Monza per la prova su strada di una Renault e mi colpì la cura maniacale che riservava alla preparazione del commento.
Ripeteva anche decine di volte finché registrazione non era perfetta, almeno secondo lui.
Nel 1994 andai a Varano per fargli un servizio fotografico con intervista riguardanti la scuola di pilotaggio; mi conosceva, ma non eravamo molto in confidenza e quel giorno aveva evidentemente altro cui pensare; mi sembrava che non ne avesse molta voglia.
Iniziai allora da molto lontano; vi ho detto, nel prologo, che nel 1962 mio padre mi portò a Monza a vedere il Gran Premio; come gara di contorno c'era la Formula Junior (la F3 di allora) e correva De Adamich.
Iniziai l'intervista ricordandogli che quel giorno io ero a Monza, che seguii la sua gara, dove condusse la gara fino all'ultimo giro, quando alla seconda curva di Lesmo fece un tetacoda; gli ricordai anche che Auto Italiana (la rivista che c'era prima della nascita di Autosprint) scrisse che aveva avuto un problema tecnico, ma non era vero.
Rimase allibito e gli ritornò la voglia per l'intervista.

goldsun 19-04-2010 21:40

capitolo 11
 
Capitolo 11
Le gare in Italia (Emilia Romagna 2a parte)


Sempre in provincia di Parma il Rally del Taro che iniziò a disputarsi proprio negli anni '80; ci andai due o tre volte, ma non ho ricordi particolari; prove abbastanza anonime senza particolari spunti fotografici.
Un discorso a parte merita il Kartodromo San Pancrazio sulla via Emilia a pochi chilometri da Parma in direzione Milano, che a quei tempi era il più importante in Italia assieme a quello di Jesolo.
Iniziai ad andarci prima di diventare fotografo in quanto venivano organizzate moltissime gare, tra le più importanti; erano gli anni in cui correvano in kart De Angelis, De Cesaris e poi Gabbiani e Cheever; fu una delle piste in cui andai più spesso anche come fotografo.
Conoscevo benissimo il gestore, così nel 1983 pochi mesi dopo che avevamo fondato la nostra agenzia, in occasione del Trofeo Margutti**, una gara che segnava l'apertura della stagione agonistica in febbraio, ci accreditammo non solo per fare le foto delle gare (circa 250 piloti), ma anche per fare la premiazione ufficiale alla sera della domenica in un albergo di Parma.
Fu con enorme sorpresa che alla premiazione io e Fox, che era con me, venimmo chiamati sul palco e premiati con tanto di coppa con dedica; fu veramente un gradito e inaspettato omaggio.
Il Rally dell'Appennino Reggiano era una delle gare che odiavo di più, non tanto per il percorso con belle e spettacolari PS, ma per l'orario di partenza; la gara partiva sempre verso le 18,00 il che significava che ci si trovava a fotografare verso le 18,30/19,00; l'ora peggiore, in cui la luce calava, ma era presto per usare il flash; non era impossibile fotografare, era più difficile e i collaboratori spesso facevano dei mezzi disastri.
Che fortunati oggi con il digitale; tutti problemi scomparsi.
Continuando ad avvicinarci a Bologna, ecco Modena; negli ultimi anni '60 e primi anni '70 in Primavera si correva un circuito motociclistico in un ex aeroporto appena fuori dal centro storico; era costituito da un quadrilatero con una piccola chicane in uno degli angoli e da una diagonale; mi spiego meglio: partenza lungo uno dei lati lunghi, picola chicane, lato corto, diagonale fino a ¾ della sua lunghezza e ritorno con la carreggiata divisa in due dalle balle di paglia, altro lato liungo opposto a quello della partenza, l'altro lato corto e si ricominciava.
Correvano tutti i piloti che facevano anche i cicuiti romagnoli, cioè i migliori.
A ripensarci sembrano cose impossibili, ma quando penso che in Germania alla fine degli anni '80 il DTM correva ancora ancora a Diepholz... che era uguale!!! (ve ne parlerò al momento opportuno).
A Modena veniva organizzato un bel rally nazionale, uno dei primi che negli anni '80, lasciò le prove notturne per disputarsi quasi interamente di giorno, Il Rally Città di Modena.
Fu anche il primo rally in assoluto che vidi subito dopo avere preso la patente; fino ad allora avevo letto dei rally sui giornali specializzati, ma non avevo mai visto una gara dal vivo; fui fortunato, perché capitai in un fine PS bellissimo (si vedeva più di un chilometro di strada con curve di tutti i tipi); forse fu per questo che mi appassionai subito alla specialità.
Ancora in provincia di Modena ricordo la Pista di Motocross di Serramazzoni dove si svolgevano molte gare importanti e quella di Savignano sul Panaro più modesta, dove una volta andai, nonostante una pessima giornata di pioggia, e la gara venne annullata per impraticabilità della pista; dovetti accontentarmi di un buon pasto in una trtattoria del luogo.
A Formigine c'era una delle pochissime piste di Speedway fuori dal Veneto ed aveva la particolarità, per quei tempi rara, che si correva di notte; Palagano invece ospitava un bel rally sprint ed anche una gara del campionato italiano Fuoristrada.
