Motorsport Tutte le discussioni sugli sport automobilistici

Rispondi
 
LinkBack Strumenti Discussione
  #61  
Vecchio 03-08-2011, 08:51
Utente storico
Data Registrazione: Dec 2009
Località: Bologna
Messaggi: 13.952
Predefinito

Citazione:
Originariamente Scritto da red herzog Visualizza Messaggio
Fino a quando hai fotografato? Ti ricordi qual'è stata la tua ultima gara? Pista o rally? Lavoravi solo su pellicole o hai fatto in tempo ad usare anche il digitale?
ho fotografato fino al 1995, poi mi sono dovuto fermare per problemi di salute.
l'ultima mia gara fu il GP Giappone a Suzuka.
Solo su pellicola; avevo iniziato a fare prove con le prime camere digitali professionali in previsione del 96, ma dovetti sospendere l'attività
Rispondi Con Citazione
  #62  
Vecchio 06-08-2011, 19:56
Utente storico
Data Registrazione: Dec 2009
Località: Bologna
Messaggi: 13.952
Predefinito Capitolo 21

Capitolo 21
Le Gare in Europa
Portogallo (1a parte)


Era la primavera del 1981 quando uno dei due titolari dell'Agenzia mi propose di andare al Rally del Portogallo; conoscendo quali erano allora i loro interessi rimasi sorpreso; non me lo aspettavo; mi spiegò che avevano tralasciato i rally mondiali, ma volevano rientrare nel giro; non avevano però abbastanza clienti, sia come giornali, che come sponsor per cui era indispensabile fare il commerciale... il che significava andarci almeno in tre... in macchina.
Insieme a Speedy cominciai a controllare la strada per arrivare a Lisbona; erano oltre 2000 km con molti tratti di strada normale, cioè non c'era autostrada.
Oltre a me e Speedy (FOX ancora non aveva iniziato) venne un giovane collaboratore, bravo a livello fotografico, ma piuttosto inesperto per quanto riguarda i rally.
Partimmo da Bologna un lunedì subito dopo pranzo; volevamo arrivare a Estoril, poco a Nord di Lisbona, dove c'era la sala stampa, dopo 24 ore.
A quei tempi il Rally del Portogallo durava quattro o cinque giorni con tappe anche di 20 ore per la maggior parte diurne, ma non solo.
Furono 24 ore di viaggio no-stop; uno guidava, uno controllava la carta e uno dormiva nel sedile posteriore; quando ci si fermava per un rifornimento si faceva un veloce spuntino.
Il giovane collaboratore, però non era abbastanza veloce alla guida per cui, salvo piccoli tratti autostradali guidammo quasi sempre io e Speedy.
I limiti di velocità in quegli anni erano solo teorici, per cui andavamo sempre al massimo; non velocità particolarmente elevate (l'auto era una Opel Ascona Diesel), ma, quando non si era in autostrada era comunque un bel viaggiare.
A Barcellona non c'era ancora la tangenziale e superare la città non fu semplice con le indicazioni stradali di allora; il resto della Spagna fu fatto quasi tutto su velocissime e pericolosissime strade statali; non c'era molto traffico, ma si rischiava di trovare improvvisi ostacoli anche perché il parco macchine spagnolo in quegli anni era piuttosto vetusto e gli spagnoli non erano particolamente attenti alla guida.
Arrivammo comunque alla meta in perfetto orario, o meglio arrivammo in perfetto orario a pochi chilometri dalla meta; non sapevamo che quel martedì sul lungomare di Estoril, proprio davanti all'hotel che ospitava direzione gara e sala stampa c'era la sfilata per il Carnevale!!!
Rimanemmo bloccati in un ingorgo colossale e rischiammo di non arrivare ad accreditarci in tempo (alle 18,00 la sala stampa chiudeva); ricordo che alla fine parcheggiammo la vettura alla meglio a circa un chilometro, lasciammo in macchina il collaboratore e io e Speddy corremmo a piedi in sala stampa presentandoci in... condizioni pietose.
Risolto il problema Pass, Targa Auto e cartine del rally, andammo alla ricerca di in albergo (ovviamente nulla era stato prenotato); a quei tempi, anche se Estoril e Cascais (altra località adiacente) erano luoghi turistici, gli alberghi non erano molti e i pochi erano tutti pieni.
Noi comunque ci dirigemmo subito nella zona delle prime PS del mattino successivo, e trovammo una pensione a Sintra, altra nota località della zona.
Era dal giorno prima che non mangiavamo seduti a tavola (allora in Portogallo la vita costava pochissimo rispetto all'Italia) e alla sera cercammo un bel ristorante; quando entrammo pensammo che forse avevamo “esagerato” (camerieri in guanti bianchi e abito nero), ma controllando i prezzi sul menù ci tranquillizzammo; mangiammo benissimo e moltissimo e Speedy fu altrettanto soddisfatto per quanto riguarda il vino.
Sia al ristorante che dopo cena, io e Speedy cominciammo a studiare il percorso; le uniche cose che conoscevamo erano i nomi di alcune prove dove c'erano alcuni passaggi caratteristici e famosi che avevamo visto sui giornali, ma non sapevamo esattamente dove fossero; non conoscevam altri fotografi cui chiedere informazioni (gli unici erano quelli di un'agenzia concorrente, che però non aveva buoni rapporti con la nostra).
La prima tappa consisteva di tre PS che venivano ripetute due volte, tutte su asfalto, dei pressi di Estoril (la 1a PS partita di fianco all'autodromo).
Ci alzammo all'alba, ci portammo sulla 1a PS; al controllo orario prima della partenza della stessa lasciammo il collaboratore con l'incarico di prendere gli indirizzi di tutti gli equipaggi e di fare un po' di foto ai piloti in attesa della partenza; io e Speedy entrammo in PS e cercammo due luoghi per fare, cambiando posizione, due foto diverse nei due passaggi; c'era un moltitudine di pubblico indisciplinato e spesso le auto passavano tra due ali di folla come se fosse una gara ciclistica; era pericolosissimo (alcuni anni dopo infatti ci fu la tragedia, ma andiamo con ordine).
Recuperammo il collaborastore verso sera, era esausto, ma avevano fatto belle foto e avevamo, cosa fondamentale, gli indirizzi.
Alla sera fu il turno di un ristorante sulla costa e mangiammo pesce a volontà.
Alla mattina seguente, sveglia all'alba e iniziò il vero rally, o meglio iniziò dopo un altro passaggio in commerciale (non si potevano spedire ai piloti tutte foto su asfalto, quando il rally era al contrario quasi tutto su terra).
Il rally arrivava fino a Nord di Porto;.alla guida dell'auto era ovviamente sempre Speedy; scoprimmo ben presto che, esponendo bene in vista la targa “Fotografo” e accendendo i fari dell'auto eravamo “i padroni del Portogallo”; ai bivi e nelle città la polizia fermava il traffico per fare passare noi!!! Ricordo che in un paese ad un bivio Speedy fece la curva in controsterzo di fronte ad un poliziotto con la gente che osservava e... applaudiva. Incredibile!!!
Ci rendemmo anche conto che le carte stradali in Portogallo erano piuttosto “improbabili” e inaffidabili; I paesi erano congiunti da tratti di strada dritta mente in realtà poteva essere una contorta strada di montagna.
Eravamo inesperti e non ci eravamo fatti dare “il radar” anche perché non sapevamo che nei rally mondiali venisse consegnato ai fotografi, pertanto ogni volta non sapevamo se saremmo riusciti a raggingere veramente il luogo prescelto.
Nonostante tutte queste difficoltà facemmo delle belle foto e trovammo molti dei passaggi che ci eravamo prefissi; ricordo un fine PS su un clessico ponte in ciottolato che le vetture percorrevano tutto in controsterzo col muso che ”pelava” il muretto da una parte e la coda che faceva la stessa cosa dall'altra (ovviamente con il pubblico che si spostava in continuazione e riusciva a togliersi dalla sede stradale pochi istanti prima dell'arrivo delle vetture); ricordo alcuni famosissimi salti e soprattutto uno in cui arrivammo per sbaglio; ci eravamo persi e vedendo molte auto di portoghesi che si dirigevano in una certa direzione li seguimmo; il bello è che eravamo talmente fuori strada che negli anni successivi quel luogo non riuscii più a trovarlo; ricordo un trasferimento allucinante e demenziale fra due PS che distavano da loro circa 15 km; dopo primi 20 equipaggi ci mettemmo in movimento per raggiungere la PS succesiva; il problema fu che lo fecero “tutti” gli spettatori; furono 15 km di stada collinare con curve continue con auto che facevano una loro corsa personale; non si teneva la destra si viaggiava affiancati, anche nelle curve cieche; trovammo due o tre auto fuori strada e una capottata in mezzo alla strada.
Giuro che è tutto vero.
Non tornammo ad Estoril per l'arrivo; lasciammo il rally nel tardo pomeriggio del sabato per farci altre 24 ore di viaggio ed arrivare a Bologna in tempo per sviluppare le diaposite e darle ad Autosprint; eravamo stravolti e ci concedemmo una ultima cena alla prima città che trovammo in Spagna, credo fosse Salamanca.
Alla prossima con le altre edizioni del Rally del Portogallo, la seconda ancora in auto, ma con troppe cose andate storte, le altre finalmente in aereo con auto a nolo.
Rispondi Con Citazione
  #63  
Vecchio 08-08-2011, 20:22
Nuovo iscritto
Data Registrazione: Jun 2011
Messaggi: 15
Predefinito

Ti leggo sempre con grande piacere. Ciao
Rispondi Con Citazione
  #64  
Vecchio 20-08-2011, 12:08
Utente storico
Data Registrazione: Dec 2009
Località: Bologna
Messaggi: 13.952
Predefinito Capitolo 22

Capitolo 22
Le Gare in Europa
Portogallo (2a parte)


