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#1
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Non ho parole per esprimere cio' che penso della Ferrari, e dell'intoccabilità di Domenicali.
Sulle scelte sciagurate dell'anno scorso è stato scelto come capro espiatorio l'ing Costa, che Ross Brown e la Mercedes si sono accapparrati prontamente , tanto era incapace.... Strategie ai box scalcinate, è sempre colpa di qualcosa o qualcuno... Domenicali pensa che "...Vettel non è assolutamente un grande campione, ne deve fare di strada....", fino ad arrivare alle istruzioni dai box a Singapore....(conosco sufficientemente l'inglese per dare esattamente valore alla parola)... ![]() Dovrei controllare i dati anagrafici, forse Domenicali potrebbe avere l'età per esere figlio di Montezemolo...???
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#2
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Su questo argomento abbiamo dibattuto spesso in passato. I pareri sono vari, c'è chi accusa apertamente Domenicali per i risultati scadenti della scuderia, c'è chi invece mette l'accento su alcune lacune progettuali. Di certo la Ferrari non è più quella dei tempi di Todt e si sente la mancanza di una guida forte, ma lascio la parola agli altri utenti a tal proposito
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#3
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Personalmente, non amo particolarmente Domenicali (nel suo ruolo) perchè mi pare poco incline a prendere decisioni nette ed in tempi rapidi. Pensare invece che sia Domenicali quello a cui vanno addebitati gli errori nelle filosofie di progetto o di strategia è guardare il dito anzichè la luna...
Onestamente, l'unica scelta di Domenicali che mi sento di approvare è stata proprio la rimozione di Costa. Questo non perchè l'ingegnere fosse tecnicamente un incapace, ma perchè nella sua posizione (diversa da quella che aveva quando Brawn era in Ferrari), evidentemente non era stato capace di far "rendere" le persone, oppure di scegliere a chi dare mano libera (o mezzi, o strumenti), che è poi quello il ruolo di un direttore tecnico. Il mio sospetto (da anni) è che nel dipartimento F1 Ferrari ci sia gente dal grande potenziale, ma che sta "troppo bene come sta" e che ha fatto del para..lismo una filosofia. Perchè questi dovrebbero rischiare la reputazione con una figuraccia proponendo una monoposto "innovativa" ma a rischio di "flop" quando le risorse Ferrari permettono di mettere in pista una vettura raffinata ma convenzionale, quindi di adattarla alle migliori soluzioni viste in giro nel corso del campionato? Tornando alla "campagna acquisti" Mercedes, non è affatto dimostrato che Brawn e Costa siano stati gli artefici dei successi Ferrari, intesi come qualità superiori del mezzo meccanico, dove fu invece Rory Byrne ad avere un ruolo simile a quello di Newey per l'attuale RedBull. Senza una monoposto "indovinata", quindi vincente perchè sempre un passo avanti agli altri, e senza uno Schumacher dei tempi migliori (o il Vettel di oggi), può far poco anche Brawn alla Mercedes. Con Costa (e Willis) penso che non cambierà granchè, anzi, ci scommetto già. |
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#4
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Sicuramente c'è bisogno di una scossa alle squadra corse: non si può andare avanti così...
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#5
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Purtroppo i tecnici migliori costano e inoltre non è che ce siano molti.
Mi sentirei di dare una buona parte di colpa a Montezemolo che negli anni si è un po' seduto confermando persone che avevano dimostrato di avere limiti, almeno nei ruoli ricoperti. Ma il problema è: chi si poteva permettere di prendere? Certo che, tornando all'affermazione di tuner, che dice che la filosofia è quella di fare auto "adattabili" alle soluzioni trovate dagli altri... beh potrà servire a vincere qualche gara nella seconda parte della stagione, ma non certo i campionati. Purtroppo i tempi sono cambiati e senza test è difficile rincorrere in fretta.
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Gli sport motoristici: la mia passionaccia fin da piccolo |
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#6
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Probabilmente sei giovane e non sai che il team Ferrari F1 ha già vissuto dei periodacci. Ad esempio dal 1979 al 2000 non si è vinto un singolo titolo mondiale piloti (sebbene si abbiano avuti al volante campioni) e dal 1983 al 1999 nemmeno un campionato costruttori, che con le risorse Ferrari e senza le limitazioni di test che ci sono adesso è stata una cosa del tutto inconcepibile.
Quindi, purtroppo si può, altro che se si può.... |
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#7
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Credo che il problema sia stato il repentino addio di Todt, che se n'è andato senza aver disegnato un futuro nel team corse, insieme a tutta la elite che aveva vinto negli anni precedenti. Raccontaraono che si erano "tirati su in casa i nuovi", ma i fatti hanno dimostrato che questi "nuovi" non erano completamente pronti nè all'altezza di chi se n'era andato.
Diciamo che in Ferrari non brillano per "reattività", ma questa caratteristica di impiegare tempi biblici per cambiare è abbastanza tipica delle aziende italiane in genere. Nel "bel paese", quando le cose non funzionano, non sono i dirigenti a cambiare ma eventualmente i gregari. Spesso si "aggiungono" persone (tecnici), magari con una sovrapposizione di ruoli, ma guai a togliere i vertici, gente che nel 90% dei casi, oltre alle capacità proprie, è stata anche "fortemente" raccomandata da qualcuno che conta. C'è anche un lato positivo, in questo modus operandi (un po' sclerotizzato) ed è che se le cose girano per il verso giusto, allora si creano dei cicli positivi di vari anni. |
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#8
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La valutazione sulla scarsa apertura ai cambiamenti in tempi accettabili delle aziende italiane è assolutamente corretta e condivisibile. La Ferrari rappresenta appieno la mentalità italiana, pure in questo senso. L'altra volta era uscita una valutazione simile anche nella discussione del calcio: mai che siano i dirigenti a pagare per scelte assurde, pagano sempre i soliti e così è anche in altri settori.
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