Un discorso a parte meritano ovviamente Maranello e Fiorano con la pista e la fabbrica della Ferrari.
La pista di Fiorano con la presentazione e i primi giri delle vetture di Formula 1, fu l'incubo di molti inverni; la presentazione era statica e avveniva sempre all'interno della pista; era l'unica occasione in cui fotografi e giornalisti venivano fatti entrare, dopo controlli a livello CIA; anche se la Ferrari in quegli anni era in netta crisi, arrivavano fotografi da tutto il mondo nella speranza di fare qualche foto “diversa”, cosa assolutamente impossibile; sarebbe stato molto più sensato che la Ferrari avesse distribuito una cartella stampa, ma così destava più curiosità e interesse.
Fatta la presentazione, l'attesa si spostava ai primi giri di pista nei giorni successivi, prima che la vettura partisse per i test in qualche autodromo; non c'erano mai comunicati ufficiali su quando la vettura sarebbe andata in pista; bisognava andare ad intuito; in pratica, fino a quando non si riuscivano a fare le foto necessarie ogni mattina bisognava andare in macchina a Fiorano (parliamo di gennaio o febbraio, spesso con freddo e nebbia) e si aspettava che la nuova F1 scendesse in pista; eravamo sempre in cinque o sei fotografi; i posti da cui fotografare non erano molti e bisognava essere sempre pronti (capitava che l'auto facesse 1 giro e poi si fermasse anche per ore) e fin che non scendeva il buio non potevamo abbandonare le postazioni.
L'unico aiuto ci era dato da un collega che, essendo il fotografo ufficiale della Marlboro, anche se non poteva entrare in pista neppure lui, era però collegato via radio con l'addetto stampa che lo avvertiva se le prove venivano definitivamente interrotte (ricordo che a quei tempi i telefonini non esstevano ancora); solo quando arrivava l'ok potevamo andare a riscaldarci in un bar.
Come detto eravamo d'inverno, poteva capitare che andavi lì un giorno e, nonostante il brutto tempo, riuscivi a fare le foto necessarie; tutto a posto? No, se il giorno dopo c'era il sole, dovevi tornare perché il giornale non si accontentava di foto “grigie”, le voleva belle luminose.
Un anno fummo premiati dalla Ferrari, per una foto che avevamo inviato ad un concorso fotografico ideato da qualche loro sponsor: la foto premiata era stata fatta da Fox ed io e lui fummo invitati al pranzo che si tiene in fabbrica a Maranello alla fine della stagione.
Io mi prensentai con macchina fotografica e flash per fare qualche scatto a Fox; all'ingresso, con molta gentilezza, ma altrettanza fermezza, l'addetto stampa, che conoscevo benissimo, mi requisì tutto: “Spiacente qui dentro è vietato fotografare; le foto le facciamo noi e poi le mandiamo sia a voi che ai giornali”
Questa è la Ferrari; top secret anche per un pranzo!!!
Superato questo piccolo incidente di percorso ci fecero accomodare ai tavoli ed io capitai, tra gli altri con una delle persone che mi stavano più antipatiche in aassoluto: John Barnard.
Ricordate? l'ingegnere pagatissimo che dopo avere fatto vetture fantastiche alla McLaren, doveva risollevare il Cavallino.
Non era certamente una persona gioviale e io avevo avuto un battibecco con lui in Messico poco tempo prima; ero nel paddock, durante il Gp di F1 che si disputava a Città del Messico e stavo cercando di fare ritratti a piloti, tecnici o chiunque trovassi; vidi Barnard che stava divorando un gran piatto di pasta preparata dai cuochi Ferrari e mi parve un immagine simpatica; si arrabbiò moltissimo mandandomi degli accidenti e allontanandosi immediatamente.
Quando ci trovammo seduti uno di fianco all'altro fu la prima cosa che venne in mente sia a me che a lui.
Anche se non ero sincero gli dissi nel mio non certo perfetto ingese: “Spiacente per il Messico, ma è il mio lavoro” e lui “nessun problema, ma... la mia “privacy”” ed io, non riuscendo a trattenere una risatina “la sua privacy nel paddock?” Restò un attimo perplesso, poi iniziò a ridere anche lui e il pranzo, oltre che squisito per il cibo, fu anche molto disteso.
A Bologna sono nato e abito; degli anni della gioventù ricordo soprattutto la Bologna – Raticosa una gara in salita bellissima che si disputava sulla statale che da Bologna porta a Firenze; partiva da Pianoro ed arrivava al passo della Raticosa attraversando i paesi di Monghidoro e Loiano; era una salita atipica, molto più lunga di tutte le altre (oltre 30 Km), c'erano anche dei tratti in discesa; ero ancora un adolescnte e ci andavo con mio padre; spesso andavamo all'arrivo sul passo, dove c'era un'ottima visuale; al ritorno si seguiva la strada della gara e era un viaggio interminabile perché c'erano sempre moltissime auto fuori strada che venivano nel frattempo recuperate.