L'anno successivo, era il 1982, rifeci il rally del Portogallo con andata e ritorno in auto, ma fu una trasferta veramente sfortunata.
Partii con Fox e un altro collaboratore, sempre con la solita Opel Ascona.
Quando arrivammo alla frontiera tra Francia e Spagna uno zelante funzionario della dogana spagnola ci contestò la possibilità di portare l'attrezzatura fotografica al di là del confine senza il “carnet”, un documento che attestava che macchine fotografiche e obiettivi erano nostri ed erano stati comprati legalmente; in linea teorica aveva ragione, ma nessun fotografo portava dietro tali documenti, che nessuno d'altra parte mai chiedeva e infatti nessuno mai mi chiese negli anni successivi; si vedeva benissimo che era materiale usato, ma il tizio non credeva che noi andassimo in Portogallo; era convinto che volessimo fare del contrabbando.
Non sapevamo cosa fare; tornare indietro rinunciando? Tentare di passare da un altro valico? Escludemmo l'idea perché immaginavamo che il solerte funzionario avrebbe dato le nostre generalità a tutti gli altri posti di frontiera.
Dopo lunghe contrattazioni ci propose di lasciare lì una buona parte dell'attrezzatura, che ci avrebbe riconsegnato al ritorno e una cauzione che ci sarebbe stata restituita al confine tra Spagna e Portogallo.
La discussione durò per oltre tre ore e riuscimmo a ripartire solo lasciando “in ostaggio” gli obiettivi più costosi e £ 1.000.000.
In pratica ci era rimasto solo il denaro, già cambiato in pesetas, necessario per passare la Spagna.
Eravamo arrabbiatissimi; quando arrivammo alla frontiera portoghese ci restituirono la cauzione, però in pesetas con un cambio da strozzinaggio; ci rimettemmo oltre £ 200.000.
La seconda notte del rally trovammo da dormire in una locanda; eravamo affamati, perché la sera prima avevamo saltato il pasto in quanto la tappa finiva verso mezzanotte e durante il giorno avevamo continuato a fotografare senza sosta; ci sedemmo a tavola e ordinammo uno dei piatti caratteristici portoghesi con baccalà e varie verdure; ci portarono un vassoio enorme, ma ciò nonostante alla fine avevamo ancora fame e chiedemmo anche una portata di un altro piatto, questa volta a base di carne di pecora; il camerire ci guardò allibito e disse che non era possibile che noi potessimo mangiare anche quello; dovemmo fare chiamare il direttore perché si decidesse a portarcelo e non vi dico la sua faccia quando finimmo tutto!
La mattina seguente, quando arrivammo alla macchina, ci fu il secondo contrattempo; sotto l'Ascona c'era un mare di olio; si era svitato il tappo (usurato) e tutto l'olio era fuoriuscito; nella sfortuna il dato positivo fu che c'era un'officina proprio lì di fianco e riuscimmo a sistemare la cosa in un tempo relativamente breve; il meccanico ci avvisò che però non garantiva che il rimedio avrebbe resistito a lungo; continuammo pertanto il rally con il timore di restare a piedi da un momento all'altro e avevamo il viaggio di ritorno da fare....
L'ultimo giorno, dopo le prime PS, decidemmo di anticipare il rientro, sia per l'incognita dell'olio, sia perché dovevamo arrivare e riprendere gli obiettivi entro le 18,00 del giorno successivo (dopo quell'ora il nostro amico doganiere ci aveva avvisato che chiudeva!!; controllammo le carte e trovammo un posto di frontiera molto più a nord di quello preventivato; era una strada secondaria, ma non ci sfiorò minimamente l'idea che che di notte avremmo trovato “chiuso”.Arrivammo verso mezzanotte e trovammo un cartello che diceva che la frontiera apriva alle 07,00!!!
Facemmo un rapido calcolo del tempo necessario per tornare indietro e andare a riprendere la strada originaria, ma, considerando anche il problema del tappo dell'olio, decidemmo di aspettare lì e incociare le dita per il giorno dopo.
Riuscimmo a giungere alla frontiera tra Spagna e Francia appena in tempo per riprenderci attrezzatura e obiettivi con il solito funzionario che ci salutò con un sorrisino che sapeva molto di presa in giro
Arrivammo a Bologna il giorno seguente e sulla tangenziale si accese improvvisamente la spia dell'olio e il motore si bloccò; uscimmo in folle al primo svincolo e da una cabina telefonica telefonammo all'agenzia di venirci a prendere; avevamo fuso!
Anche fotograficamente non fu un gran servizio.
Prima che tornassi in Portogallo passarono alcuni anni e quando tornai ci andai... in aereo come tutti i fotografi “normali”.
Come vi ho già detto, facevamo spesso le trasferte insieme ai colleghi di un'altra agenzia, all'inizio però sia noi che loro eravamo restii a viaggiare insieme e anche i giornali preferivano il contrario; pertanto, mentre l'altra agenzia aveva già contatti con altri fotografi stranieri con cui divideva l'auto, io e i miei soci dovevamo trovare soluzioni alternative, sia per dividere le spese sia per girare con qualcuno che conoscesse bene strade e PS.
Personalmente non feci molti Rally del Portogallo, perché spesso la gara era concomitante con le prime gare in USA di F. Indy (se non ricordo male allora si chiamava CART) oppure con i test di F1.
Per il mio primo rally del Portogallo con viaggio in aereo, se non ricordo male era il 1985, mi ero accordato con un fotografo portoghese, con il quale avevamo scambiato diapositive (lui ci aveva spedito alcune foto di test di F1 all'Estoril e noi gliene avevamo mandate altre fatte su altre piste); pensavo fosse un'ottima idea, ma quando lo conobbi scoprii che non sapeva assolutamente nulla di rally; fu pertanto il solito rally avventuroso con me sempre alla guida, perché lui... era una vera lumaca; avevo ovviamente noleggiato un'auto e mi fu assegnata l'auto più brutta mai prodotta dalla Fiat, la Duna (ricordate la pubblicità? “Troppo bella per essere di papà” che sapeva tanto di presa per i fondelli); non stava mai zitto, o meglio parlò in continuazione fino a quando durante un trasferimento in cui tentavo di raggiungere in tempo la PS successiva, presi una serie di curve un po' troppo velocemente; il posteriore dell'auto uscì dalla sede stradale e cominciai a sbandare; per fortuna ebbi il sangue freddo di continuare ad accelerare e riuscii a mantenere il controllo della vettura; da quel momento il portoghese non parlò più!
Nel 1986 mi ero accordato con un fotografo giornalista svizzero (uno dei tre che conobbi al Rally di Sanremo, ricordate?); era un bravissimo fotografo, aveva fatto anche vari rally come navigatore, guidava benissimo, ma era spericolatissimo; mi aveva promesso che non avrebbe fatto pazzie, che aveva avuto una vettura gratis dalla Peugeot e quindi non dovevamo prendere l'auto a nolo; quando arrivai in sala stampa per accreditarmi, lo trovai sconsolato; aveva già distrutto l'auto sul lungomare tra Lisbona ed Estoril facendo un frontale!!!
Noleggiammo un'auto e gli dissi: “Guido sempre io”
Quell'anno durante le prime PS in asfalto che si disputavano attorno a Sintra (quelle dove il primo anno facemmo le prime foto del servizio commerciale) la Ford RS200 del portoghese Santos uscì di strada uccidendo uno spettsatore e ferendone vari altri; la prima tappa fu sospesa e dopo varie discussioni tutti i piloti ifficiali si ritirarono in segno di protesta per la situazione di continuo pericolo in cui erano costretti da sempre a correre.
Il rally sarebbe continuato il giorno dopo, ma solo con le vetture dei privati; non sapevo cosa fare; alcuni fotografi decisero di tornare; io però avevo un biglietto aereo a tariffa ridotta e dovevo restare in Portogallo un minimo di giorni compresa la notte del sabato; cambiare il biglietto sarebbe costato più che fare il rally; decisi perciò di continuare e fui premiato perché una vettura di una scuderia italiana, nostra cliente, la Top Run vinse il Gruppo N, facendo il terzo posto assoluto.
Quell'anno, tornando verso Estoril, alla fine del rally capii che i tempi in cui i fotografi erano i “padroni del Portogallo” erano finiti; presi una multa, irrisoria come importo, ma pur sempre una multa.per un sorpasso.
Un anno mi accordai con un fotografo torinese che seguiva i rally per la Lancia; aveva prenotato le varie notti tramite una famosa organizzazione alberghiera “Pousadas de Portugal”, i cui alberghi erano ricavati in ex conventi o castelli o comunque antiche ville; fu molto bello e interessante e... per nulla dispendioso; luoghi incredbili e bellissimi con l'unico neo di essere sempre piuttosto disagevoli da raggiungere; negli anni successivi non ripetemmo l'esperienza anche perché avevamo tutti la necessità a fine tappa di andare in sala stampa per avere cominicati e classifiche ed eventuasli novità sulle PS del giorno seguente.
A parte il caos del pubblico, verso noi fotografi in Portogallo ci fu sempre un occhio di riguardo da parte degli organizzatori e della polizia; salvo le ovvie normali eccezioni (qualche poliziotto o comissario che vuole fare il fenomeno si può trovare dappertutto), eravamo trattati bene; potevamo arrivare vicino alle PS, anche all'ultimo momento e spesso con luoghi riservati dove parcheggiare.
Abbandonate dopo il 1986 le prime prove di Sintra, la fisionomia del rally restò più o meno uguale; una Super Speciale a Estoril (a volte ricavata nelle strade di servizio dell'autodromo), poi tre tappe che si dirigevano a Nord per arrivare oltre Porto e ritorno.
Un luogo classico dove il rally faceva tappa era Povoa de Varzim, dove c'era un fantastico ristorante; il costo della vita in Portogallo andò aumentando negli anni, ma praticamente solo attorno a Lisbona; lasciato Estoril, quando seguivamo il rally ci si poteva ancora trattare bene con una spesa limitata.
A seconda di come era strutturato il rally, ogni anno prenotavamo in luoghi diversi; mi ricordo di avere dormito a Braga e Guimarses.
Un altro luogo classico era la pista di Autocross di Lousada dove veniva disputata una PS in cui correvano due vetture alla volta (tipo il Memorial Bettega al Motor Show); a parte che le foto erano belle perché la pista era molto spettacolare, Lousada era una tappa fisa per noi perché prima della PS c'era un parco assistenza dove potevamo trovare tutti gli equipaggi ancora in gara (vi ho già spiegato che allora durante il rally le assistenze non si effettuavano generalmente in un luogo predefinito e si dovevano cercare lungo le strade dei trasfermenti.
Rispondi Con Citazione
  #65  
Vecchio 20-08-2011, 13:38
L'avatar di Frank
Supermoderatore
Data Registrazione: Dec 2010
Messaggi: 17.956
Predefinito