Altra gara in salita la Vergato – Cereglio; di questa manifestazione c'era sia la versione automobilistica che quella motociclistica; quella automobilistica la andai a vedere due o tre volte con mio padre, all'altra invece andai dopo avere avuto la patente e una volta convinsi un mio amico; mi disse che fu una delle più brutte giornate della sua vita, in effetti le gare in salita motociclistiche erano di un livello tecnico veramente basso e pericolosissime.
In provincia di Bologna c'era anche un bel Rally, il RAAB (Rally dell'Alto Appennino Bolognese) con sede a Castiglione dei Pepoli; era organizzato da una scuderia privata (mi sembra si chiamasse Palazzina) e divenne sempre più importante, finché subentrò qualcuno legato all'automobile club, che fece il passo più lungo della gamba; ricordo una PS sul tratto in salita praticamente cittadino che porta al Santuario di San Luca a pagamento!!!.
Il rally sparì ed è ritornato da qualche anno riprendendo tratti cronometrati di quello originale.
Ma Bologna, per quanto riguarda i motori significa Motor Show manfestazione che ho sempre detestato.
Ero andato qualche volta al Motor Show come spettatore, senza appassionarmi più di tanto; fondata la nostra agenzia all fine del 1982 provammo ad accreditarci, pensando che non facessero tante storie; solo dopo molte insistenze riuscummo ad avere 1 pass.
Negli anni successivi andò meglio e avemmo sempre almeno due pass; io cercavo sempre di evitare il Motor Show e appena comnciammo a seguire anche i test invernali di F1, io, appena c'era la possibilità, me ne andavo.
Il peggio arrivò negli anni '90, quando diventammo i fotografi ufficiali di Rombo; l'organizzatore del Motor Show era il proprietario di Rombo e quindi del Motor Show voleva avere TUTTO.
Erano 15 giorni allucinanti; alle 09,30 del mattino bisognava essere sul posto per uscire solo alla chiusura; dovevamo fotografare tutto, gli ospiti, le conferenze, le presentazioni, le gare continuando ad entrare e uscire da zone caldissime, dove si sudava, o al contrario freddissime come spesso capitava nel piazzale dove si svolgevano le manifestazioni sportive.
Alla fine eravamo spesso tutti ammalati.
Alla fine della giornata bisognava sviluppare i rulli e consegnare subito le foto per una prima scelta; in pratica per quindici giorni si lavorava circa 16 ore al giorno, mangiando qualcosa nei vari stand.
Forse adesso avete capito perché odiavo il Motor Show.

** Il Trofeo Margutti si diputa ancora oggi, ma non più sulla pista parmense che è stata chiusa

goldsun 03-05-2010 18:41

Capitolo 12
 
Capitolo 12
Le gare in Italia (Emilia Romagna 3a parte)

A Ferrara c'era la Scuderia San Giorgio, che organizzava ogni anno due o tre rally sprint; alcuni si svolgevano nelle colline alla perriferia di Bologna, altri invece nella campagna ferrarese con PS ricavate nei luoghi più incredibili tipo le strade di zone artigianali o addirittura all'interno delle recinzioni di aziende private; un'altra PS si svolgeva sulla Pista di Kart di Pomposa a San Giuseppe di Comacchio.
Erano gare che si svolgevano nella mattinata della domenica e ne andai a vedere parecchie sia prima di diventare fotografo, che nei primi anni "professionali".
Negli anni '70 la Ford organizzò per alcuni anni un campionato di Autocross con gare che si disputavano in circuiti improvvisati; le vetture erano fornite dalla casa tedesca e i piloti partecipanti si sfidavano guidando Ford Escort e Ford Capri; se ricordo bene le vetture venivano sorteggiate.
A Idice un paese a circa 10 Km da Bologna, sulla via Emilia in direzione di Imola, andai a vedere una di queste manifestazioni; ricordo una grande polvere, finché non arrivò un gran temporale e tutto finì nel fango.
Nelle colline sopra Bologna feci anche il mio unico servizio fotografico in una ara di Trial; le foto furono abbasatanza belle, ma i piloti non gradirono molto e lasciammo perdere.
Due le gare di motocross che vidi in provincia di Bologna; una a Casalfiumanese, da spettatore e una a Medicina da fotografo; la prima era una pista permanente senza grandi pretese (credo esista ancora) a pochi cilometri da Imola verso la collina; la seconda invece era in pianura, ci andai nei primi anni, quando ancora ero all'agenzia, per una gara juniores con moltissimi iscritti; alla fine eravamo tutti impolverati e anche le foto ovviamente ne risentirono.
Ed ecco finalmente l'Autodromo di Imola cui sono legati tantissimi ricordi, molti purtroppo anche tragici.
Iniziai ad andare a Imola con mio padre, quando ancora il circuito non era permanente; negli anni '60 ricordo anche una gara di Formula 1, ovviamente non valevole per il mondiale; a quei tempi c'erano un certo numero di gare al di fuori del mondiale che venivano organizzate ogni anno.
Con mio padre il posto classico dove andare ad assistere alle gare era la Curva della Rivazza.
Erano gli anni della Conchiglia d'Oro Shell, gara motociclistica che si disputava in primavera insieme ai circuiti romagnoli; quando iniziai ad essere indipendente il mio posto preferito divenne invece la curva della Tosa; non c'erano ancora le varie chicanes e le vetture o le moto arrivavano alla staccata dopo avere percorso in pieno tutto il tratto curvilineo velocissimo che iniziava dalla uscita della Rivazza.
Ci fu un periodo in cui quasi sempre, il giorno delle gare di Imola pioveva, tanto che uno pseudo studioso pubblicò una ricerca scientifica che spiegava la cosa con il vortice d'aria che si generava a causa delle auto e delle moto che giravano in senso antiorario; la cosa grave e incredibile fu che il Resto del Carlino, il quotidiano di Bologna, pubblicò la notizia dandone ampio risalto!!!
Ero a Imola nel 1971 in occasione di una 500Km valida per il campionato Interserie; piovve tutto il giorno e alla Tosa, ormai ridotta ad una distesa di fango si faticava a stare in piedi e soprattutto fermi, nel senso pian piano si scendeva verso il basso.
Ad un certo punto si sentì lo speaker (il fratello del dott. Costa, quello del motomondiale) gridare; era accaduto un incidente nel rettilineo d'arrivo; l'austriaco Klaus Reisch che correva con una Alfa 33 aveva perso il controllo della sua vettura e dopo essere rimbalzato tra muretto box e guard rail si era fermato centinaia di metri dopo con la vettura che stava prendendo fuoco; non ci fu nulla da fare, il pilota morì quasi all'istante.
Quell'incidente portò alla costruzione della prima variante bassa che, dopo successive modifiche, arrivò alla conformazione che mantenne fino agli anni '90.
Un'altra triste giornata imolese cui fui presente la vissi, se non ricordo male, nella primavera del 1975 in occasione della gara di campionato italiano motociclistico; un giovane emergente, Vinicio Salmi, provocò una terribile carambola alla Piratella e insieme a lui trovò la morte anche un altro centauro; mi sembra si chiamasse Piccirilli.
Negli anni '70 l'autodromo di Imola non era ancora permanente; ogni volta che si disputava una corsa gli organizzatori dovevano richiedere il permesso alla comissione di vigilanza; di solito era una formalità; veniva avanzata qualche richiesta in più per la volta successiva, ma niente di particolare.
Un anno era in programma il Trofeo Deserti, una gara valida per il campionato italiano vetture turismo e gran turismo; si erano iscritti oltre 300 piloti e le vetture erano già a Imola, quando il sabato, il giorno delle prove il permesso venne negato.
Negli ultimi anni da semplice spettatore appassionato, le gare più belle furono senz'altro le 200 miglia, che l'organizzatore e creatore del circuito del Santerno, Checco Costa inventò prendendo come base la 200 miglia di Daytona.
Divenuto fotografo, passarono alcuni anni prima che effettuassi il mio primo servizio fotografico a Iomla.
Apro una piccola parentesi; quando fondammo la nostra agenzia, nei primi anni, ovviamente, facemmo quasi esclusivamente gare in Italia e adottammo un metodo molto democratico per decidere chi fra me, Speedy o Fox doveva effettuare i servizi nelle varie gare; il principio si basava sul fatto che dovevamo essere intercambiabili, ognuno di noi doveva conoscere i clienti e i circuiti ed essere in grado di fare il servizio necessario.
Così a rotazione ogni settimana uno di noi era il primo a scegliere dove andare, un altro il secondo e così via; ovviamente ognuno seguiva anche le sue preferenze e... le sue capacità; io mi rendevo conto che, pur essendo il più appassionato di corse, a livello fotografico ero ancora meno esperto di Fox; di conseguenza nei primi tempi, spesso sceglievo di seguire un rally piuttosto che una gara in pista; passando il tempo però cominciai a ritenermi sufficientemente capace e così, un fine settimana, in cui la prima scelta toccava a me, decisi di andare a Imola dove era in programma una mega riunione con F3, Turismo e tutti i vari campionati di allora.
Speedy ci rimase malissimo e mi disse senza mezzi termini che per il bene della nostra agenzia sarebbe stato meglio se ci fosse andato lui; ne seguì una discussione piuttosto accesa, ma tenni duro; ero convinto che avrei fatto un ottimo servizio e... così fu; arrivarono moltissimi ordini per mesi, soprattutto di posters, grazie alle foto fatte all'uscita della variante alta con le vetture che saltavano sui cordoli.
Ogni volta che arrivava un ordine io punzecchiavo Speedy che da allora non fece più obiezioni.
Dopo che iniziammo a seguire costantemente la Formula 1 andai tutti gli anni ad Imola in occasione del GP, mentre le altre occasioni furono rare in quanto gli organizzatori pensavano solo alla F1 ed erano poche le gare di altri campionati che si disputavano.