Grazie per il racconto
Queste esperienze estere mi incuriosiscono ancora di piu'
Rispondi Con Citazione
  #66  
Vecchio 20-08-2011, 15:56
Utente storico
Data Registrazione: Dec 2009
Località: Bologna
Messaggi: 13.952
Predefinito Capitolo 23

Capitolo 23
Le gare in Europa - Portogallo 3a parte


Nei due precedenti capitoli vi ho raccontato del Rally del Portogallo, con i primi avventurosi viaggi in auto, ma quelle non furono le uniche volte che ci andai.
Andai varie volte all'Autodromo di Estoril, sia per il Gran Premio di Formula 1 che in quegli anni faceva ancora parte del mondiale, sia per altre manifestazioni.
Iniziamo con il gran premio di F1; ci andai moltissime volte; non ricordo quante di preciso, ma almeno sette o otto; ricordo che le prime volte non avevo ancora il pass permanente FIA, anzi non potevo neppure accedere alla pit lane; riuscivo a scambiare il pass con qualche collega, anche se sarebbe stato vietato, e riuscivo comuque a fare almeno un turno di prove scattando le foto che mi servivano.
Fotograficamente era una pista media; non c'erano inquadrature particolarmente esaltanti; i commissari lasciavano lavorare con tranquillità; era una via di mezzo fra gli autodromi di nuova concezione che avevano strade di servizio con le quali ci si poteva spostare tranquillamente da un luogo all'altro e quelli di vecchia generazione dove per spostarsi da un posto all'altro si doveva uscire e rientrare.
Da alcuni posti (e purtroppo erano quelli dove si facevano le foto più belle) non si poteva venire via fin che non era terminato il turno di prove, perché bisognava attraversare la pista, per cui era impossibile andarci durante la gara.
Per quanto riguarda la sala stampa, piccolissima, era forse l'autodromo più scadente, tanto che negli ultimi anni venne spostata sotto un tendone; ogni anno gli organizzatori promettevano migliorie, ma ogni volta tutto restava invariato e fu questa la ragione principale per cui il gran premio dopo il 1996 cessò di essere disputato.
Come detto, i primi anni in cui ci andai non avevo ancora il pass permanente e di conseguenza non potevo neppure andare nella tribuna riservata ai fotografi per le foto della prima curva dopo il via; cercavo di posizionarmi in luoghi alternativi, sperando che accadesse qualcosa di spettacolare; non ricordo fatti particolarmente significativi; nel 1992, quando Patrese volò sopra Berger capovolgendosi in volo, ero molto lontano, vidi qualcosa di strano, capii che era accaduto qualcosa, ma solo dopo la gara seppi con esattezza cosa.
Era una trasferta gastronomicamente eccellente, conoscevo i migliori ristoranti (quasi tutti di pesce) della zona e ogni volta ci ritornavo e... ogni volta purtroppo scoprivo che prezzi erano nettamente aumentati rispetto all'anno precedente.
C'è da dire che in tutti i gran premi di Formula 1 c'era sempre qualche sponsor che offriva qualche cena, pertanto, almeno una sera, di solito il venerdì, si mangiava bene e gratis.
Nonostante Lisbona fosse a solo una ventina di chilometri ci andai una sola volta; il traffico era sempre caotico e dopo la giornata in pista non avevamo mai voglia di metterci in auto.
Cambiai vari alberghi o perché l'anno successivo non riuscivamo a prenotare o perché l'albergo era diventato troppo costoso.
Oltre che per il GP ci andai due o tre volte anche per alcuni test F1 pre campionato; generalmente ovviamente cecavamo di andare negli autodromi più vicini, ma qualche volta fummo obbligati ad andare fino ad Estoril perché qualche vettura faceva lì i primi giri.
Era abbastanza costoso anche perché le compagnie aeree, se non c'erano un certo numero di giorni di permanenza volevano la tariffa piena; per contro alberghi e ristoranti, che alzavano i prezzi in occasione del gran premi, erano decisamente più a buon mercato.
Negli anni d'oro del DTM, quando c'era l'Alfa, seguivamo molte gare del campionato tedesco; non avevamo un contratto preciso però evevamo contatti con vari sponsor, anche di altre vetture, per cui eravamo presenti a molte gare del campionato, tanto che dagli organizzatori tedeschi ci venne dato un pass permanente.
Un anno (almeno un anno, non ricordo se la gara si disputò altre volte) il DTM gareggiò anche all'Estoril e ci andai; fu una cosa deprimente; l'autodromo era deserto.
L'Alfa, nelle gare del DTM, aveva una hospitality che per gli standard di allora era fantascientifica; aveva due piani con ristorante con cuochi italiani che preparavano pasti ininterottamente per tutti coloro che avevano un pass; io, tra un turno e l'altro passavo sempre a fare uno spuntino e... intanto ingrassavo!
In un'altra occasione andai all'Estoril per le Finali Renault; la casa francese organizzava sempre un campionato europeo, utilizzando di volta in volta tipi diversi di vetture, che correvano in concomitanza dei gran premi o altr gare di particolare importanza (a volte con la 24 ore di Le Mans); noi fummo per vari anni i fotografi ufficiali della Renault Italia, per cui facevano il servizio anche nel corso delle finali che venivano organizzate ogni anno in un autodromo diverso; vi ho già accennato della volta di Monza, ma le trasferte in Europa erano qualcosa di fantastico.
Organizzava tutto la Renault prenotando volo, auto a nolo e albergo e non badava a spese; la volta dell'Estoril fece arrivare tutti i giornalisti invitati e me a Milano e da lì volo fino a Lisbona.
All'aeroporto venimmo divisi su vari Espace; uno venne affidato a me; conoscendo il traffico caotico chiesi quale fosse l'albergo, nel caso fossimo rimasti attardati; il grande capo della Renault Italia di quegli anni, rispose con un sorrisino che doveva essere una sorpresa; se qualcuno si fosse perso l'appuntamento era nella piazzetta di Cascais luogo che tutti conoscevamo.
Infatti una delle vetture rimase intrappolata nel traffico e dovemmo aspettarla per buoni 30 minuti (i telefonini ancora non esistevano).
Quando fummo pronti per ripartire ci venne detto di dirigersi lungo la strada costiera a nord di Cascais, io e alcuni altri, non ricordando di avere mai visto alcun albergo in quella zona, rifacemmo la domanda; "abbiate fiducia" fu la risposta e ripartimmo una vettura dietro l'altra.
Facemmo una quindicina di chilometri e all'improvviso la vettura di testa girò verso sinistra fermandosi di fronte a quella che appariva come una vecchia fortezza abbandonata; il portone "d'epoca" era chiuso, non c'era alcuna insegna; il portone improvvisamente si aprì e ci trovammo in un hotel a 5 stelle semplicemente fantastico; tutto era stato restaurato, lasciando però intatte le vecchie strutture.
La Renault Italia era così; ogni volta voleva stupire.
Le finali erano sempre organizzate allo stesso modo; si arrivava il giovedì sera, con cena in albergo; il venerdì si passava in pista per le prime prove e alla sera cena in qualche ristorante caratteristico; quell'anno ci portarono in un ristorante di Estoril specializzato nel pesce; mangiai in modo favoloso; ricordo in particolare dei molluschi di cui mi segnai il nome, per poterli richiedere quando fossi tornato in Portogallo.
Non riuscii mai più a trovarli; solo una volta un ristoratore mi disse stupito: "Li ha mangiati qui? sono quasi introvabili e comunque bisogna essere dei pazzi a comprarli... costano più dell'oro!!!"
Dopo la giornata del sabato di nuovo in pista, alla sera era la Renault Francia che organizzava invece una cena in Autodromo per tutti sotto un grande tendone.
Infine ci portarono al casinò, cosa che io detesto; per fortuna c'erano alcune signore, mogli di giornalisti, che volevano andare a riposarsi così trovai la scusa di accompagnarle.
Ultima gara in Potogallo il Rally di Madeira; generalmente seguivamo solo alcuni rally del campionato europeo; quelli italiani o quelli più facilmente raggiungibili come i francesi o alcuni spagnoli, ma un anno facemmo un accordo con la Esso che sponsorizzava due 037 che disputavano tutte le gare a coefficiente maggiore, per cui seguimmo tutto il campionato e a quasi sempre andai io.
Andai molto volentieri a Madeira del cui rally avevo letto tante volte.
Quando stavo organizzando il viaggio cominciarono a dirmi di tenermi almeno un giorno di margine perché spesso i voli venivano cancellati, causa il maltempo e anche perché l'aeroporto era piccolisimo e solo pochi piloti della TAP, la compagnia portoghese, erano autorizzati ad atterrarci; io non avevo assolutamente paura di volare e pensavo cercassero di impressionarmi.
Quando arrivai a Lisbona per prendere il volo per l'isola trovai un caos pauroso; tutti voli del giorno prima erano stati annullati!
Comunque, anche se con un'oretta di ritardo, mi imbarcai e partii.
Oggi non so come sia l'aeroporto; allora, sarà stato il 1987 o 88, era proprio come m l'avevano raccontato; la pista era una piccola striscia che finiva da un lato a precipizio sul mare e dall'altro... contro la montagna!!! L'atterraggio fu comunqiue perfetto.
La gara mi deluse molto, almeno fotograficamente; era difficile spostarsi da una prova all'altra in quanto quasi tutte le strade erano utilizzate dal rally e pertanto chiuse; mi arrangiai facendo delle foto anche nei trasferimenti dove c'erano bei paesaggi, facendo ovviamente inquadrature in cui non si vedeva che pilota e copilota non avevano il casco e ogni volta incrociando le dita perché non transitassero in quel momento vetture di passaggio; fui fortunato.
Rispondi Con Citazione
  #67  
Vecchio 25-08-2011, 16:55
Utente storico
Data Registrazione: Dec 2009
Località: Bologna
Messaggi: 13.952
Predefinito Capitolo 24

Capitolo 24
Le gare in Europa (Spagna 1a parte)