Nel 1991 o 92 venne inviato a Imola in occasione di una giornata organizzata dalla Jaguar per fare provare ai giornalisti e ai fotografi la XJR-12 che disputava il mondiale prototipi; dovevo fare un giro di pista con la vettura a fianco (avevano allestito il sedile dal lato passeggero) di uno dei due piloti; mi toccò Brundle; mi diedero tuta e casco regolamentari, mi fecero firmare lo scarico di responsabilità.
Gli accordi prevedevano un giro a velocità ridotta (si fa per dire) durante il quale avrei fotografato con un 20 o 24mm i movimenti del pilota con volante, cambio, pedali e poi un giro lanciato!!!
Mi avvertirono, come fecero anche con tutti gli altri fotografi, di tenere ben stretta la macchinsa fotografica.
Con i soliti colleghi spiritosi che si facevano il segno della croce mentre mi salutavano, partii; durante il primo giro feci il compitino delle foto poi al passaggio davanti ai box, come d'accordo, alzai il pollice e Brundle accelerò; nonostante fossimo già ad una certa velocità, mi sentii letteralmente schiacciato contro lo schienale; percorremmo la curva del Tamburello in accelerazione; la pista diventava sempre più stretta; in quei secondi continuavo a ripetermi: "Tranquillo, Brundle si tiene senz'altro un ampio margine", ma intanto la curva della Tosa si avvicinava sempre e lui... non frenava.
Alla fine, naturalmente, frenò e le cinture mi fecero quasi mancare il respiro; in quel momento capii perché mi avevano detto di tenere ben stretta la macchina fotografica.
Nemmeno il tempo di riprendermi che già eravamo in piena accelerazione verso la Piratella, bellissima; ed ecco la chicane delle Acque Minerali; mi sembrava di essere seduto per terra e mentre vedevo avvicinarsi il cordolo istintivamente immaginai che avrei sentito un gran colpo al... sedere; invece, nulla; idem alla variante alta e infine discesa fino alla Rivazza con altra frenata da togliere il fiato.
Fu un'esperienza indimenticabile e non vi dico le facce di Speedy e Fox quando glielo raccontai; loro pensavano che fossi andato a fare solo un noioso servizio di routine.
Nel 1992 ero a Imola per dei test di F1; ero ai box , quando le prove furono interrotte; Riccardo Patrese era uscito di pista al Tamburello; furono attimi drammatici, ma per fortuna subito avvisarono che il pilota era indenne; ovviamente nessuno aveva immagini; c'erano solo quelle del circuito chiuso dell'autodromo che erano state prelevate dalla RAI e portate a Bologna per essere trasmesse nel primo notiziario; non so come, il giornalista di Rombo presente in autodromo si accordò con la tv si stato; mi disse di andare alla sede di Bologna, mi diede un nome, che ora non ricordo, e arrivato lì mi permisero di fotografare le immagini dell'incidente.
Ed eccoci al terribile GP del 1994; il venerdì dovevo fare delle foto ad una vettura di serie di cui Rombo faceva una prova su strada ed ebbi il permesso di farle sulla pista in un intervallo delle prove; lo so che tutte le indagini successive alla morte di Senna, hanno negato che la causa potesse essere il dislivello tra due diversi tipi di asfalto che c'era nel mezzo della curva del Tamburello, resta il fatto che percorrendo la curva a velocità normale con un auto di serie quel dislivello si sentiva e molto!
Durante le qualifiche del sabato ero ai box (in quegli anni se ricordate bene i piloti scendevano in pista solo nei minuti finali ed era inutile andare in pista per poche foto, molto meglio restare ai box dove c'era più possibilità di foto particolari); stavo chiaccherando con un commissario, che era anche pilota e cliente, quando venne esposta la bandiera rossa; l'ultima cosa che in quegli anni si pensava era che sarebbe potuto capitate un incidente mortale; si erano visti da tanti anni incidenti paurosi e spettacolari sempre finti in modo positivo; invece le notizie relative a Ratzenberger furono subito tragiche; inconsciamente tutti metabolizzammo l'accaduto addossando la colpa alla vettura che era mal costruita (ed in parte la cosa venne confermata dall'incidente di Montermini che due settimane dopo a Barcellona si fratturò i piedi in un incidente di molto minore gravità).
Alla domenica c'era un atmosfera cupa; come ero solito fare, appena arrivai al circuito, andai alla hospitality della Ferrari per prendere un caffé e rimasi molto sorpreso di trovare Senna a colloquio con Berger; non avevo neppure preso l'attrezzatura fotografica e non riuscii a fotografare lo strano colloquio.
Per la partenza andai naturalmente alla Tosa, nello spazio riservato ai fotografi; ero di fianco a Ercole Colombo, il più famoso fotografo di F1 italiano; allora i telefonini erano all'inizio, pochi li avevano e spesso non si riusciva a comunicare; Ercole era dotato di una radio trasmittente con la quale era in contatto con i box; le notizie dell'incidente a Senna arrivarono subito e vedemmo atterrare l'elicottero; Ercole dopo avere parlato alla radio si voltò sbiancando e disse: "E' morto Senna".
Sì lo so che la morte ufficiale risale alla sera all'ospedale Maggiore di Bologna, ma Senna era già morto in pista.
Io dovevo rientrare prima della fine del GP per portare urgentemente i rulli; uscendo dal paddock incrociai Todt, al quale chiesi conferma delle voci; annuì con le lacrime agli occhi.
C'era un fotografo giapponese, bravissimo e gentilissimo che seguiva tutti i GP; si chiamava Norio, era il fotografo personale di Senna; da quel giono nessuno l'ha più rivisto.
Durante il ritorno a Bologna, ascoltando la radio, venni a sapere degli altri incidenti accaduti nella pit lane ed anche che ufficialmente Senna non era morto; appena arrivato in ufficio Rombo mi chiamò e mi disse di andare all'ospedale Maggiore dove mi avrebbe raggiunto un giornalista; fu la più brutta serata della mia vita e lì capii quanto debbono essere insensibili i fotografi che si occupano di cronaca; eravamo nella sala d'aspetto della rianimazione dove parenti di altre persone normali che lottavano tra la vita e la morte erano in attesa di notizie.
Non ce la feci e mi rifiutai di restare a rompere le scatole; il giornaslista si infuriò, ma lo mandai a quel paese.
L'anno seguente, 1995, fu l'ultimo anno in cui andai a Imola per il GP e non fu un addio simpatico.
L'autodromo aveva finito i lavori di adeguamento con le nuove chicanes solo pochi giorni prima della gara e soprattutto per noi fotografi molte strutture erano ancora in via di ultimazione.
Essendoci la nuova variante al posto della curva del Tamburello era ovviamente quello il posto dove andare a fare la partenza; era stata allestita la solita tribunetta per i fotografi, però a causa delle recinzioni ancora precarie e della mancanza di sorveglianza, questa era stata occupata molte ore prima della partenza da persone sprovviste addiririttura di biglietto.
Arrivai in postazione con la solita ora di anticipo ma fu impossile salire nella tribunetta; insieme a me c'erano parecchi altri fotografi stranieri; ci appostammo in basso dietro le reti nella zona dove c'erano i commissari; in quella zona c'era anche una autogru per spostare eventuali auto accidentate; notai subito che sull'autogru erano sedute con sedie a sdraio delle signore con dei bambini; senza farmi notare feci le foto; di solito negli autodromi in prossimità delle curve vendono fatte delle feritoie nelle reti per dare modo ai fotografi di infilare i teleobiettivi; ad Imola, avendo terminato i lavori all'ultimo momento tali feritoie mancavano; era quindi un problema fare le foto della partenza; i colleghi stranieri, senza pensarci due volte tagliarono le reti facendo i fori necessari.
Poco prima della partenza il capo posto se ne accorse e andò su tutte le furie prendendo i nomi e i numeri di tutti (era obbligatorio indossare una giacca o una pettorina numerata data dalla FIA).
Facemmo le nostre foto e quando facemmo per andare via ci accorgemmo che il comissario aveva chiuso a chiave il cancello per uscire; niente di male, come detto le recinzioni facevano acqua da tutte le parti e riuscimmo ad andarcene ugualmente, ma se ci fosse stato un pericolo e avessimo dovuto scappare velocemente (una vettura che prendeva fuoco) saremmo stati in trappola.
Fotografai tutto.
Passarono quindici giorni ed andai a Barcellona per il GP di Catalunya; ero in sala stampa il giovedì, quando mi avvicinò uno dei fotografi che aveva tagliato le reti; vide il mio pass e disse: "Perché tu lo hai ancora? a me e agli altri lo hanno tolto... i soliti italiani".
Rimasi allibito, mi feci spiegare; il comissario aveva fatto rapporto e la FIA aveva ritirato i pass; ma perché a me no? Perchè il mio nome non era nell'elenco dato.
Come detto, avevo fatto le foto e come per un sesto senso le avevo portate a Barcellona; andai dal responsabile dei Pass che era ed è tuttora un italiano, un sardo, Pasquale Lattoneddu, che conoscevo benissimo.
Gli spegai il tutto e gli diedi le foto; sì avevamo sbagliato, ma qualcuno aveva sbagliato più di noi; noi eravamo lì per lavorare; i pass vennero restituiti, con solo una ramanzina.
Il comissario non l'ho più rivisto

goldsun 17-05-2010 16:50

Capitolo 13
 
Capitolo 13
Le gare in Italia (Emilia Romagna 4a parte - San Marino)


A Faenza, al Crossodromo Monti Coralli, andai una volta alla fine degli anni 70; era già uno dei più belli d'Italia e ricordo moltissima gente (probabilmente si trattava di una gara di campionato Italiano) con un gran ingorgo alla fine.
Nelle vicinanze di Forlì andai due volte, in veste ufficiale da fotografo, alla Predappio - Rocca delle Caminate una salita atipica, molto corta (facevano e fanno tuttora 2 manches) e tortuosa più simile ad una prova speciale di rally che a una cronoscalata.
Correvano sempre anche le auto storiche, per cui gli iscritti erano sempre miltissimi e la durata della gara... infinita.