Tre autodromi, due rally e un... extra in Spagna.
Al Rally Costa Blanca ad Alicante ci andai un anno, quello in cui seguimmo, come già detto, tutto l'Europeo Rally; feci il viaggio in macchina con un collaboratore e fu abbastanza stressante; a Sud di Barcellona non c'erano ancora autostrade per cui il viaggio fu abbastanza impegnativo; niente a che vedere con gli eroici viaggi in auto in Portogallo o Finlandia, ma anche questo non fu uno scherzo.
Il rally mi deluse molto, prove velocissime, larghissime e poco spettacolari, però fui fortunato e ne feci una a Biasion che correva con la Lancia 037 Totip mentre in un dosso alzava la ruota interna; Biasion vinse la gara e quella fu la foto d'apertura del servizio.
In quegli anni il Rally Costa Brava, anch'esso valido per l'europeo, era uno dei primi della stagione (si disputava in febbraio) e ci andavano molti piloti ufficiali anche con le vetture del mondiale.
La sede della gara era a Lloret de Mar, a Nord di Barcellona e quindi raggiungibile in auto con un viaggio "di normale amministrazione".
Ci andai varie volte, le prime quando ancora ero all'agenzia iniziale e poi con la mia.
A quei tempi in Spagna si spendeva pochissimo, quindi potevamo sistemarci anche in alberghi a 4 stelle senza "dissanguarci"; stesso discorso per i ristoranti; si mangiava da favola a prezzi abbordabilissimi.
Quando iniziò la mania delle super speciali spettacolo, il Costa Brava ne introdusse una veramente bella che usava parzialmente una vecchia pista di autocross.
In particolare ricordo una bellissima inversione alle porte di Tossa de Mar un paese ad una decina di chilometri da Lloret; questa PS fu per alcuni anni la prova d'apertura della 2a tappa del rally che partiva nel primo pomeriggio e a Tossa c'era un ristorante fantastico, per cui... un anno ci ritrovammo tutti lì, fotografi, operatori tv e giornalisti, una tavolata di oltre 20 persone.
Una sera, dopo avere fatto un passaggio notturno e cenato, stavo tornando in albergo insieme al collaboratore che era con me; parlavamo tranquillamente, arrivammo ad un semaforo alle porte di Lloret, la strada era deserta; era rosso, ma guardai bene, non c'era nessuno che arrivava né a destra, né a sinistra e... passai, senza accorgermi che dietro di me c'era un'auto della polizia.
Ovviamente mi fermarono e mi chiesero la patente; videro subito che eravamo fotografi e stavamo seguendo il rally; capii subito che non avevano intenzione di farmi la multa, ma la scena diventò addirittura ridicola quando gli mostrai la patente; era quella che mi avevano dato quando avevo preso la patente nel 1969 ed era ridotta ad uno straccetto... illeggibile; per fortuna avevo con me anche il passaporto che confermo le mie generalità.
Ci mettemmo tutti a ridere; il poliziotto ci salutò raccomandandosi in un misto di catalano e italiano di passare solo col verde e di... farmi fare un duplicato della patente, cosa che feci appena tornato in Italia.
Altri tempi!!!
Il rally Costa Brava diventò sempre più importante e spostò la sede della gara a Barcellona, per divenire poi il Rally di Spagna, ma io avevo già finito di fare il fotografo.
Nel Circuito di Jerez ci andai almeno tre volte dato che ricordo di essere stato in tre diversi alberghi...; era un bell'autodromo, dove si facevano belle foto e si lavorava con tranquillità senza dovere litigare con commissari o poliziotti.
Come dappertutto in Spagna si mangiava in modo favoloso e ogni volta che ci andavo avevo i miei ristoranti fissi dove dare il meglio di me.
Una volta ci andai per dei test di F1; sono sicuro perché ero nello stesso albergo dove c'erano i piloti Ferrari e, se fossa stato un GP, la cosa sarebbe sta molto difficile dato che certi alberghi venivano prenotati di anno in anno dai team e in quei giorni avevano prezzi "impossibili".
Un'altra volta ci andai per una prova del Mondiale Prototipi; c'erano due gare consecutive, una a Jerez e una a Jarama ed io, avendo trovato il modo di inviare in Italia i rulli con un pilota, avevo deciso di restare in Spagna per visitare Madrid che non avevo mai visto.
Purtroppo la notte tra il sabato e la domenica, avendo sete ed essendomi dimenticato di portare dell'acqua in camera ebbi la pessima idea di bere quella del rubinetto.
Ero in camera con un fotografo francese, uno di quelli conosciuti nella PS del rally di Sanremo, vicino a Volterra; lui stette male subito e la domenica era già KO; io riuscii a fare la gara, ma appena arrivato a Madrid iniziai ad avere problemi che continuarono per tutta la settimana.
Infine andai a Jerez in occasione di un GP di Spagna e fu la volta in cui organizzammo uno degli scherzi più belli ai danni di un collega.
Ero insieme al collega fotografo che aveva un'agenzia come la nostra e ad un suo collaboratore; avevamo trovato alloggio in un villaggio residenziale ad una decina di chilometri dalla pista, prendendo un mini appartamento; fornivo ancora le foto ad Autosprint e il mio collega sarebbe rientrato il sabato sera in Italia portando i rulli di tutti, lasciando il suo collaboratore per la gara.
Dopo le prove del sabato partì in fretta per Siviglia, dove aveva l'aereo; io e il suo collaboratore andammo nel nostro alloggio per lavarci e riposarci un pò.
Passarono due ore, stavamo per uscire per andare a cena, quando sentimmo bussare alla porta; era il mio collega; mi tranquilizzò subito dicendo che all'aeroporto aveva trovato Angelelli (il pilota di Bologna che attualmente corre in America) e aveva dato i rulli a lui restando così anche per il GP.
Non so come, ma mi venne in un attimo un'idea folle e dissi: "Facciamo uno scherzo, diciamo che ti hanno rubato tutti i rulli all'aeroporto".
In dieci minuti studiammo un piano a prova di detective.
Il collega, che chiamerò Riccio per comodità, rimase con gli stessi indumenti che aveva in pista e tutti insieme andammo alla ricerca del fotografo di Autosprint, il mitico Angelo Orsi, per comunicargli... "la disgrazia".
Non ci mettemmo molto ad individuare il ristorante, dato che lui e l'altro grande fotografo Ercole Colombo cenavano sempre assieme allo staff della Marlboro; non poteva essere che il migliore in assoluto!!; arrivammo al ristorante; Riccio si fermò all'ingresso e io andai a chiamare Orsi; gli dissi che c'era un problema, di alzarsi perché "una persona doveva parlargli"; brontolò un pò, ma alla fine venne; vide Riccio, che recitò benissimo e gli raccontò che che in un momento di distrazione gli avevano rubato tutto, rulli, valigia e attrezzatura fotografica; ci rimase di sasso, quasi sveniva e tornò subito al tavolo per dirlo a Ercole Colombo, il quale prese la cosa con più filosofia... invitandoci al tavolo a mangiare.
Mangiammo benissimo e gratis e alla fine, quando stavano per andare a telefonare in Italia, per avvisare dell'accaduto, confessammo che era uno scherzo; ci furono risate un po' "nevrasteniche", ma all'improvviso mi venne un'altra idea; c'era anche un altro fotografo italiano, un modenese buono come il pane, ma che raccontava spesso cose inverosimili e che credeva a qualsiasi cosa e anche lui aveva consegnato i rulli.
Tutti insieme studiammo la seconda parte del piano; il giorno dopo Riccio, che aveva attrezzatura Nikon, si presentò in autodromo con camere e obiettivi Canon imprestati da noi, io gli imprestai anche gli indumenti, lui era molto più magro di me per cui si vedeva benissimo che non erano i suoi vestiti; il primo che trovò il fotografo modenese fu Colombo che gli raccontò del furto dei rulli; il modenese si arrabbiò molto esclamando: "E adesso come faccio?" e Colombo gli rispose: "Cosa vuoi che siano i tuoi rulli, fa più foto oggi, pensa che a lui hanno rubato tutta l'attrezzatura".
Tutti fecero la loro parte e il fotografo modenese si rese conto dello scherzo solo il lunedì sera quando passò in redazione, dove fu accolto da una risata generale.
All'Autodromo di Jarama ci andai almeno quattro volte; la prima fu nel 1986 in occasione della gara finale del campionato di F3000 che laureò campione Ivan Capelli.
Non ricordo la ragione per la quale andai io invece di Fox, che come sapete, era l'esperto di F3000; ricordo comunque che Capelli, già da quando correva in F3 era un ottimo cliente, e ovviamente in quella occaasione ordinò moltissime foto soprattutto del podio e del post gara.
Jarama era, e credo sia tuttora, un autodromo di vecchia concezione; pur essendo piccolo, era faticoso lavorarci; per raggiungere alcuni posti bisognava fare dei veri viaggi uscendo e rientrando da cancelli... spesso chiusi!!
Non era un gran che neppure a livello fotografico (naturalmente i luoghi migliori erano quelli più scomodi).
Alloggiavo sempre in un paese a metà strada fra l'autodromo e l'aeroporto, dove c'erano anche due o tre discreti ristoranti, ma, sono sincero, non sono riuscito a trovarlo, sulla carta; mi sembra che l'area dell'aeroporto sia molto cambiata.
Come detto ci andai una volta per una prova del Mondiale Prototipi e fu in quella occasione che ebbi la necessità di fare arrivare in Italia i rulli delle prove, non essendoci aerei per arrivare in tempo con la gara (in quegli anni non c'erano voli diretti da Madrid a Bologna); andai all'aeroporrto e mi misi al check-in del volo per Milano cominciando a chiedere a tutti se volevano portare in Italia i rulli; stavo per perdere la speranza, quando un bergamasco mi disse di sì; glieli diedi, mi feci dare il suo indirizzo e il numero di telefono e gli dissi la domenica mattina qualcuno sarebbe andato a ritirarli; ai nostri giorn la cosa non sarebbe ancora possibile.
La terza volta fu in occasione della Corsa dei Campioni, la gara organizzata ogni anno da Michelle Mouton che negli anni 80 aveva un'importanza molto maggiore di adesso; un anno venne disputata su una pista ricavata all'interno del parco che circonda la pista.
Infine un anno ci andai in occasione delle finali Renault, con il solito viaggio organizzato dalla casa francese; mega albergo in centro a Madrid, mega cena in un lussuoso ristorante di Madrid il venerdì e all'autodromo il sabato.
Quelle finali le ricordo perché venne presentata la Formula Renault che iniziò a gareggiare l'anno successivo nei vari campionati nazionali oltre che nel campionato Europeo; feci in esclusiva le foto delle nuova vettura, vettura che ha segnato un'epoca tra le formule addestrative.
Rispondi Con Citazione
  #68  
Vecchio 03-09-2011, 12:54
Utente storico
Data Registrazione: Dec 2009
Località: Bologna
Messaggi: 13.952
Predefinito Capitolo 25

Capitolo 25
Le gare in Europa (Spagna 2a parte - Francia 1a parte)


Ed eccoci a Barcellona; ci ero già andato in occasione delle ultime edizioni del rally Costa Brava, poco prima che diventasse Rally di Spagna con validità mondiale, quando gli organizzatori avevano spostato la sede della gara da Lloret de Mar nella magnifica città catalana.
L'autodromo di Barcellona, non esisteva ancora e posso dire di averlo visto... nascere.
Era l'autunno del 1990, quando mi mandarono a Barcellona per la Corsa dei Campioni, che quell'anno Michelle Mouton organizzava nel parco del Montjuic.
Non interessava la gara in sè, ma il fatto che il lunedì la Toyota avrebbe fatto provare la sua vettura del mondiale rally ai giornalisti a fianco dei piloti ufficiali ed io dovevo fare le foto a Rancati, il giornalista di Rombo e ovviamente... speravo di fare un giro anch'io.
Eravamo invitati dalla casa giapponese ed eravamo ospiti in un magnifico albergo del centro; alla domenica sera, dovevo scegliere tra una cena con i più noti e anziani giornalisti che seguivano il mondiale rally e andarmene per i fatti miei in un famoso ristorante di Barcellona di cui avevo sempre sentito dire cose stupende; scelsi la seconda opzione.
Mi stavo preparando a gustare le specialità, quando una persona mi arrivò alle spalle chiudendomi gli occhi e dicendomi: "Vediamo se indovini chi sono".
La voce mi era nota, ma non riuscivo a capire chi fosse, anche perché era l'ultima persona che pensavo si potesse presentare in quel modo; era l'allora responsabile della FIA per i rapporti con la stampa, un italiano che nel giro quasi tutti odiavano.
Era lì a cenare assieme ad un fotografo americano che all'epoca era colui che teneva i rapporti fra la federazione e noi fotografi.
Mi invitò al tavolo con loro e mi disse: "Allora la voce è girata, sei qui anche tu per fare le prime foto...."
A quel punto non sapevo cosa dire, né cosa fare; di cosa stava parlando? Cercai di stare sul generico, facendolo parlare, fino a quando mi disse: "Non credo comunque che domani ci saranno molti fotografi, visto che tu lo sai e sei qui, ti dò un aiuto; vieni domani mattina alle 09,30 all' hotel... il nome ora non lo ricordo, così andiamo insieme a ispezionare l'autodromo, il tracciato è già completato e asfaltato".
Si trattava del nuovo Autodromo di Barcellona, di cui si era sentito parlare, ma non si sapeva nulla di concreto!
A questo punto il mio problema era riuscire ad abbinare le foto dell'autodromo con quelle dei test dei giornalisti con la Toyota.
Cenai con un certa apprensione e al termine corsi in albergo cercando Rancati (ah se ci fosserro già stati i telefonini); non trovandolo, gli lasciai un messaggio perché mi chiamasse appena fosse rientrato, cosa che fece.
Mi disse che l'autodromo aveva la precedenza e lui in qualche modo si sarebbe arrangiato; capivo che era giusto così, ma ci tenevo anche a fare un giretto sulla pista della Corsa dei Campioni con un pilota della Toyota.
La mattina successiva andai all'appuntamento e feci tutte le foto"esclusive" al nuovo tracciato per il GP Spagna di F1; mi fecero vedere tutta la pista, fermandoci ad ogni curva; io fotografavo e loro discutevano per le postazioni consentite o meno ai fotografi.
Finimmo poco prima delle 12,00; presi l'auto e tornai a tutta velocità al Montjuic.
Quando arrivai, i giornalisti non avevano ancora iniziato a girare, per cui riuscii a fare anche quelle foto e soprattutto fare due giri di pista al fianco di Armin Schwarz, il quale, per tenere fede alle sue abitutidi, con il giornalista che mi precedette... cappottò!!!
Rispetto al test con la Jaguar che avevo fatto a Imola, non rimasi particolarmente sorpreso da potenza, accelerazione e frenata, ma dalle sospensioni; c'erano salti e fossati, ma sull'auto sembrava di essere... in autostrada.
Dall'anno successivo l'autodromo divenne sede del GP di Spagna ed io ci andai ogni anno per il gran premio, ma non solo.
L'autodromo era molto bello, lo è tuttora, con strade di servizio che permettevano di girare con facilità; non si facevano foto particolarmente spettacolari, se non quando le tribune erano piene di gente, il che significa il giorno della gara e solo per la Formula 1.
In quegli anni girai vari alberghi, quasi tutti abbastanza scomodi in quanto vicino alla pista ce n'erano pochi, tutti cari e prenotatissimi.
Nel 1991 venni inviato a Barcellona per i primi test di Michael Andretti con la McLaren; fu l'unica volta che trovai posto nell'albergo che sorgeva poco distante dal circuito e fu anche l'unica volta che andai a Barcellona in aereo.
Oltre che per i GP mi recai spesso in Catalunya per i test invernali; fu in una di queste occasioni che venni informato da un mio amico fotografo francese che Colin McRae il giorno successivo avrebbe provato la nuova vettura per il mondiale rally lungo alcuni tratti di strada del Rally des Garrigues, che una gara francese valida per l'Europeo che si disputava tra Nimes, dove c'era la direzione gara, e Montpellier.
Avevo già fatto tutte le foto che mi servivano dei test, avvisai Rombo (metti caso che il giorno successivo fosse accaduto qualcosa di importante) e mi misi in macchina per raggiungere la presunta zona dei test.
Avevo fatto tre o quattro volte servizi in quel rally per cui conoscevo abbastanza bene le strade, ma era come cercare un ago in un pagliaio.
Presi una camera in un paese che ritenevo fosse nella posizione più favorevole per la ricerca del giorno successivo; chiesi se avevano visto qualche furgone di assistenza in giro, ma la risposta fu negativa.
Mi feci un programma per il giorno dopo includendo tutti i tratti di PS che conoscevo; feci colazione e partii; mi rendevo conto che era un'impresa quasi inpossibile, ma qualcosa mi diceva che ci sarei riuscito; girai tutta la mattina, chiedendo a bar o stazioni di rifornimento se avevano notato qualcosa; la risposta era sempre la stessa: NO.
Stavo per perdere le speranze, quando in una stradina di un paese dal quale partiva una delle PS che conoscevo notai un furgone "sospetto"; era parcheggiato, non c'era nessuno, ma dentro c'erano carte di inequivocabile origine rallistica.
Iniziai a percorrere la strada degli ipotetici test ed infatti dopo qualche chilometro trovai un'auto di traverso che sbarrava il passaggio; i test si svolgevano sempre in questo modo; veniva scelto un tratto di strada poco frequentato e senza accessi laterali; veniva chiuso usando due vetture che bloccavano il passaggio; ogni 15, 20 minuti i test venivano sospesi e venivano fatte passare le auto che nel frattempo erano arrivate; il tutto ovviamente senza alcun permesso!!!
Attesi pochi minuti e mi fecero passare; arrivai così al luogo dove avevano sistemato tutte le assistenze; appena mi videro non fecero certo salti di gioia; McRae che era una persona tutt'altro che affabile mandò qualche accidente e si allontanò; Grist, il navigatore, invece mi salutò, ma ni fece chiaramente capire che il mio arrivo non era... graditissimo.
Mi disse subito che non volevano foto "tecniche"; risposi che quello era un loro diritto, ma che era mio diritto fare le foto mentre provavano la vettura perché mi trovavo su una strada aperta al traffico e acconsentirono.
Dopo quialche minuto ricominciarono a girare ed io a fotografare; feci tre o quattro passaggi nei due sensi, cambiando posizione, poi all'improvviso, subito dopo che la vettura era passata dal punto in cui mi trovavo sentii una gran frenata e un urto violento; McRae era andato contro un terrapieno, dannegiando in modo notevole la vettura.
I meccanici corsero in auto sul luogo e quando io arrivai a piedi si schierarono impedendomi di fotografare in modo minaccioso; qualcuno tentò di strapparmi la macchina fotografica; intervenne Grist, che li calmò mi prese da parte e mi portò al loro quartier generale.
Mi offrì un caffé e mi chiese "per favore" di evitare di pubblicare foto che facessero capire dell'incidente; in cambio mi diede alcune loro imagini tecniche che erano in quel momento top secret.
Tutte le volte che negli anni succesivi incontrai Grist, mi salutò sempre con cordialità, McRae non accennò mai un saluto (non lo aveva mai fatto d'altra parte neppure prima di questo episodio).