Il Rally Colline di Romagna, che aveva come base Castrocaro Terme, era uno dei più belli e importanti; ci andai due volte nei primi anni della mia carriera fotografica; in una di queste ero con Speedy e mentre ci dirigevamo alla direzione gara, perlando dei rally che avevamo visto ngli anni precedenti, cominciammo a discutere relativamente ad una gara (non mi ricordo quale fosse) che Speedy diceva essersi sempre disputata su terra, mentre io sostenevo che c'era stata almeno un'edizione su asfalto.
Per risolvere il dilemma decidemmo, appena arrivati a Castrocaro, di cercare Carlo Cavicchi che allora era ancora redattore di Autosprint; lo conoscevamo bene entrambi; lui sarebbe stata la bocca della verità; ci giocammo una cena in un ristorante che il vincitore avrebbe scelto.
Cavicchi diede ragione a me, prendendo anche un po' in giro Speedy ("mi meraviglio che non ti ricordi..."); scelsi il ristorante più "in" di quei tempi; mangiammo benissimo, Speedy spese una fortuna (ben oltre £ 100,000 del 1980), ma fu soddisfatto perché il ristorante aveva anche una magnifica enoteca.
Nel mio prima anno da fotografo ricordo anche un'altra gara in salita romagnola; ricordo che era vicino al Monte Fumaiolo; ho cercato di ritrovare il percorso, ma non ci sono riuscito; venne disputata solo una volta e ricordo che c'era anche un tratto in discesa!!!
Lì conobbi un fotografo livornese (quello che al Valli Piacentine ci aveva dato la notizia della bomba alla stazione di Bologna); un tipo stranissimo; lavorava da solo e girava con una Lancia Beta colorata di bianca e verde che la faceva assomigliare alle Stratos ufficiali della Lancia.
In Romagna, come già più volte accennato, si disputavano ad inizio stagione i circuiti motociclistici romagnoli; cominciai ad andarci "costringendo" mio padre ad accompagnarmi quando ancora frequentavo il lico; erano delle folli gare tra muretti, alberi e tutto quello che si può trovare nelle vie delle località balneari romagnole.
Il più veloce era quello di Cesenatico strade larghissime e curve tutte ad angolo retto; più contorto quello di Milano Marittima che aveva anche delle "esse"; a Milano Marittima spesso oltre alle gare internazionali valide per il campionato "seniores" facevano anche quelle del campionato juniores correndo per due week end consecutivi.
Una volta corsero anche i sidecar!!! Quell'anno ci ero andato con amici, uno dei quali era il figlio di Edmondo Fabbri, l'allenatore, ed aveva un appartamento che dava sul circuito; il più famoso pilota italiano di sidecar dell'epoca era Guseppe Dal Toè che era già anziano, ma, almeno in Italia, dominava.
Ovviamente andò in testa alla gara; più o meno verso la metà, proprio sotto il nostro punto di osservazione un pilota ruppe il suo mezzo e si ritirò lasciandolo a lato della strada in pieno rettilineo; venne esposta una bandiera gialla e comunque il sidecar era perfettamente visibile; tuttavia dopo due o tre passaggi, in pieno rettilineo, Dal Toè sbandò e prese in pieno quello fermo; fu un incidente spaventoso; tutti pensammo al peggio; pilota e passeggero vennero soccorsi e portati via, la gara non venne fermata (a quei tempi non si usava) nonostante la strada fosse ricoperta da uno strato di paglia, causa le numerose balle che si erano disintegrate; incredibilmente venimmo poi a sapere che non avevano nulla di grave.
A Rimini che fu l'ultimo ad aggiungersi, non andai mai.
Il più vario, come percorso, era quello di Riccione dove andai varie volte; l'organizzatore era stato sopranominato "il Re Sole" (o qualcosa di simile) perché, nonostante in Romagna in Primavera le giornate di pioggia non siano rare, a Riccione, quando c'era la gara, splendeva sempre il sole.
Non fu però così nel 1971; piovve a dirotto per tutto il giorno; io mi ero sistemato all'interno del curvone di ritorno che c'era alla fine del rettilineo di partenza.
Vidi moltissime scivolate in frenata finché arrivò la gara principale con Agostini e Bergamont in gara con le MV Agusta.
Purtroppo Bergamonti, che all'età di 32 anni anni era finalmente diventato pilota ufficiale, non calcolò il pericolo e partì come se dovesse vincere il mondiale; dopo pochi giri scivolò poco prima della rotonda che riportava sul rettilineo di partenza; battè la testa contro il marciapiede (aveva il casco a scodella) e praticamente morì sul colpo.
Questo incidente segnò la fine dei circuiti romagnoli; la settimana successiva si sarebbe dovuto correre a Rimini; la cosa ridicola, degna dell'usanza italiana, fu che il prefetto non negò, come avrebbe potuto, il permesso, ma richiese che le curve fossero in contropendenza e che ci fossero le vie di fuga, il tutto il sabato quando il tracciato era già stato allestito!!!!