Ultima modifica di goldsun; 03-09-2011 alle 13:04
Rispondi Con Citazione
  #69  
Vecchio 05-09-2011, 22:54
Nuovo iscritto
Data Registrazione: Jun 2011
Messaggi: 15
Predefinito

pensavo che McRae fosse un tipo gentile ed alla mano... da fuori certe cose non si capiscono! Meno male che c'era Grist!
Rispondi Con Citazione
  #70  
Vecchio 05-09-2011, 23:04
Utente storico
Data Registrazione: Dec 2009
Località: Bologna
Messaggi: 13.952
Predefinito

Quando uno muore viene sempre osannato e diventa un santo; è sempre così, in tutti i campi e infatti poi si dice muoino sempre i migliori; ma non è vero.
umanamente McRae era cordialmente odiato da tutti (inglesi esclusi) e, aggiungo io, giustamente, per scortesia e maledicazione.
Come lo era, tanto per fare un nome, Senna; campionissimo, non ci sono dubbi, ma molto problematico dal lato umano; poi ci fu l'incidente e tutti coloro che fino alla mattina ne dicevano peste e corna cominciarono a osannarlo!
Rispondi Con Citazione
  #71  
Vecchio 06-09-2011, 11:31
L'avatar di Frank
Supermoderatore
Data Registrazione: Dec 2010
Messaggi: 17.956
Predefinito

Quando ci sono test privati gli esterni non sono mai ben accetti secondo me...comunque sia McRae mi è sempre parso un tipo un po alla Raikkonen ma quella che faceva sopra le auto era un qualcosa di spettacolare. Purtroppo oggi certi tipi di guida non si vedono piu' i piloti sono molto "puliti" e tutto è reso piu' facile anche dalle vetture che si sono evolute per essere piu' veloci e piu' facili da guidare...
Rispondi Con Citazione
  #72  
Vecchio 30-09-2011, 19:30
Utente storico
Data Registrazione: Dec 2009
Località: Bologna
Messaggi: 13.952
Predefinito Capitolo 26

Capitolo 26
Le gare in Europa (Francia 2a parte)


Al Rally des Garrigues, rally Europeo a massimo coefficiente ci andai due o tre volte; la sede della gara era a Nimes e le prove speciali arrivavano fino ad oltre Montpellier nella zona pirenaica; era un rally tutto su asfalto, come quasi sempre in Francia, e tutto diurno; si disputava in due giorni; ci andai nei primi anni in cui avevamo la nostra agenzia ed essendoci molti iscritti facevamo sempre anche il servizio commerciale.
Un anno partii da Bologna con un collaboratore il martedì, (il rally si correva il venerdì ed il sabato) ed andai all'autodromo di Nogaro, una pista simile, come conformazione, al nostro Misano prima maniera.
A Nogaro il mercoledì erano in programma dei test di F3000 ed alcuni clienti ci avevano chiesto delle foto, per cui decidemmo di fare una trasferta unica.
Ricordo che il martedì notte ci fermammo a dormire a Tolosa e la mattina seguente ci dirigemmo all'autodromo (circe 150 Km), facemmo le foto e in serata tornammo a Nimes; il giovedì prendemmo tutti gli indirizzi alle verifiche; venerdì e sabato fotografammo ed entro mezzanotte eravamo tornarti a Bologna.
A Nogaro ci andai altre tre volte.
La prima fu in occasione di una gara dell'Europeo Turismo; era una delle prime gare internazionali che facevo ed ero ancora molto inesperto; arrivai in questo sperduto paesino; avevo letto da vari anni di questo piccolo autodromo, dove tradizionalmente si disputava la gara dell'Euroturismo; era tutto molto "casereccio"; la sala dove si prendevano i pass era... un tavolo su un prato con un ombrellone nel caso fosse arrivata la pioggia.
Arrivai senza prenotazione e trovai alloggio presso una famiglia indicatami dagli organizzatori, anche perché a Nogaro di alberghi... non ce n'erano.
La seconda volta invece ci andai in occasione di una gara di F3000, dopo che eravamo già passati a Rombo; c'era la necessità di fare tornare a Bologna almeno i rulli con le foto delle prove.
Fox, che era il re della F3000, andò a Nogaro in auto insieme ad un collega di un'altra agenzia; io presi un aereo il sabato mattina presto da Bologna per Parigi e poi per Pau, poi con un auto a noleggio arrivai a Nogaro; feci un po' di foto nel pomeriggio, presi tutti i rulli e alla sera ripartii per Bologna.
La terza trasferta a Nogaro fu in occasione di una delle finali Renault, di cui vi ho già parlato e, mi raccomando, credete a quanto leggerete; è tutto vero!!!
Ovviamente fu tutto organizzato dalla Renault ed arrivammo in aereo a Pau; ero già stato a Nogaro e mi chiedevo dove ci avrebbero portato a dormire non avendo mai visto alberghi nell'arco di vari chilometri e soprattutto conoscendo "il tipo" di alberghi che voleva la casa francese.
Come al solito il dirigente della Renault fece il misterioso con un sorrisino malizioso.
Dall'eroporto con quattro Espace ci dirigemmo verso l'ignota dimora per la notte.
Arrivammo in un vero castello, una cosa da "urlo".
Alla sera restammo nel castello e cenammo in modo superbo, dopo di che mi ritirai in camera; premetto che non credo ai fantasmi, né ho particolari timori se mi trovo in luoghi che possono ispirare particolari pensieri; ero sul letto e stavo leggendo Autosprint; all'improvviso sentii un vento gelido e il letto subì una forte scossa; rimasi esterefatto, mi guardai attorno, non riuscii a darmi spiegazioni e dopo un po' mi misi a dormire.
Il giorno dopo a colazione, ridendo, raccontai la cosa; non l'avessi mai fatto!! una signora, la moglie di un giornalista, terrorizzata dopo una notte insonne urlò al marito: "vedi che non mi sono inventata tutto, questa notte c'era un fantasma in camera nostra!!!"
I camerieri sorridevano sospetti; certo che non fu facile convincere anche le altre signore ed... alcuni signori a passare lì la seconda notte.
A Pau si disputa tuttora una gara cittadina in una pista che si può definire una piccola Montecarlo; ora ci corre il WTCC, allora era sede di una prova del campionato di F3000; era una gara che avevo sempre voluto vedere fin da quando ero piccolo; un anno, non ricordo il motivo, Fox dovette rinunciare e qundi andai io; in quegli anni la gara si disputava sempre, per tradizione, il lunedì per cui non c'era la necessità di fare rientrare i rulli in quanto il servizio e le foto venivano pubblicate la settimana successiva.
Ci andai in auto con un collega romano di un'altra agenzia; il viaggio era lungo, ma non c'era la fretta per il ritorno.
Accadde di tutto!
Fox, che in quel periiodo aveva già molti clienti in F3000, mi aveva dato tutte le indicazioni possibili sui gusti di ogni pilota in modo che facessi un bel servizio.
Io non ero mai stato a Pau, per cui mi fidavo delle indicazioni del collega romano per arrivare alla pista e soprattuto per trovare il parcheggio per la stampa e infatti... ci perdemmo e arrivammo che le prove erano già iniziate; si entrava attraverso un parco cittadino da dove con una scalinata si scendeva nella zona del paddock; c'era un ponticello che passava sopra la pista (esattamente la salita che c'è dopo il tornantone destro poco dopo la partenza); stavo passando in fretta e buttai l'occhio; da una feritoia tra le protezioni, si vedevano le vetture mentre salivano con a lato dei fiori; presi la macchina fotografica e scattai una serie di foto in verticale.
Quella foto, fatta per caso, a causa del mio ritardo, fu la foto d'apertuta del sevizio e tutti a dirmi: "Stupenda, ma dove l'hai fatta?", quando si dice i casi della vita.
In una pista cittadina come Pau ci sono posti da dove non ci si può muovere fino al termine del turno di prove; uno di questo posti era un tornantone in discesa nel parco molto bello anche perché era uno dei posti più in luce senza alberi o case.
Avevo fatto tutte le foto necessarie sia in dia che in negativo, mancavano più di dieci minuti al termine della sessione di prove per cui presi fuori dei filtri che avevo comprato da poco e feci varie foto; avevo il filtro explosion, che mostra nitidamente il centro dell'immagine (nel mio caso il casco del pilota con effetto esplosione per il resto) il filtro scia, che mostra nitidamente la parte anteriore dell'auto con la scia dietro.
Fu un successo incredibile, i piloti continuarono a ordinare posters per mesi ed io che prendevo in giro Fox: "Se preferiscono che vada io a fotografarli, dimmelo".
Le prove si disputavano alla domenica e alla sera fu sfiorato il dramma; erano circa le 18,00 e mi ero diretto alla macchina nel parcheggio dove stavo aspettando che arrivasse il collega che era con me; arrivò improvvisamente un temporale violentissimo, anzi una vera tromba d'aria; io ero dentro l'auto e cominciai a vedere gente piangente e sanguinante salire dalla zona del paddock.
Il finimondo durò una decina di minuti, dopo di che, non vedendo il mio collega scesi per cercarlo e per capire cosa era accaduto; la tromba d'aria aveva fatto cadere due grossi alberi ed alcune persone erano rimaste intrappolate di sotto; per fortuna ci furono solo dei feriti con qualche frattura; il collega lo trovai rifugiato in sala stampa e proprio appena lo ebbi individuato l'altoparlante si mise ad intimare a tutti di abbandonare la pista perché era probabile l'arrivo di un'altra tromba d'aria.
Non si sapeva se la gara si sarebbe disputata ed andammo a cena; il giorno dopo c'era un sole splendente e tutto si svolse regolarmente, tranne che per il mio collega che probabilmente a cena aveva mangiato qualcosa di avariato; dopo una notte sulla tazza del bagno, riuscì a malapena a fare qualche foto e ovviamente lasciò a me la guida per tutti i circa 1000 Km del viaggio di ritorno.
Rispondi Con Citazione
  #73  
Vecchio 01-10-2011, 18:01
Utente storico
Data Registrazione: Dec 2009
Località: Bologna
Messaggi: 13.952
Predefinito Capitolo 27

Capitolo 27
Le gare in Europa (Francia 3a parte)


Alla fine degli anni '80, venni mandato assieme a Guido Schittone, che a quei tempi era redattore di Autosprint, a fare un servizio al team Almeras che partecipava in forma privata al mondiale prototipi con la Porsche 962.
Andammo in aereo fino a Montpellier, dove venimmo ospitati alla sera con cena e albergo e il giorno dopo fummo trasportati in una pista privata nelle vicinanze; un vero e proprio autodromo privato dove non si disputavano gare, ma solo test.
Schittone doveva provare la vettura ed io fare il relativo servizio fotografico; i preparativi andarono per le lunghe e quando finalmente tutto fu pronto, si scatenò un violentissimo temporale; non c'era modo di rinviare al giorno successivo per cui Schittone si preparò per girare; non aveva mai guidato una simile vettura... figuriamoci in quelle condizioni meteorologiche.
Feci un servizio magnifico, ma demenziale... per incoscienza; quando tutto fu pronto, salii in macchina con Schittone per fotografarlo mentre era alla guida; il problema era che, a differenza di quando feci il giro sulla Jaguar a Imola, il sedile... non c'era!!!
Io ero in ginocchio di fianco a Guido; sì, andava molto piano, ma con il tempo che c'era era un attimo che perdesse il controllo e un attimo farsi male; gli Almeras erano molto perplessi, ma lasciarono fare.
Fatti due giri in queste condizioni, scesi e Guido iniziò a girare da solo; io dovevo fagli le foto, ma non c'era più luce; presi il flash e mi appostai praticamente in mezzo alla strada all'interno o all'esterno di varie curve e lui passava sfiorandomi (mi sembrava di essere un torero!!!)
Feci delle foto magnifiche (in redazione mi fecero i complimenti), ma, quando Schittone gli raccontò "come" le avevo fatte, tutti mi dissero che un pazzo incosciente.
Alla 24 ore di Le Mans ci sarò andato una decina di volte; la prima esperienza l'ebbi che ero ancora all'agenzia iniziale; fui mandato in auto insieme ad un altro collaboratore; il titolare ci avrebbe raggiunto il sabato mattina arrivando in aereo a Parigi e da lì in treno fino a Le Mans per poi ripartire all'alba di domenica con tutti rulli; io e l'altro collaboratore invece dovevamo restare fino al termine della gara e poi tornare con calma in auto.
A Le Mans non sono mai riuscito a dormire in un albergo, sempre in case private; fu così anche quella volta; c'era un ufficio nel centro della città dove ci avevano detto di chiedere e, considerando quello che mi capitò negli anni successivi, fui molto fortunato, perché, pur cercando pochi giorni prima della gara, trovammo una sistemazione in una casa vicinissima alla pista.
Dopo quella prima esperienza passarono almeno tre o quattro anni prima che ci tornassi, ma poi fino al 1995 non persi nessuna edizione; gli organizzatori di Le Mans erano spesso in conflitto con la FIA, a volte la loro gara era fuori dal Mondiale prototipi e comunque per molti anni non riconobbero i pass FIA.
Non so per quale motivo, ma a Le Mans, già dalla prima volta che ci andai gli organizzatori mi trattarono benissimo, dandomi tutti i pass possibili.
Il circuito della 24 ore, come molti di voi sapranno, è semipermanente; all'interno ci sono delle proprietà private nelle quali non si poteva accedere se non con dei pass speciali limitati.
All'interno di Mulsane c'era in circolo privato al quale si arrivava con una strada sterrata che era chiusa; ci si poteva arrivare solo con un pass speciale; così all'esterno della curva Indianapolis c'era il cortile di un'abitazione privata e anche lì ci voleva il permesso in più.
Come detto non ruscii mai a trovare una camera in albergo, nonostante prenotassi con vari mesi di anticipo; cambiai almeno quattro case diverse; coloro che ospitavano erano in generale molto cortesi e oltre alla camera era compresa la prima colazione.
Un anno avevamo come cliente la Peugeot che ci disse che avrebbe pensato alla sistemazione alberghiera; mi dicevo: "Finalmente un albergo!!".
Mi dissero che avrei trovato una busta con le indicazioni quando sarei andato a ritirate i pass; e infatti la busta c'era, ma l'indirizzo era quello dello scalo merci ferroviario; avevano alloggiato me ed altri fotografi e giornalisti in vagoni letto d'epoca!!!
Qualche volta, oltre alla 24 ore c'erano anche alcune gare di contorno che fecevano le prove il venerdì (giorno in cui le vetture della 24 ore non girano) e la gara il sabato mattina.
Almeno due volte ci fu la Renault, per cui ovviamente dovevo fare il servizio fotografico per la casa francese; c'era stata la riappacificazione con la FIA ed i pass del Mondiale Prototipi erano ritenuti validi, per cui a coloro che, come me, l'avevano non davano il loro.
Era già il sabato mattina, non avevo avuto alcun problema nei giorni precedenti e mi diressi alla fine del rettilineo per fare la partenza della gara Renault.
Le vetture erano già schierate, quando arrivò un commissario a controllare i pass e quando vide il mio della FIA disse che non era valido; alle mie proteste non rispose, chiamò due gendarmi e mi fece buttare fuori dal circuito.
Feci di corsa tutto il rettilineo (con tutta l'attrezzatura diventa... molto lungo) e rientrai dal cancello che c'era all'uscita della chicane che immetteva nel rettilineo.
Feci le foto, ma non avevo la partenza; andai subito in sala stampa a protestare molto animatamente con l'addetto, il quale si scusò, chiamando la postazione dei commissari.
Al pomeriggio alla partenza della 24 ore ritornai lì; c'erano tutti i fotografi miei colleghi che avevano saputo della cosa; tutti passarono davanti al commissario responsabile mostrandogli il pass FIA chiedendogli in tono chiaramente sarcastico nelle varie lingue: "Monsieur, è valido?"
Della 24 ore di Le Mans mi innamorai; mi piaceva enormente andarci; sia che fossi da solo o che andassi con qualche collega, la partenza avveniva da Bologna in aereo il martedì mattina; a Parigi prendevo un'auto a noleggio e andavo a Le Mans (circa due ore di autostrada); andavo subito a depositare i bagagli e poi ad accreditarmi; seguiva una prima visita nel paddock; altra cosa da fare al più presto era quella di procurarsi un armadietto dove riporre l'attrezzatura per non portare sempre tutto con sè; era una cosa urgente perché il locale era ben custodito da personale specializzato ma gli armadietti non erano sufficienti per tutti i fotografi.
La serata del martedì, a meno che non ci fosse qualche invito da parte di qualche sponsor, era dedicato ad una cenetta in qualche tipico ristorante della città vecchia.
Il mercoledì andavo al circuito alla ricerca di tutte le novità possibili, sia come auto che come piloti.
Alla sera c'erano le prime due sessioni di prove, dalle 19,00 alle 21,00 e poi dalle 22,00 alle 24,00; a Le Mans in giugno c'è luce fino a oltre le 22,00, per cui durante le prime due ore si facevano foto classiche nei punti più strategici, quelli meno raggiungibili durante la gara a causa del traffico, perché per arrivare in certe zone bisognava uscire dal circuito e fare dei veri viaggi.
Nelle seconde due ore il tipo di foto dipendeva dalle condizioni atmosferiche; se pioveva si facevano le classiche foto notturne con il treppiede, scattando con tempi lunghi per avere le scie degli stop o dei fari; si potevano fare da dietro stando all'uscita dell'ultima chicane, oppure di fronte posizionandosi al termine del rettilineo di partenza; nelle inquadrasture si potevano mostrare a scelta o i box o la tribuna illuminata; erano foto sempre d'effetto.
Se invece c'era il sole la foto più bella si faceva dall'interno dell'uscita della prima chicane quella subito dopo il curvone iniziale; il sole tramontava dietro alle tribune e con l'aiuto di qualche filtro l'effetto era sempre molto bello.
Al termine delle prove, prima di andare a dormire era necessaria una bella cena; nel centro della città i ristoranti erano tutti aperti; c'era solo l'imabarazzo della scelta.
Il tutto si ripeteva il giorno successivo andando nelle postazioni non visitate il giorno prima.
Il venerdì riposo assoluto, a meno che, come già detto, non ci fosero le prove di gare minori; la matinata era comunque libera e generalmente facevamo i turisti; alle 13,00 andavamo al circuito dove l'ACO (Automobile Club de l'Ouest) offriva sempre un pranzo ufficiale buono e abbondante.
Il giorno della gara, causa il traffico, bisognava recarsi per tempo al circuito (in quegli anni raramente ho visto la gara delle vetture storiche come si usa oggi).
A Le Mans, a differenza di quanto accadeva nei GP di F1, non c'erano tribunette per i fotografi alla prima curva; chi prima arrivava meglio si sistemava; tra colleghi ci si aiutava; uno andava a prendere il posto (anzi due posti) con due o tre ore di anticipo, un altro attendeva lo schieramento e fotografa... per due.
Fatta la partenza ci si avviava fino a Tetre Rouge, fermandosi a fotografare in vari punti, poi si ritornava indietro e si passava dall'altra parte della pista utilizzando il ponte che c'è dopo la prima chicane; passavano così le prime ore di gara ed era il momento di fare un primo giro in Pit Lane dove c'era sempre almeno il triplo delle persone che avrebbero dovuto esserci; gli spintoni, le litigate erano una prassi normale.
All'imbrunire di solito mi recavo alla chicane che c'era (ora la pista è stata variata) nel punto in cui inizia il circuito Bugatti (quello dove corre la Moto GP); mi mettevo di fronte riprendendo le vetture nella parte in discesa dopo il ponte Dunlop; le vetture più veloci avevano già i fari accesi; fotografando di fronte con un tele obiettivo (300mm o 500mm), sottoesponendo di proposito la pellicola e utilizzando il monopiede si ottenevano foto bellissime che sembravano notturne (bastava avere la pazienza di aspettare gruppi di vetture che avessero tutte i fari accesi!).
Successivamente era la volta della parte alta della tribuna principale (anche qui occorreva avere un pass particolare) da dove si potevano fare i cambi pilota e rifornimenti dall'alto eventualmente utilizzando il cavalletto per avere l'effetto mosso che è molto suggestivo.
Ulteriore passaggio in pit lane e infine, dopo un'immancabile cena nottutna e una doccia, qualche ora di sonno.
La mattina della domenica si ricercavano foto particolari d'ambiente (meccanici, spettatori o chiunque altro addormentato nelle pose più strane).
Nelle ultime ore si ritornava in Pit Lane per riprendere qualche eventuale ritiro drammatico degli ultimi minuti ed infine l'arrivo.
La partenza da Le Mans non è mai stata un problema; dormivo lì e partivo il lunedì mattina; fin che fotografai per Aurosprint, trovai sempre qualcuno che rientrava cui dare i rulli, dopo con Rombo il problema non c'era perchè era sufficiente consegnare il giorno successivo.
Un anno andai a Le Mans per una gara del Mondiale Kart che si disputava nel circuito che c'è all'interno di quello della 24 ore (ora mi sembra si chiami Circuit Alain Prost); Rombo voleva fare un servizio sulla gara essendoci molti italiani e avendo ripreso da poco ad occuparsi di kart; io quel fine settimana dovevo andare a Magny Cours per una gara del mondiale prototipi (ne parlerò nel prossimo capitolo); il sabato mattina all'alba presi l'auto e da Magny Cours andai a Le Mans (circa 300 Km di strada statale), feci le foto durante le prove, cercando di fotografare tutti i piloti più importanti e alla sera ritornai indietro per la gara della domenica a Magny Cours!!
Rispondi Con Citazione
  #74  
Vecchio 01-10-2011, 18:23
Utente storico
Data Registrazione: Dec 2009
Località: Bologna
Messaggi: 13.952
Predefinito Capitolo 28