Venne invece disputato alcune settimane dopo il circuito di Cesenatico, perché mentre Rimini, come Riccione, era in provincia di Forlì, Cesenatico era in provincia di Ravenna e quindi il prefetto era un altro... cose all'Italiana.
Vennero a quel punto accelerati i lavori per l'Autodromo di Misano o Santamonica come si chiamava fino a poco tempo fa.
Nei primi anni anche l'autodromo non ebbe vita facile e la commissione di vigilanza, per parechi anni negò il permesso permanente, così che ogni volta gli organizzatori dovevano rifare tutte le pratiche ed a volte ricevevano richieste assurde.
Andai moltissime volte a Misano, forse più prima di diventare fotografo che dopo; da spettatore mi piaceva moltissimo in quanto c'era modo di spostarsi facilmente per seguire le gare da visuali diverse, da fotografo invece non mi piacque mai particolarmente.
Nel luglio del 1973 vidi la vittoria di un giovane promettente nella gara del campionato di Formula 2; si chiamava Roger Wiliamson, tanto promettente che qualche settimana dopo gli venne subito data l'opportunità di correre il Gran Premio d'Olanda di F1 a Zandvoort con una March.
Fu veramente brutto quando venni a sapere che era morto bruciato, per l'incapacità dei soccorritori che non ebbero il coraggio di avvicinarsi all'auto capovolta che briuciava, mentre lui illeso si dimenava nell'abitacolo.
Come detto, come fotografo, non amai molto Misano e ci andavo solo quando non ne potevo fare a meno.
Una volta, sarà stato il 1983 o 84, ci andai insieme a Fox per una gara Club (prove al mattino e gare al pomeriggio); erano gare minori dove potevano correre tuti i tipi di vetture, anche quelle con omologazione scaduta; eravamo agli inizi; facevamo queste gare chiedendo ai piloti che foto desideravano, portandogliele alla gara successiva; arrivai a Misano con parecchie buste da consegnare; ce n'era una per un pilota (credo abruzzese) che correva con una Fiat X1/9.
Le foto erano belle, costui le guardò facendo apprezzamenti poco simpatici, negando di averle ordinate; ne nacque una discussione, volò qualche parola grossa e mi ritrovai con il pilota che mi minacciava con un coltello; qualcuno vide la scena e chiamò i carabinieri di servizio; mi chiesero se volevo fare denuncia, presi tempo, poi tra le foto e le gare non ci pensai più.
Qualche settimana dopo andai a Magione e correva anche questo pilota; appena mi vide corse verso di me; non sapevo cosa fare; con mio grande stupore, mi abbracciò, scusandosi e alla sera mi costrinse ad andare a cena con lui e la moglie.
Quando alcuni anni fa lessi che era morto durante la disputa di una gara in salita a Orvieto ci sono rimasto molto male.
A questo punto bisogna fare una puntatina all'estero, mi riferisco a San Marino.
Nella storica repubblica infatti gli sport motoristici hanno sempre avuto uno spazio importante.
Due volte andai al crossodromo di Baldasserona, una volta come spettatore per una gara di motocross ed una come fotografo per una gara di Fuoristrada.
Il Rally di San Marino è stata una delle gare che ho seguito più volte sia come appassionato che come fotografo.
Ricordo che venni congedato dal servizio militare un venerdì e che alla sera partiva il Rally di San Marino; ero a Monza, dove avevo portato l'auto; andai a Modena dove caricai due ex commilitoni che si erano congedati il mese prima e, senza passare da casa andai a vedere il rally per due giorni di seguito.
Il San Marino fu la prima gara che seguimmo dopo avere lasciato l'agenzia; ci andammi tutti; io, Fox, Speedy e anche qualche collaboratore; non avevamo ancora nulla tranne il nostro entusiasmo; decidemmo di andare alle verifiche per prendere i primi contatti con sponsor e piloti e presentarci (ci conoscevano di vista, ma dovevamo dire loro il nome della nostra nuova agenzia).
Facemmo solo diapositive e le portammo ad Autosprint.
Il lunedì sera pioveva ed eravamo fuori in auto tutti insieme (io, Speedy e Fox) per organizzarci; all'ora giusta, alla prima edicola ci fermammo e Fox scese per andare ad acquistare Autosprint; volevamo vedere se avevano pubblicato qualcosa; tornò con un sorriso da orecchio a orecchio; la copertina era nostra con una foto di Tognana che su Ferrari aveva vinto la gara; la foto era di Fox e, potete immaginare, che subito ci furono le battutine tra lui e Speedy.
Nei primi anni con l'agenzia, ogni volta che andavamo al San Marino facevamo sempre andata e ritorno ogni giorno, poi quando fummo indipendenti trovammo un ristorante favoloso e a buon prezzo che aveva anche delle camere; da quel momento il rally di San Marino significò anche qualche chiletto in più!!!
Oltre al rally internazionale che tutti conoscono a San Marino si sono sempre disputati anche rally minori (più o meno come i rally sprint); ci andai varie volte e non ho mai capito perché questi mini rally sanmarinesi erano tanto più spettacolari di quelli che si disputavano nel resto d'Italia.


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