Capitolo 28
Le gare in Europa (Francia 4 Parte)


All'Autodromo di Magny Cours ci andai 5 volte per il Gran Premio di Francia (dal 1991 al 1995) ed una per una prova del Mondiale Prototipi, la volta che, come vi ho già detto, il sabato feci un viaggetto a Le Mans per procurarmi delle immagini di una gara del mondiale kart; questa fu anche l'unica volta in cui ci andai in aereo, atterrando a Lione.
Avevo prenotato l'ultimo volo della domenica sera per arrivare a Bologna e consegnare i rulli che il giornale voleva avere il lunedì mattina prestissimo per motivi di impaginazione e il volo fu... annullato!
Ci fecero pernottare a Lione e ci imbarcarono sul primo volo del lunedì mattina.
A Magny Cours avevamo una sistemazione che tutti ci invidiavano.
La primavera precedente la prima edizione del GP, vennero organizzate delle prove di F3000 e ci andò Fox.
I colleghi francesi ci avevano avvertito che Magny Cours era una cattedrale nel deserto e che si rischiava di dovere dormire anche a oltre 50 chilometri dal circuito, per cui dicemmo a Fox di cercare una sistemazione anche per il Gp di F1 dell'estate.
Quando tornò ci rassicurò; appena giunto al borgo di Magny Cours, quattro case a 1 chilometro dalla pista, aveva chiesto alla prima persona che aveva incontrato dove si potevano trovare delle camere e quella signora aveva risposto: "Da me, ne ho due da affittare".
Andammo sempre lì tutte le volte; appena conoscevamo le date, le prenotavamo entrambe.
A parte i pochi eletti che trovavano sistemazione nell'albergo che poi fu costruito di fianco al circuito eravano di gran lunga quelli con la sistemazione più comoda e più a buon mercato.
In occasione del Gran Premio ci andai sempre in auto assieme a qualche collega o con un mio collaboratore; di solito non c'era la fretta per tornare, perché in qualche modo trovavamo sempre qualcuno che rientrava il sabato sera; un anno però fu tassativo tornare la domenica sera con le foto dei primi giri del GP.
Ci organizzammo di conseguenza; io andai in auto, come al solito assieme ad un collega di un'altra agenzia, mentre Fox venne in aereo arrivando a Parigi e prendendo un auto con la quale dopo i primi giri del premio sarebbe ripartito per prendere l'ultimo volo disponibile per Bologna.
Quando arrivammo a Magny Cours venimmo a sapere che era in corso uno sciopero dei camionisti e che la vertenza sindacale si stava inasprendo; il venerdì sera, recandoci ad una cena organizzata da uno sponsor ad una trentina di chilometri da Magny Cours, trovammo vari blocchi stradali e fu una vera avventura arrivare a destinazione.
Il sabato i quotidiani dicevano che tutte le autostrade attorno a Parigi erano bloccate; Autosprint rinunciò alle foto della partenza e fece rientrare le foto delle prove per non rischiare di restare a secco.
Rombo disse di non preoccuparci, che si sarebbe arrangiato anche lui con qualche foto del sabato, ma Fox non era d'accordo e disse: "io voglio provarci"
La domenica mattina, tramite la gendameria presente in autodromo, ci facemmo dare la situazione dettagliata dei posti di blocco (che però potevano cambiare di momento in momento), e Fox tracciò il percorso "teoricamente" libero per raggiungere l'aeroporto di Parigi.
Risultarono oltre 500 Km di strade provinciali (tutte le autostrade erano bloccate), con vari paesi o città da attraversare, da percorrere in 4 ore al massimo (arrivato in aeroporto c'era la consegna dell'auto, il check in...).
In Francia in quegli anni i controlli della velocità erano già molto rigidi e si rischiava di vedersi ritirare la patente sul posto.
Cercai di dissuadere Fox, ma lui non volle sentire ragioni; per quanto riguarda i limiti di velocità disse: "Con i problemi dei blocchi stradali figurati se domani si mettono a fare le multe per eccesso di velocità!"; dopo i primi dieci giri ci trovammo, gli consegnai i rulli e lui partì.
Dopo la gara mi rimisi in viaggio per il ritorno; restammo bloccati varie ore a Lione e riuscii ad uscire dall'ingorgo dirigendomi verso Sud e poi prendendo un stradina che ricordavo di avere percorso durante un rally; ero convinto che Fox non ce l'avesse fatta e solo per scrupolo, poco prima del confine, chiamai in redazione per avere notizie.
"Certo che è arrivato, puntualissimo" mi risposero e Rombo fu l'unico ad avere le foto dei primi giri; chiesi varie volte a Fox, come aveva fatto; cambiò sempre discorso....
Magny Cours era una pista di concezione moderna, ci si poteva nuovere tranquillamente, ma non riuscii mai a fare dei servizi particolarmente belli; erano sempre foto anonime.
Non c'erano alberghi, ma c'erano ottimi ristoranti per tutte le tasche.
Quando nel 1990, Cazzola acquistò Rombo doveva ricucire i rapporti con la FIA ed anche con tutta la stampa italiana; ero diventato il loro fotografo da qualche settimana, quando il direttore Magri mi telefonò e mi disse: "Uno di voi il prossimo fine settimana deve venire a Parigi; Cazzola ha noleggiato un Concorde e invitato tutta la stampa; ci imbarcheremo a Milano, voleremo a Parigi, dopo avere fatto una puntatina sull'Atlantico per raggiungere la velocità supersonica; a Parigi all'aeroporto ci sarà una conferenza stampa, poi una cena e il giorno dopo torneremo.
Andai in auto con Magri fino alla Malpensa; qui arrivarono tutti i giornalisti invitati e sulla pista c'era il Concorde ad attenderci, dovevo fotografare tutto e iniziai sulla pista durante l'imbarco; arrivò subito un poliziotto che voleva sequestrare la macchina fotogafica; l'equivoco fu subito chiarito e partimmo.
Il decollo fu normalissimo e infatti, mentre sorvolava l'Europa il Concorde aveva la stessa velocità di qualsiasi altro aereo; una volta sull'Atlantico raggiunse Mach 2 e qui l'effetto fu fantastico, perché ognuno era cosciente di essere in già in volo e l'aereo accelerò come se stesse partendo da fermo.
Venne poi servito il pranzo, tale e quale a quello dei normali voli di linea... ostriche, caviale, champagne ecc ecc.
La cosa più emozionante dal mio punto di vista fu l'ingresso nella cabina pilotaggio che potei fotografare; sbalorditiva!!!
Arrivati a Parigi ci fu la conferenza stampa in cui Cazzola presentò la nuova linea editoriale; parte degli invitati rientrò subito in Italia, Cazzola con il direttore andò alla FIA ed io e gli altri invitati fummo portati con un autobus superlusso dell'Air France all'albergo, splendido nel centro di Parigi.
L'appuntamento era alla sera per la cena; quando fummo tutti presenti Cazzola disse: "Vi ho portato qui in Concorde, siete alloggiati in uno splendido albergo, ora andiamo a cena... con la metropolitana e si avviò con andatura celere (da notare che c'erano signore in abito da sera... con i tacchi a spillo!!!)
La cena fu fantastica e all'uscita altra sorpresa: "la metropolitana a quest'ora è chiusa, i soldi sono finiti.. torniamo in albergo a piedi... sono solo 4 chilometri!!!
Qualcuno si prese un taxi, io... dovevo seguire il "capo" e mi feci la passeggiata.
All'Autodromo di Digione, quello del famoso duello Villeneuve-Arnoux, ci andai una volta per una gara di F3000.
Andai in auto insieme a Fox e ad un'altro fotografo di un'altra agenzia per tornare il sabato sera con i rulli delle prove; l'unico modo per tornare era il treno da Digione a Torino, dopo di che avevo una coincidenza per Bologna.
Riuscivo a dormire in aereo, in auto, in traghetto, ma non sono mai riuscito a chiudere occhio in treno e così fu anche quella volta.
Il treno era in orario, stava per arrivare a Torino; erano circa le sei del mattino ed io mi ero preparato per scendere; il treno si fermò a qualche chilometro dalla stazione e rimanemmo lì per oltre due ore!!! si era rotto il locomotore.
Quando finalmente arrivai a Torino, avevo perso la coincidenza ed era... iniziato uno sciopero delle ferrovie; non mi restò altro da fare che noleggiare un'auto per tornare a Bologna.
La pista di Digione era bella, ma in condizioni pietose e da quanto posso vedere anche adesso per televisione, nessun lavoro è stato ancora fatto.
A Chamonix si diputava una 24 ore sul ghiaccio; ci andai due o tre volte; era una kermesse, pazzesca con una moltitudine di gente; non correvano per 24 ore di seguito, era la manifestazione che durava 24 ore; iniziava il pomerriggio del sabato e finiva la domenica con gare anche di notte; si svolgevano varie manches, invertendo il senso di marcia del circuito, c'erano due piloti per ogni vettura che si alternavano; alcune manches erano brevi, altre lunghe con i cambi di guida come nelle gare di durata.
Il ricordo specifico che mi è rimasto è che i pass che ci venivano dati servivano solo per non pagare il biglietto; tutti potevano andare dappertutto con una confusione incredibile; più che una gara era una festa.
Rispondi Con Citazione
  #75  
Vecchio 04-10-2011, 21:59
Nuovo iscritto
Data Registrazione: Jun 2011
Messaggi: 15
Predefinito

Caspita quante gare che hai fatto! Non si può dire che tu ti sia annoiato... Ma non ti manca questa vita? Mi hai scritto che hai avuto problemi di salute ed hai dovuto smettere. Spero ora sia tutto ok, ora. Ciao
Rispondi Con Citazione
Rispondi

Strumenti Discussione

Regole di Scrittura
Tu non puoi inviare nuove discussioni
Tu non puoi inviare risposte
Tu non puoi inviare allegati
Tu non puoi modificare i tuoi messaggi

Il codice BB è Attivato
Le faccine sono Attivato
Il codice [IMG] è Attivato
Il codice HTML è Disattivato
Trackbacks are Attivato
Pingbacks are Attivato
Refbacks are Attivato

Vai al Forum


Tutti gli orari sono GMT +2. Adesso sono le 12:39.